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L’Iran è una delle bestie nere dell’Occidente: la sua politica estera, la negazione dello stato di Israele - "l’Entità sionista" – la produzione nucleare, gli aiuti al terrorismo internazionale. Oggi, il caso di Sakineh Astiani riporta in primo piano l’altra faccia della bestia: la sua politica interna di odio verso l’universo femminile. Un regime assolutamente misogino, che in nome dell’Islam reprime, sevizia, violenta e, soprattutto, snatura. Shahrzad Sholeh, presidente delle donne democratiche iraniane in Italia, ci racconta fino a che punto quest’odio arda. Prova a spiegarci le logiche perverse che condannano comportamenti a cui lo stesso regime iraniano spinge le donne. Lo fa attraverso il simbolo di quest’odio: Sakineh.
Sakineh è una vittima del regime iraniano come tanti altri. Ci sono almeno altre 14 persone nelle sue stesse condizioni. Questo è il regime in vigore in Iran ormai da trent’anni. E la dittattura non vuole che si sappia cosa succede in Iran, anche se ora un po’ si vede.
Quando sono iniziate le lapidazioni?
Tutto è iniziato nel 1980. Fino ad oggi ci sono state 150 lapidazioni di uomini e donne.
Ora Sakineh non dovrebbe più rischiare la lapidazione.
Fino ad ora Sakineh non è stata lapidata solo perché c’è stata questa campagna internazionale, e noi iraniani chiediamo che continui. In questo modo, suo malgrado, il regime iraniano si trattiene un po’.
Come finirà la vicenda di Sakineh?
Nel 2003 c’è stata una campagna simile a quella che ora è in atto per Sakineh. Allora il regime iraniano annunciò la sospensione della lapidazione. Noi, comunità iraniana in esilio, abbiamo capito subito che era solo una mossa del regime e abbiamo supplicato la comunità internazionale di non interrompere le pressioni.
Perché non possiamo fidarci dell’annuncio di sospensione della lapidazione?
Noi sappiamo che il regime non cambia. Semplicemente non rinuncierà ad alcuno dei mezzi di repressione a sua disposizione: lapidazione, impiccagione di prigionieri politici e minori… se il regime cede, vuol dire che ammette che il popolo ha il potere di cambiarlo: impossibile. Nonostante ciò, la gente non ce la fa più. Le persone manifestano nelle strade e mettono in conto che verranno incarcerate, torturate, uccise.
Come vivono le donne del ceto medio e alto in Iran?
Sono riuscite con molto coraggio a studiare, ma anche se studiano, riescono a malapena a lavorare. L’80% delle donne riesce a laurearsi, tra mille difficoltà. Solo il 3% riesce a lavorare. Il regime cerca in tutti i modi di rispedirle a casa.
Che lavori fanno queste pochissime che riescono ad avere un impiego?
Fanno di tutto, ma non hanno ruoli di responsabilità. Per esempio: fanno gli avvocati ma non i giudici.
Avvocati donne che difendono le donne? Non avranno vita facile.
Nasrin Setudeh è un’avvocata delle donne. È in carcere, e da una settimana ha cominciato a fare lo sciopero della fame. Certo non è molto conosciuta in Occidente. Le donne riescono a muoversi e sono molto coraggiose.
Di sicuro questo coraggio non si può trovare in chi non ha alcuno strumento.
Certo. Le donne che provengono dai ceti poveri vengono spesso vendute dai genitori a uomini più grandi. Spesso vengono fatte prostituire dai mariti. Le cito il caso di una sedicenne che ha iniziato a prostituirsi perché non aveva niente. Aveva perso la madre e il padre si drogava. È stata impiccata in quanto prostituta. La vita in Iran ti porta a fare questo. Una donna mi raccontava di non avere niente da dare da mangiare ai suoi due figli. Mi diceva: “io devo prostituirmi”.
A che età ci si prostituisce?
L’età della prostituzione si è abbassata a 13 anni. Non era mai stato così.
Che valore ha la vita di una donna?
Nessun valore: quando un padre non ha niente da mangiare vende la figlia. Così molte donne sono state impiccate per aver ucciso il proprio marito: la differenza di età è enorme e spesso queste bambine vengono maltrattate e abusate dal marito e spesso da altri uomini.
Ma come sono possibili usanze di questo genere proibitissime dall’Islam?
E’ un doppio gioco. Dicono non puoi fare questo, non puoi fare quello, ma le donne vengono costantemente violentate in carcere. In nome dell’Islam fanno tutto quello che vogliono.
Un’ultima cosa: il figlio di Sakineh è stato arrestato. E’ vero che aveva chiesto asilo politico in Italia?
Certo. Lo ha chiesto lui e anche l’avvocato. Noi ci aspettavano che li arrestassero da un momento all’altro. Il figlio di Sakineh non parlava di politica, non parlava contro il regime. Difendeva solo la sua mamma. Tutt’e due – il figlio e il suo avvocato - hanno chiesto asilo politico. Una settimana fa l’avvocato ci ha detto: ‘ho molta paura, stanno preparando un dossier contro di noi’.
E ora che succede?
Ora di loro non sappiamo più niente. Intanto si stanno preparando a impiccare la madre.
di Angiola Bellu (14 ottobre)
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La lapidazione consiste nel prendere a sassate una persona interrata – fino al bacino un uomo, fino al seno una donna - finché non muore. Le pietre sono scelte con una certa cura: non devono essere eccessivamente grandi, per non provocare una morte immediata, né eccessivamente piccole affinché i colpi siano sufficientemente dolorosi. In Iran, dalla rivoluzione islamica di Khomeini, gli adulteri vengono puniti con la lapidazione. Nella stragrande maggioranza dei casi si lapidano donne. Resta difficile avere notizie di casi di lapidazione accaduti in zone remote, lontane dalle città. Nonostante la legge islamica preveda che chi riesce a fuggire dalla lapidazione debba essere graziato, sembra che questo non sempre accada, soprattutto se è la donna a riuscire a fuggire. Nel 1989, il giudice religioso responsabile di Qom, sentenziò: “I decreti religiosi prevedono che la donna sia lapidata sulla base di testimonianze. Anche se scappa nel bel mezzo dell’esecuzione, dove quindi essere ricatturata e lapidata a morte”.
Secondo il Consiglio Nazionale della Resistenza, organizzazione che raduna tutti gli oppositori al regime fondamentalista iraniano, la lapidazione è indispensabile al clero islamico per terrorizzare la popolazione.
