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'The Indipendent' pubblica un'intervista in cui un comandante israeliano ammette: "Durante l'operazione anche i civili nel mirino"

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"Riscrivemmo le regole di ingaggio per Gaza". Nuova, fondamentale breccia nel muro di silenzio dell'esercito israeliano sull'operazione 'Piombo Fuso' che devastò la Striscia di Gaza dal 27 dicembre del 2008 al 18 gennaio 2009. A parlare uno dei comandanti israeliani che spiega come la regola secondo cui si colpisce un nemico solo se è armato e intenzionato a combattere, non poteva essere applicata in quella azione. La decisione era stata presa per evitare quello che era successo in Libano nel 2006, quando 119 soldati rimasero vittima dei combattimenti. L'alto ufficiale spiega che è troppo complicato in una situazione come quella di Gaza capire se la persona che hai di fronte sia un civile o un miliziano. L'ordine era salvaguardare la vita prima dei soldati e solo in un secondo momento pensare ai civili. E da questo punto di vista la teoria ha funzionato: durante il conflitto nella Striscia persero la vita 1400 palestinesi a fronte di 13 soldati israeliani uccisi.


La testimonianza dell'ufficiale è stata rivelata mercoledì dal giornale britannico 'The Independent', anche se la confessione è stata fatta 5 mesi fa a un giornalista del più importante quotidiano israeliano 'Yediot Ahronot', che non ha chiarito perché la lunga intervista sia rimasta nel cassetto del direttore.
Anche l'esercito israeliano si è rifiutato di commentare le ultime rivelazioni e ha ribadito che nel corso dell'operazione i suoi militari hanno agito nel rispetto delle leggi internazionali evitando attacchi sulla popolazione civile.


Ma un altro soldato in forza nel Quartiere Generale israeliano ha raccontato a 'The Indipendent' che nei giorni del conflitto si era abbandonata anche la regola degli omicidi mirati. In sostanza si è preferito non utilizzare le informazioni di intelligence per identificare un terrorista ma, testualmente, "prima si sparava e poi si capiva se l'uomo colpito fosse o meno armato". Il concetto era sparare su ogni cosa si muovesse. "Non mi era mai successo di dover tutelare la vita dei miei commilitoni a scapito dei civili prima di questa operazione", ha detto il soldato.


Venerdì scorso intanto il ministero degli Esteri israeliano per la prima volta ha ammesso l'uso del fosforo bianco. La rivelazione è contenuta in un documento inviato alle Nazioni Unite in risposta al Rapporto Goldstone (vedi box). Secondo Israele, però, l'uso della micidiale arma chimica è avvenuto solo tre giorni prima della fine delle operazioni militari, il 15 gennaio, e solo per creare una cortina di fumo per nascondere i propri soldati dai miliziani palestinesi. Anche se pochi giorni fa lo stesso esercito ha 'redarguito' due suoi ufficiali che hanno abusato della propria autorità, usando bombe al fosforo che hanno messo in grave pericolo le popolazioni civili. 


Alla luce di tutte queste recentissime rivelazioni appare quindi quanto meno improvvida la frase del presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi detta durante la sua visita di stato in Israele: il premier ha definito 'giusta' l'operazione 'Piombo Fuso' davanti alla Knesset, il Parlamento israeliano. Frase che improvvisamente è sparita dalla trascrizione del discorso di Berlusconi nel sito del governo italiano. L'attacco più duro alle sue parole è arrivato dall'Iran: "difendere quella guerra significa calpestare i cadaveri dei 1.400 civili palestinesi uccisi" recita una nota ufficiale della televisione di stato di Teheran.


