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E’ al lumicino il terzo round di negoziati di pace tra Israele e Autorità Nazionale Palestinese. Dopo lo scadere, il 26 settembre scorso, della moratoria che lo Stato ebraico aveva imposto agli insediamenti dei coloni in Cisgiordania – stop che ha portato il gelo tra i plaestinesi - il primo ministro israeliano, Benyamin Netanyahu, nell’apertura della sessione invernale della Knesset (il parlamento di Israele, ndr) ha alzato la posta in gioco per riaprire la moratoria delle colonie: il riconoscimento palestinese di Israele come Stato degli ebrei.

 
Secco e immediato il no dell’Anp che ha ribadito: "La questione dell'ebraicità dello Stato non ha nulla a che fare con quella dei negoziati di pace”. La comunità internazionale, con le sue missioni in corso nell’area, rimane attonita e cerca di porre rimedio all’insorgere dell’ennesima complicazione: l'emissario della Casa Bianca in Medio Oriente, George Mitchell, e la rappresentante della politica estera Ue, Catherine Ashton, lavorano freneticamente per evitare la rottura. Gerusalemme, però, pare non gradisca troppe intrusioni esterne. Il ministro degli Esteri israeliano, Lieberman, è stato poco diplomatico con i suoi omologhi Miguel Moratinos (Spagna) e Bernard Kouchner (Francia), che cercavano di esplorare le possibilità di ripresa dei colloqui con i palestinesi, suggerendo: "Prima pensate a risolvere i vostri problemi in Europa, e poi tornate da noi e allora sarò forse disposto ad accettare i vostri consigli".


Intanto, riferiscono i media israeliani, fonti vicine all’Autorità palestinese, la leadership araba potrebbe lasciare ufficialmente il tavolo del negoziato già nei prossimi giorni.
 

Gli Stati Uniti, principali sponsor dei colloqui di pace, premono perché Israele estenda, almeno per due mesi, il blocco edilizio negli insediamenti, ma Netanyahu resiste, pressato com’è dall’interno, da una larga coalizione di destra con forti agganci nel movimento dei coloni.
 

Nel risiko dei colloqui di pace ci sono anche i problemi all'interno del mondo palestinese
: il movimento islamico Hamas, che governa a Gaza, non si è ancora riconciliato con Fatah, il partito del presidente dell’ANP Abu Mazen, al potere in Cisgiordania.
 

Il leader di Hamas, Khamed Meshaal, in esilio a Damasco, aspettava per il 20 ottobre una delegazione dell’ANP per parlare della riconciliazione. Da Ramallah, capitale della Cisgiordania, è arrivato un nuovo paletto: vediamoci in qualunque posto ma non nella capitale siriana.
   

“Pace entro un anno” aveva profetizzato il presidente americano, Obama, alla ripresa dei colloqui diretti tra israeliani e palestinesi
. Ma la situazione sembra evolversi nell’esatto contrario. In attesa della definitiva rottura dei negoziati, che Obama spera non arrivi prima della metà di novembre, quando negli Usa ci saranno le elezioni di medio termine, rimarremo sospesi a osservare le mosse e ad ascoltare le dichiarazioni delle due diplomazie che già si accusano a vicenda di non voler fare la pace. Sembra che in questo momento storico l’unico a volere un accordo tra Israele e palestinesi sia proprio Obama. Per ragioni di consenso politico.

di Angiola Bellu (21 ottobre 2010)

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Educati a odiarsi

 

 

Il Christian Peacemaker Team ha compiuto uno studio su come i testi scolastici israeliani e palestinesi contengano messaggi razzisti, tesi a perpetuare l'odio e preparare per il futuro umani che saranno macchine da guerra. I figli d’Israele imparano che nel loro Paese ci sono ebrei e non-ebrei: un settore ebraico e un settore non-ebraico, un’agricoltura ebraica e un’agricoltura non-ebraica, delle città ebraiche e delle città non-ebraiche. Chi sono questi non-ebrei, cosa fanno? Che aspetto hanno? E’ importante? Quando non sono chiamati non-ebrei, tutti questi altri che sono presenti nel Paese, sono chiamati globalmente arabi. La maggior parte dei testi palestinesi per i primi dieci anni di scuola non fa cenno ad alcuna presenza ebraica nell’antica terra d’Israele/Palestina, e non rappresenta lo stato di Israele sulle mappe moderne. Nei testi per l’11esimo anno di scuola pubblicati sotto l’amministrazione Abu Mazen si tratta brevemente della storia ebraica in Medio Oriente, e per la prima volta è apparso il nome “Israele”. Ma nei libri di testo pubblicati per il 12esimo anno di scuola su ispirazione del movimento islamista Hamas i miglioramenti sono immediatamente scomparsi. Gli ebrei vengono anzi equiparati a serpi assassine, e la lotta armata in nome della Palestina viene profusamente celebrata.

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