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Cittadini della Striscia di Gaza allo stremo. Silenziosamente, tra un affondo israeliano, il voltafaccia dei vicini arabi e la fallimentare politica interna, la situazione diventa sempre più drammatica. Volevo farmi raccontare le novità da chi vive nella Striscia e ho inseguito a lungo Safwat Kahlout, interprete e giornalista di Gaza City: è stato impossibile incontrarci in rete perché da lui non c’è quasi mai corrente elettrica.  Così, finalmente, ci sentiamo via cellulare…

 

Mi hai detto che hai la corrente elettrica solo per sei ore al giorno. Come mai?

C’è un problema tra il governo di Ramallah e quello di Gaza. Un malinteso interno tra  Hamas e Fatah (vedi Box).

 

Poi spiegarmi meglio la faccenda?

Alla striscia di Gaza servono circa 250MW di elettricità. Metà gliela vende Israele. Il resto dovrebbe produrlo la centrale elettrica della Striscia (distrutta nel 2006 da un bombardamento israeliano) grazie a un carburante speciale che dobbiamo importare: bisogna però pagarlo agli israeliani che poi lo fanno entrare. Un anno fa gli israeliani hanno bloccato questo giro e l’Unione europea ha pagato il gasolio a Salam Fayyad, il primo ministro del governo di Ramallah. Ramallah però non manda il gasolio perché ritiene di aver già pagato abbastanza l’elettricità che viene direttamente da Israele.

 

È incredibile che questo ennesimo problema sia complicato dai rapporti interni tra palestinesi. Ma gli abitanti di Gaza come giudicano Hamas oggi?

Dopo anni di assedio, di mancanza di tutto, sono abbastanza saggi per capire che non è solo responsabilità di Hamas: la stessa comunità internazionale non ha rispettato i risultati delle elezioni del 2006 e ha partecipato all’assedio di Gaza. La popolarità di Hamas è comunque molto ridotta rispetto a prima.

 

Il mondo arabo non è stato molto solidale, non solo Israele sigilla le frontiere con la Striscia, anche l’Egitto non le spalanca le porte.

Purtroppo l’Egitto e tanti altri Paesi arabi non vogliono che il governo di Hamas riesca ad amministrare Gaza con successo perché applicare le sue regole fuori potrebbe cambiare gli equilibri del mondo arabo.

 

Perché Hamas farebbe così paura?

La corruzione in tutto il mondo arabo è altissima, la disoccupazione anche. I regimi arabi rubano i poteri naturali al popolo che nella sua maggioranza soffre. Non si vuole un regime che abbia come obiettivo la qualità della vita dei cittadini. Sarebbe un esempio pericoloso.

 

Ritieni che se Hamas fosse libero di governare farebbe bene?

Se avessero avuto occasione di governare credo che avrebbero avuto gran successo nella Striscia. Hamas è conosciuto come un movimento dalle mani pulite. Avrebbe potuto dare impluso all’economia e quindi migliorare la vita dei palestinesi.

 

C’è una parte delle popolazione che vive bene?

Non più del 10%. Non sono ricchi, stanno bene. Guadagnano mille dollari al mese.

 

Non sembra male per gli standard dei paesi arabi.

Qui i prezzi sono quasi come quelli europei. Un litro di benzina costa 1,70 euro.

 

Come si fa a comprarla?

Grazie al contrabbando dai tunnel con l’Egitto. La benzina egiziana ci costa circa 30 centesimi.

 

E il resto delle popolazione come vive?

Il settanta per cento non può andare a lavorare in Israele, i pescatori non possono pescare perché Israele ha ridotto il permesso di uscire in mare da 20 miglia a due. Se fai un giro la mattina nelle strade della Striscia, vedi centri di distribuzione del cibo dell’Onu, o di Ong internazionali, con lunghissime file di cittadini che aspettano di avere i pacchetti di aiuti. Per fortuna la verdura qui costa molto poco. Sono pochi quelli che mangiano il pesce e la carne, il pollo si mangia una o due volte al mese.

 

Ci sono movimenti di protesta nei confronti di questa situazione?

Stai scherzando! Si rischia la vita. Il governo di Gaza non permette nessuna manifestazione non autorizzata. Hamas si sente in pericolo, ha paura che qualcuno aspetti il momento giusto per vendicarsi di questa situazione.

 

Periodicamente Israele promuove a livello internazionale la causa del soldato Gilad Shalit prigioniero di Hamas da 4 anni.

A Gaza non frega molto che lui torni a casa o meno. È un soldato fatto prigioniero durante un bombardamento contro la Striscia. Era uno che faceva i raid. Qui tutta questa solidarietà la considerano una delle “stronzate” della Comunità internazionale. Nelle guerre ci sono regole. Hamas vuole usare il prigioniero per far liberare dalle carceri israeliane prigionieri palestinesi, tra cui intellettuali, donne e bambini.

 

Il caso Shalit mostra un Israele dal volto umano. Non è stato lo stesso con la strage alla Freedom Flotilla.

In quell’occasione Israele ha mostrato al mondo la sua brutta faccia. Da 62 anni uccide palestinesi e poi dice che erano terroristi. Erano bravi a mostrarsi come vittime e mostrare le vittime come aggressori. Stavolta l’hanno fatto con stranieri di varie nazionalità, compresa la Turchia che era amica di Israele. Ormai tutto il mondo chiede di togliere l’assedio a Gaza

di Angiola Bellu (1 luglio 2010)

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Il conflitto Hamas - Fatah

Il movimento radicale palestinese Hamas vince, tanto inaspettatamente quanto democraticamente (a detta degli osservatori internazionali) le elezioni politiche  palestinesi del 2006. Israele, gli Stati Uniti, l'Unione Europea, molte nazioni occidentali e alcuni Paesi arabi impongono sanzioni al governo palestinese, promettendo di abolirle se Hamas avesse riconosciuto Israele e accettato gli accordi stipulati dallo sconfitto regime di al-Fatah. Hamas non accetta e crescono le tensioni fra le due fazioni palestinesi che non riescono a raggiungere un accordo per spartirsi il potere. La convocazione di elezioni anticipate da parte del presidente Abu Mazen di al-Fatah viene vista da Hamas come un tentativo di golpe e inizia l’esclation delle violenze tra le due fazioni che provoca una sorta di guerra civile. Molti "cessate il fuoco" falliscono. A giugno 2007 Hamas prende il controllo del nord della Striscia di Gaza, dichiarandola una "area militare chiusa" e chiedendo che tutti, incluse le forze militari di al-Fatah, consegnassero le proprie. Il governo israeliano chiude tutti i check-point sui confini con Gaza. Gli attacchi di uomini di Hamas contro le forze di sicurezza del Fatah nella Striscia di Gaza provocano una reazione di uomini del Fatah in Cisgiordania, dove attaccano il parlamento controllato da Hamas a Ramallah. Il 14 giugno 2007 il Presidente palestinese Abu Mazen annuncia la dissoluzione del governo di unità e dichiara lo stato di emergenza. Il Primo Ministro di Hamas  Haniya viene licenziato e Abu Mazen decide di governare Gaza e la Cisgiordania per decreto presidenziale. Il portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhuri risponde che la decisione di Abu Mazen è  "in parole spicce... inutile", affermando che Haniya "rimane a capo del governo anche se questo è stato sciolto dal presidente" creando così un nuovo Governo della Striscia di Gaza.

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