news
medio oriente
Cogliendo l'occasione dell'apertura del museo dell'Accademia d'Egitto a Roma, rinnovata nella sua prestigiosa sede di villa Borghese, il 23 settembre il presidente Hosni Mubarak è volato nella capitale italiana per la seconda volta a distanza di quattro mesi dal vertice italo-egiziano del 19 maggio scorso.
Una visita “mordi e fuggi” preceduta da un saluto ufficiale anche all'alleata tedesca Angela Merkel, il 22 settembre.
Ma l'agenda dell'anziano raìs, nell'ultimo mese, non ha visto solo appuntamenti europei, anzi: Mubarak ha partecipato all'inaugurazione del primo ciclo di colloqui diretti fra israeliani e palestinesi, a Washington il 2 settembre. Poi, ha accolto le due parti il 13 settembre nella località egiziana di Sharm El Sheikh, ormai polo diplomatico di caratura internazionale, per il secondo round di negoziati. L'attivismo del “faraone”, così Hosni Mubarak è chiamato dai concittadini-sudditi, non sfugge agli osservatori dello scenario egiziano, impegnati a seguire le sue mosse e quelle dell'entourage presidenziale anche in patria: non passa giorno senza che Mubarak visiti un sito industriale, un cantiere, una scuola, dando prova ostinata di buona salute, presenza di spirito, energia.
Per l'82enne pluridecorato generale dell'aviazione, infatti, la situazione è delicata. In gioco c'è non tanto il suo futuro politico - per ragioni anagrafiche ormai agli sgoccioli - ma quello del suo “clan” familiare e della classe dirigente arricchitasi insieme a lui negli ultimi 30 anni. Nell'arco di pochi mesi, due appuntamenti elettorali potrebbero segnare un cambiamento in Egitto: il voto per il rinnovo dell’Assemblea popolare, la Camera bassa del Parlamento egiziano, previsto per la prima settimana di novembre, e soprattutto le elezioni presidenziali della primavera 2011, ancora orfane di candidature ufficiali.
Non è ancora chiaro, infatti, se Mubarak si presenterà per il sesto mandato consecutivo alla guida della repubblica nordafricana. Per lui, le porte della presidenza si aprirono all'indomani della morte per l'assassinio di Anwar Sadat, di cui Mubarak era il vice, nell'ottobre del 1981, per mano di attentatori islamisti. Una circostanza mai del tutto chiarita. Segnalano i detrattori di Mubarak: il “faraone” non ha mai voluto nominare un vice presidente in tre decenni di “impero”. Ecco perché se ora Mubarak decidesse di rinunciare all'ennesimo incarico, non è ancora stato reso noto il nome di chi potrebbe assicurare una transizione indolore verso una nuova fase politica. L’argomento occupa le pagine della stampa indipendente nazionale e della regione dopo essere stato per anni un tabù: del resto, l’operazione subita dall’anziano presidente nella primavera di quest’anno (l’asportazione della cistifellea nell’istituto privato di Heidelberg in Germania, nella prima settimana di marzo, ndr) ne ha evidenziato la fragilità. Secondo indiscrezioni, Mubarak sarebbe affetto da un tumore in fase avanzata.
Al momento, il figlio minore, Gamal, 46 anni, non riscuote il consenso auspicato dal proprio “clan”. In particolare, secondo fonti accreditate al Cairo, ci sarebbe soprattutto la madre dietro l’ascesa politica di Gamal, broker a Londra fino all’inizio degli anni Duemila.
Rapidamente entrato nella segreteria del Partito nazionale democratico, Ndp, Gamal ne è diventato l’esponente di punta della nuova guardia, intenzionata a introdurre riforme democratiche e ad aprire il mercato egiziano agli investimenti stranieri. Per Mubarak junior, tra l'altro sempre più presente accanto al padre nelle visite alla Casa Bianca, il Parlamento ha modificato la Costituzione fino a cucirgli addosso il profilo di candidato presidente, sbarrando la strada a qualsiasi figura politica indipendente o rappresentante di un movimento religioso.
di Federica Zoja (7 ottobre 2010)
{ 0 Commenti }
Informativa privacy (art.13 D.Lgs. 196/03): il nome e l'indirizzo email che il visitatore conferisce non sono obbligatori al fine del presente servizio: se conferiti il nome e l'indirizzo e-mail vengono utilizzati esclusivamente per la gestione dei commenti da pubblicare nella bacheca. Le opinioni e i commenti nella bacheca e il nome in essa contenuti non saranno destinati ad altro scopo che alla loro pubblicazione nella bacheca. La diffusione dei dati del visitatore e di quelli rilevabili dai commenti inseriti deve intendersi direttamente attribuita all'iniziativa del visitatore medesimo; la Società garantisce che nessun altra ipotesi di trasmissione e/o diffuzoine degli stessi è prevista. In ogni caso il visitatore ha in ogni momento la possibilità di esercitare i diritti di cui all'art.7 D.Lgs. 196/03. Si invita il visitatore a prendere visione della versione integrale dell'informativa privacy.
E' l'outsider dell'opposizione egiziana: Mohammed El Baradei, ex direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia Atomica, Aiea, si è impegnato sulla scena politica come indipendente dall'inizio dell'anno, una volta andato in pensione dalla carriera internazionale. El Baradei divenne famoso in tutto il mondo per la sua opposizione alla guerra in Iraq nel 2003 quando guidava appunto l'Aiea. Il premio Nobel per la pace nel 2005 si trova di fatto impossibilitato a correre per la presidenza proprio perché non affiliato a un partito, a meno che non siano approvati prima della primavera emendamenti costituzionali che amplino i criteri per la designazione dei candidati.
Nella medesima impasse si trova anche la Fratellanza musulmana, unico vero movimento di opposizione al regime di Mubarak: i Fratelli sono ancora ufficialmente banditi dalla vita politica, benché presenti nell’Assemblea popolare con un blocco di 88 deputati eletti come indipendenti in altre liste, nel 2005. Hanno le carte in regola per esprimere un proprio candidato presidenziale alcuni partiti storici del panorama egiziano, laici, come Tagammu (Il raggruppamento), Al Wafd (La delegazione) e il partito nasserista. I minori, come Al Ghad (Il domani) e Al Karama (La dignità), sono confluiti nel Fronte nazionale per il cambiamento, fondato da El Baradei al suo rientro in Egitto a gennaio. Insieme stanno denunciando il rischio brogli per le prossime elezioni parlamentari e raccogliendo firme per chiedere una revisione del processo elettorale presidenziale. Al momento, comunque, l'opposizione nel suo insieme non ha deciso se boicottare oppure no il voto di novembre. E come al solito spende energie nel denunciare le magagne interne.
