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Terrorismo islamico e guerra civile infiammano il Paese mediorientale
È lo Yemen il nuovo paradiso del terrorismo islamico legato all'organizzazione internazionale Al Qa'ida. Secondo un rapporto dell'Agenzia centrale americana per la sicurezza nazionale (Cia), pubblicato recentemente sul quotidiano The Washington Post, il numero uno della rete islamista, Osama Bin Laden, sarebbe nascosto proprio nella tormentata repubblica araba e non, come ritenuto per lungo tempo, in Pakistan.
In Yemen, in particolare, la sigla all'ombra della quale agiscono gli islamisti armati è Al Qa'ida nella Penisola arabica, Aqpa, nata nel 2009 per riunificare la galassia terroristica di matrice religiosa.
L'allarme dei servizi segreti statunitensi, secondo la testata giornalistica, sarebbe tale da spingere l'amministrazione di Barack Obama a intensificare le operazioni antiterroristiche in sostegno del governo di Sana'a. La caccia ai vertici di Al Qa'ida in Pakistan, sostiene la Casa bianca, ha sortito risultati soddisfacenti, nonostante il territorio disagiato, grazie all'impiego di droni, ovvero aerei militari senza pilota a bordo: per questo si starebbe valutando la medesima strategia per lo Yemen, caratterizzato da aree montuose e distese desertiche.
Ma la giovane Repubblica Unita dello Yemen (nata "solo" nel 1990), ignorata dalla stampa e dall'opinione pubblica internazionali, ha più di un motivo di preoccupazione. Non solo per le infiltrazioni ormai accertate di terroristi islamici di esperienza, come il saudita Said al Shihri, che si nasconderebbe sul confine con il Regno dei Sa'ud, ma anche per il protrarsi degli scontri fra il governo di Sana'a e le milizie dei ribelli sciiti Huti nel nord del Paese, da un lato, e i separatisti del Movimento sudista (Sm), dall'altro.
Nelle aree settentrionali di Sa'ada e Amran, dopo un anno di relativa calma, la violenza anti-governativa è riesplosa nell'estate del 2009, in un crescendo continuo che il governo centrale non è ancora riuscito a fermare.
Su diversi fronti la posizione geopolitica di Sana'a è più che mai delicata: solo il Golfo di Aden separa il Paese dai teatri di guerra del Corno d’Africa, quello somalo e sudanese; infine, in una prospettiva più ampia, la Repubblica yemenita riflette in piccolo l’acuirsi delle tensioni interne al mondo musulmano, fra l’Islàm sunnita, maggioritario, e quello sciita.
Per queste ragioni, il governo centrale yemenita, alleato di Washington, potrebbe dare il via libera a un intervento militare americano articolato (forze speciali statunitensi curano già l'addestramento dell'esercito yemenita e, secondo la stampa araba, sarebbero già operative sul territorio, ndr), prima che il territorio sfugga ad ogni controllo. E prima che la comunità internazionale punti i riflettori su quanto sta accadendo nelle aree ribelli, spingendo per l'apertura di corridoi umanitari regolari per migliaia di sfollati: solo in modo sporadico, in questi mesi, Croce Rossa Internazionale e Medici senza frontiere hanno raggiunto i feriti con derrate alimentari e medicine.
Un segnale incoraggiante giunge dal Fondo monetario internazionale (Fmi), con lo stanziamento di un credito di 369,8 milioni di dollari, di cui circa 53 subito disponibili, finalizzato al processo di riforma economica intrapreso dal Paese.
Dipendente quasi integralmente dall'export di petrolio, Sana'a intende stabilizzare e diversificare il quadro macroeconomico nazionale, risanare le finanze pubbliche e sviluppare l'agricoltura.
di Federica Zoja (9 settembre 2010)
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Minoranza sciita in terra sunnita, gli Huti prendono il loro nome da Hussein al Huti, leader del movimento sollevatosi contro il governo centrale di Sana'a nel 2004. Il fondatore è deceduto nel settembre del medesimo anno, durante violenti scontri con l'esercito regolare. Attualmente il numero uno è Abdel Malik Al Huti, nipote di Hussein. Gli Huti, concentrati nell'area settentrionale del Paese e appartenenti alla corrente islamica sciita zayda, rivendicano la libertà di culto, sostenendo di essere perseguitati. Il sostegno ricevuto dal baluardo dell'Islàm sciita, Teheran, rende la minoranza zayda ancora più sospetta agli occhi dalla maggioranza sunnita. Dimenticati da Sana'a nella programmazione economico-sociale di sviluppo del Paese fin dagli anni '90, gli Huti chiedono riforme e infrastrutture nella regione da loro abitata. In sei anni di conflitto, il governo non ha mostrato alcuna intenzione di trattare con il gruppo ribelle.
