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Tra i più ricchi e tecnologiacamente avanzati Paesi del mondo, l’Arabia Saudita è anche tra quelli in cui le contraddizioni tra modernità e tradizione oscurantista appaiono più manifeste. I milioni di dollari che entrano nelle casse dello Stato hanno permesso e permettono di migliorare i servizi e le comunicazioni, di sviluppare industrie e – in quanto custode dell’Islam e dei luoghi più sacri – di finanziare l’espansione della religione musulmana nel mondo.
In tutto ciò, i diritti umani sono un optional di sapore occidentale.
Nella monarchia assoluta di re Abdullah bin Abdul Aziz, sesto sovrano della famiglia Al Saud che dà il nome al Paese, la discriminazione è spietata nei confronti di molte minoranze e - soprattutto – nei confronti delle donne. Queste non possono decidere del proprio futuro, non possono usufruire dei diritti di base sanciti da tutte le più nobili convenzioni internazionali.
Il destino femminile nella penisola araba sembra immobile, ma, una neonata corrente sotterranea sembra scalfire lentamente tale fissità: l’uso di internet. Quasi la metà dei blogger sauditi sono donne. Si spogliano del velo (quello dell’oppressione e del silenzio) e dall’interno delle loro case, dove sono quasi sempre segregate, sbarcano sul Web, si raccontano e prendono coscienza della propria situazione. Tra le blogger più famose nella comunità internazionale c’è Eman al Nafjan, autrice di Saudiwoman’s Weblog. “Ho studiato negli Stati Uniti e quando sono tornata ho cominciato a notare i tanti stereotipi che all’estero circolavano sulle donne saudite, così ho pensato di scrivere. Per provare a spiegare” scrive nel blog Eman.
Quando ci siamo sentite per la prima volta su Skype mi ha avvertito che non può avere la webcam, lei, appartenente al ceto medio alto, colta, facoltosa e libera rispetto alla maggior parte delle sue connazionali. Le chiedo di raccontarmi come sia la vita delle donne e in particolare le chiedo delle spose bambine.
Esistono veramente? Ne ha vista qualcuna?
Secondo le statistiche abbiamo avuto tremila matrimoni di bambine nel 2009. Non è un fenomeno così esteso come si potrebbe pensare, ma anche una sola bambina data in sposa ha diritto che venga difesa. Nessuna bambina merita una vita così. Personalmente ho visto matrimoni di bambine, tutte le persone che conosco hanno assistito almeno una volta a matrimoni del genere.
Qual è la situazione delle donne della classe media?
Ci sono due grandi handicap nella vita delle donne della classe media. Il più importante è senz’altro il divieto di guidare. Ogni donna che ha un lavoro, che deve accompagnare i figli a scuola, ha un autista. Oggi, con la crisi economica, è ancora più gravoso di come era una volta. Il divieto deve essere assolutamente abolito. L’altro grosso problema è il sistema della tutela. Ogni donna è sotto la tutela di un uomo. A prescindere dall’età. Anche se adulta, se laureata, ecc. non può viaggiare, né lavorare, né muoversi senza il permesso del tutore. Questo anche se oggi le donne si laureano in percentuale maggiore degli uomini.
Com’è la vita di donne così colte che non possono fare niente senza il permesso di qualcuno?
Una cosa difficile da capire per un’occidentale è che qui una donna si deve sempre organizzare anche per gli spostamenti più banali. Non può succedere che, per esempio, finisca presto il lavoro e decida di andarsene senza aver stabilito chi debba venire a prenderla.
Qual è il rapporto tra donne e Web?
Il fatto che siamo prevalentemente costrette a stare a casa anche se abbiamo fatto studi importanti come l’università, ci porta a usare moltissimo internet e i social forum. Il problema è che sono veramente poche le donne saudite che parlano inglese, questo è uno dei motivi per i quali non siamo molto visibili nella comunità internazionale. Ma se si parla l’arabo ci si rende conto che ci sono tantissime donne saudite in rete. Tantissime.
Usano i loro nomi reali?
No. Ecco un altro problema. Le donne saudite preferiscono essere anonime, anche su Facebook.
Perché?
C’è una sorta di pudore atavico a svelare il proprio nome, così come a mettere una propria foto. Neanche una foto dove si veda solo il viso. Potrebbe dare un sacco di problemi.
Esiste un movimento femminista in Arabia Saudita?
Sì e solo grazie ad internet. Senza la rete non avremmo idea dell’esistenza del femminismo. E anche se oggi siamo veramente poche, rispetto al 1999 quando il movimento è nato, siamo molte di più. Più donne hanno chiara l’idea dei propri diritti e dei modi per chiederli. Internet è stato un avvenimento straordinario per le donne saudite e in particolare per il movimento femminista.
Pensi che la situazione femminile in Arabia Saudita cambierà?
Sì, assolutamente. Il divieto di guidare verrà abolito. Sono ottimista: credo che questo succederà entro il prossimo settembre.
Pensi che senza questo divieto la vita delle donne cambierà radicalmente?
Credo che sarà l’inizio di un cambio di vita radicale. Per noi inizierà un periodo molto interessante.
Il fatto di essere più preparate permette alle donne di avere posti di responsabilità?
Assolutamente no. Mia cugina, per esempio, ha fatto ottimi studi, ha un’alta competenza nel campo finanziario ed è molto ambiziosa. Ma è stata fermata ad un certo livello: non può diventare un boss. A causa della segregazione di genere anche gli istituti bancari hanno una sezione femminile e una maschile. E naturalmente i capi sono solo uomini.
Dove comincia e dove si ferma la segregazione di genere?
Inzia alle scuole elementari per non fermarsi mai. Le scuole femminili sono circondate da enormi muri perché risulti impossibile anche solo guardare dentro. Sino a 5 anni fa c’erano due diversi ministeri per l’educazione. Anche il curriculum di studi era diverso. Oggi abbiamo un ministero unico e addirittura una donna, Nora Al Faiz, in qualità di ‘ministro deputato’ all’educazione femminile. Ha avuto problemi perché è stata pubblicata una sua foto senza il velo in testa: quella del passaporto con il quale ha potuto studiare, con il marito, negli Stati Uniti. Oggi la segregazione di genere è totale. Però la società sta cambiando. Non so casa ci riserverà il futuro.
di Angiola Bellu
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Nella monarchia assoluta dell'Arabia Saudita, il sovrano esercita il potere legislativo ed esecutivo. Al suo fianco c’è un Consiglio consultivo composto da sessanta membri di nomina regia. Non esisteva una costituzione scritta fino al 1992 anno in cui fu promulgata una Carta dei diritti. Non esistono partiti politici e il re è anche suprema autorità religiosa. Il successore al trono viene scelto nell’ambito delle famiglie reali saudite. Il potere giudiziario si basa sulla Sharia, il codice ispirato al Corano, e sui racconti di Maometti (Hadith). Il Consiglio supremo controlla il potere giudiziario e dal 1993 esiste una suddivisione amministrativa del Paese in 13 distretti amministrati da govenatori e notabili locali.
Chiunque sia sospettato di propagandare idee politiche o religiose in contrasto con la monarchia rischia arresti arbitrari o punizioni secondo procedure penali segrete. La pena di morte è applicata massicciamente e sono molto diffuse le amputazioni legali. Non esiste alcuna risoluzione dell’Onu che condanni la totale assenza di diritti umani nel Paese, primo produttore mondiale di petrolio e il quinto per le riserve di gas. Nessun Paese occidentale, baluardo di democrazia, ha mai pensato di esercitare pressioni di carattere politico.
