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“Evèt", cioè "sì". I turchi hanno scelto e hanno ricevuto il sostegno dell’intera comunità internazionale. Obama ha telefonato al primo ministro Erdogan, e Bruxelles parla di “passo nella giusta direzione per adeguarsi ai criteri per l'adesione all'Ue comunità internazionale”. Sembra che la vittoria dei sì porterà a una Turchia più democratica ma anche più islamica: in Occidente suona come un paradosso. L’Evèt è stato appoggiato anche da figure di spicco della comunità intellettuale; tra queste non manca il premio Nobel per la letteratura, Orhan Pamuk.
La Turchia è un Paese dalle molte anime, crocevia di culture, religioni, etnie. L’Occidente ne è affascinato e spaventato. Per capire cosa significhi questo passo (vero o presunto) “verso l’Europa”, abbiamo parlato con Marta Ottaviani, reporter italiana che vive ad Istanbul da diversi anni e che ci ha raccontato nel suo libro “Mille e una Turchia” edito da Mursia, il complesso caleidoscopio turco, che contiene tradizione e modernità, oriente e occidente.
La Turchia dice "si" alla riforma costituzionale proposta dal capo del governo di centro destra Tayyip Erdogan. C’è chi dice che la vittoria del “sì” crea le condizioni per prevenire un nuovo colpo di stato. E’ vero? In che modo?
In realtà no perché l'esercito non era più da tempo nelle condizioni di fare un golpe. La popolarità dei militari oggi è ai minimi storici, il Paese è sovraesposto all'attenzione dei media, la società è cambiata. Chi conosce bene la realtà turca sa benissimo che si trattava di un'ipotesi remota, almeno con i metodi diciamo “tradizionali”.
Chi ha boicottato il referendum e perché?
E’ stato boicottato da una parte del popolo curdo che ha dato retta alle direttive del Pkk e per la quale le riforme promosse dal governo per la minoranza non sono sufficienti.
Questo referendum pare avvicini di più la Turchia all’Europa. Non è troppo presto per dirlo?
E' un passo. Ma i passi da fare sono ancora tanti. La Costituzione - così com’è - è incompleta; c'è il problema delle minoranze religiose e in sede europea scogli enormi come il noto “Nodo Cipro”.
Visto da Occidente, pare che col risultato di questo referendum non ci sia scollamento tra la maggior parte della popolazione e il potere politico. E’ così?
Sembrerebbe che Erdogan abbia riconquistato le posizioni perse dopo le amministrative del 2009, quando il suo partito arrivò al minimo storico. Come sempre parte del merito è suo e parte è dell'opposizione che non ha ancora capito come contrastarlo.
In che modo questo questa vittoria è vissuta dai Paesi islamici amici?
Erdogan è da sempre un modello di riferimento per i Paesi mediorientali, un alleato su cui fare sempre più conto per Paesi critici come l'Iran.
Può cambiare gli equilibri geopolitici dell Turchia?
Mi pare che la Turchia abbia già cambiato i suoi orientamenti geopolitici a sufficienza negli ultimi tempi, spero se ne siano accorti anche ad Ankara e a Bruxelles
L’esercito era (è? lo è stato e non lo sarà più?) la garanzia dalla laicità voluta dal padre della patria Ataturk. Casa succede ora?
Succede che l'esercito dovrà trovare una nuova dialettica con il governo. E ci dobbiamo aspettare che la magistratura non avrà più qulla connotazione strettamente laica che l'ha caratterizzata fino a questo momento.
In Occidente ‘laicità’ significa anche maggiore democrazia e – in qualche modo – anche riformismo e progressismo. E’ strano pensare che la laicità dello Stato sia difesa da un apparato che - quando ha un certo potere politco - non è né progressista né riformista. Mi puoi spiegare come funziona in Turchia?
Più che laicità, in Turchia, c'è laicismo. Sembra la stessa cosa ma non lo è. “Laicità” in Turchia significa evitare che un modo diverso di concepire lo stato, più marcatamente religioso, prenda il sopravvento.
Questo referendum pone davvero le basi per una maggior attenzione alle donne e una loro maggior partecipazione alla vita politica del Paese?
Teoricamente sì. Nella pratica bisogna vedere come verrà applicato.
Insomma… Sono tutti entusiasti del risultato di questo referendum: dall’America all’Europa arrivano attestati di stima e auguri. Mi viene da chiederti: dov’è la fregatura?
Lo vedremo nei prossimi anni se sia stata una vera fregatura o meno. La cosa più importante è che se ne renda conto per primo il popolo turco.
di Angiola Bellu (16 settembre 2010)
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La riforma, votata con il referendum del 12 settembre 2010, intacca e ridimensiona i due poteri fino ad ora intoccabili: l’esercito e la magistratura. L'esercito, tutore dello stato laico e nazionalista, non doveva rispondere neanche alla giustizia ordinaria. Da oggi un tribunale civile potrà condannare un militare per crimini commessi nell'esercizio delle sue funzioni.
Per quanto riguarda la magistratura, grazie al referendum, i membri della Corte Suprema perderanno la loro carica vitalizia e potranno essere rinominati o rimossi ogni 12 anni. Varierà il numero dei magistrati del Consiglio Supremo della Giustizia e della Corte Suprema, e le nuove toghe saranno nominate dal Parlamento e dal Presidente della Repubblica.
Inoltre la riforma garantisce molti diritti democratici: quelli alla privacy, allo sciopero, a usufruire di un tribunale per i diritti del cittadino e a ricorrere individualmente alla Corte Suprema.
Non si parla però di abolire il reato di ‘lesa turchità’, per cui sarà ancora reato parlare del genocidio degli armeni.