Poco dopo lo stesso Berlusconi è andato a Betlemme per incontrare Abu Mazen, leader dei palestinesi. Nella successiva conferenza stampa il premier italiano ha cercato di riparare, accostando le vittime civili di Gaza a quelle dell'Olocausto. Interrogato dai giornalisti sull'impressione che gli ha fatto il muro di Israele alto 8 metri e munito di fortificazioni, Berlusconi ha detto di non averlo notato."Prendevo appunti e non ci ho fatto caso", si è giustificato.

di Francesco Bianco

{ 7 Commenti }

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Alessandra Pigni ha scritto:
2010-02-05 23:03:58
Interrogato dai giornalisti sull'impressione che gli ha fatto il muro di Israele alto 8 metri e munito di fortificazioni, Berlusconi ha detto di non averlo notato."Prendevo appunti e non ci ho fatto caso", si è giustificato. Con le sue stesse parole Silvio ha fatto notare almeno due cose: la prima è quanto sia scomodo quel muro nei rapporti con Israele, quindi meglio far finta di non vederlo. Secondo: il vecchio Silvio ha mostrato quanta attenzione lui riesca ad avere per l'essenziale, per le questioni davvero importanti. Lui era lì e non l'ha visto, per chi volesse vederlo in foto un rimando per ricordarci com'è Betlemme oggi http://web.mac.com/alexapigni/iWeb/Site/Betlemme.html
Ahmed Arafa ha scritto:
2010-02-06 17:22:22
Belle foto Alessandra! Per passare quel muro bisogno entrare da un cancello grandissimo. Come non l'ha visto?
Elisa ha scritto:
2010-02-06 17:27:58
Appunto: ha detto di non averlo visto per non criticare troppo Israele. Bisogna avere equilibrio. Ma l'avete letto l'articolo? Ha paragonato la morte dei civili a Gaza a quelli dell'Olocausto. Non mi sembra poco.
Carlo ha scritto:
2010-02-06 18:33:52
Ragazzi tutto vero! Ma non c'è soluzione. Si odiano troppo. Qualsiasi intervento esterno è inutile. Forse solo gli americani possono fare qualcosa, ma secondo me i palestinesi tornerebbero a fare gli attentati. I muri non piacciono neanche a me, ma da quando ci sono c'è stato uno stop agli attentati.
Anna ha scritto:
2010-02-06 19:02:58
E' proprio vero: tutto cambia, niente cambia. La politica estera italiana resta ambigua, come ai tempi della Dc. Ma basta dare il contentino a tutti per essere uomini di pace?
IL RAPPORTO GOLDSTONE

In seguito alle accuse mosse da diversi organismi internazionali sull'operazione 'Piombo Fuso', le Nazioni Unite hanno istituito una missione di accertamento dei fatti diretta dal giudice Richard Goldstone, che conclusi i lavori, ha stilato una relazione di 575 pagine.
Il rapporto Goldstone è stato approvato dal Consiglio dei diritti umani dell'Onu con 25 voti a favore, 6 contrari, tra cui Usa e Italia, 11 astenuti e 5 non votanti, tra cui Francia e Gran Bretagna. Il voto di per sé invita semplicemente il Consiglio di Sicurezza Onu a trasferire la competenza sui crimini compiuti da Israele e Hamas alla Corte Criminale Internazionale dell'Aja, qualora entro sei mesi le due parti in conflitto nell'operazione Piombo Fuso dello scorso dicembre non abbiamo portato a termine indagini indipendenti e interne sulle accuse di crimini di guerra e contro l'umanità.
Il governo israeliano non ha voluto cooperare all'indagine voluta dal Palazzo di Vetro.
Il rapporto accusa sia il governo israeliano sia il movimento palestinese di Hamas di crimini di guerra.
Secondo la relazione il governo di Gerusalemme ha più volte violato il diritto internazionale: si va dall'uso sproporzionato della forza militare all’impiego, accertato per mezzo di prove e testimonianze, delle bombe al fosforo bianco vietate dalle convenzioni internazionali. Ancora, distruzione di case e ospedali e uso di civili come scudi umani per fermare il lancio dei razzi dei militanti palestinesi, che sono stati a loro volta accusati di crimini contro l'umanità per gli 8 mila razzi lanciati in territorio israeliano dal 2001.

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