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Nei giorni scorsi il premier libanese Saad Hariri è stato in Italia per la sua prima visita ufficiale. Il Libano non ha occupato però le prime pagine dei giornali: del Paese dei Cedri si parla solo in maniera “residuale” – come ci racconta la professoressa Rosita Di Peri, mediorientalista all’università di Torino e autrice del libro “il Libano contemporaneo” (Carocci) - solo in caso  di eventi catastrofici, quali guerre e attentati.

 

Eppure il Libano è al centro di complessi equilibri regionali e mondiali. Inoltre, il Paese dei Cedri, ha dinamiche politiche e sociali assolutamente peculiari. Molto diverse da quelle dei vicini mediorientali.

 

Professoressa Di Peri, da che cosa dipende la diversità libanese?
Innanzitutto dalla sua storia. Il Libano è diventato indipendente dal mandato francese, nel 1943, senza spargimento di sangue, caso anomalo nel contesto mediorientale. Parigi ha collaborato attivamente con i diversi gruppi confessionali – prevalentemente cristiani maroniti e musulmani sunniti - che aspiravano a diventare partiti politici, in particolare con il gruppo cristiano maronita. Anche la Costituzione del 1926, è nata della  collaborazione delle diverse comunità confessionali ed è diventata il nucleo del modus operandi della spartizione del potere in Libano:  il “sistema comunitario”.

 

Altra peculiarità nel mondo arabo. Come funziona il sistema comunitario?
In Libano convivono (anche con forti momenti di scontro come nella guerra civile degli anni Settanta Ottanta) 18 comunità confessionali riconosciute. Dal punto di vista politico ciascuna comunità ha una serie di privilegi, una  serie di posti chiave all’interno delle cariche statali. I leader comunitari hanno un potere che contrattano all’interno della propria comunità. Molto simile ad una logica clientelare.

 

Che genere di poteri hanno le diverse comunità?
Hanno facoltà di poter gestire alcune questioni che afferiscono allo statuto personale. In pratica tutte le questioni che riguardano il matrimonio, la successione, l’eredità, il sistema educativo…

 

Cioè i rapporti tra i cittadini sono regolati in maniera differente all’interno dello stesso stato?
Esatto. In Libano esistono diversi codici di statuto personale che convivono tra loro. Non esiste, cioè, una legge unificata sullo statuto personale, come - ad esempio - il matrimonio civile fuori dal contesto comunitario.

 

E nel caso di un matrimonio che coinvolge due persone di fede diversa?
Non si può fare. In questo caso ci si sposa a Cipro. Ma il matrimonio non è riconosciuto in Libano.

 

E gli eventuali figli che codice comunitario seguirebbero?
L’ereditarietà è per linea paterna. I figli seguirebbero le leggi della comunità del padre.


Come convivono oggi gli appartenenti alle diverse comunità confessionali?
La guerra civile ha rappresentato il punto massimo di polarizzazione delle istanze confessionali. Alla fine del conflitto, nel 1989, con gli Accordi di Taef, che prevedono un aumento del peso dei gruppi musulmani sunniti nella spartizione del potere, si è cercato di creare le condizioni per una convivenza più tranquilla nel territorio.

 

In che misura ci sono riusciti?
In realtà in modo parziale: c’è stata una marginalizzazione della comunità crisitana maronita, che non trovandosi d’accordo con i nuovi equilibri, ha boicottato le elezioni due volte. Contestualmente, i movimenti nazionalisti come quello di Hezbollah  (VEDI BOX), sono entrati nel gioco politico libanese.

 

Quando Hezbollah è entrato nel gioco politico ha avuto subito un elevato numero di seggi in parlamento. Come ci è riuscuto?
Hezbollah ha avuto una forte legittimazione sul campo. E’ riuscito negli anni a creare una rete  capillare di sostegno a tutta la popolazione non solo nel sud del Paese dove è più radicato. Hezbollah è transconfessionale.


Hezbollah transconfessionale? Non è un fatto molto noto in Occidente.
Invece i servizi di Hezbollah sono per tutti. Naturalmente ci sono servizi erogati ai soli sciiti, come il sostegno alle famiglie dei martiri (cioè le vittime della resistenza).



Mi faccia qualche esempio di servizi offerti da Hezbollah all’intera popolazione.

Hezbollah ha università, ospedali e strutture per assistenza sociale aperte a tutti. Ha anche un settore economico in rapido sviluppo.



Che genere di attività economiche?
Nel mio più recente viaggio in Libano sono stata a Tiro, roccaforte sciita nel sud del Paese, dove Hezbollah ha un centro commerciale modernissimo, su due piani, molto bello. Certo non vende alcolici, ma a parte questo ha tutto, compreso un fast food molto carino. Hezbollah si pone in maniera molto polivalente.

 

Ma – sia pur con tutti i distinguo del caso – Hezbollah  non sta virando verso una sorta di laicismo?    No. Però Hezbollah sta virando verso il pragmatismo politico in maniera sempre più marcata. All’inizio l’obiettivo del movimento era la creazione di uno stato islamico in Libano, ora tutto questo è tramontato. Nella pratica si sta dimostrando molto più laico di altri movimenti comunitari presenti nel Paese.

 

In che senso si dimostra più laico di altri?
Un buon esempio è la sua  rete Tv, Al Manar, che dovrebbe avere una connotazione strettamente confessionale, e nella realtà ha un moderno palinsesto generalista con dibattiti etc.  con solo un paio d’ore di trasmissioni religiose. Altre tv hanno trasmissioni religiose molto più ampie.



Lei, da conoscitrice del Paese e da studiosa occidentale, che immagine ha di Hezbollah?

Sicuramente non quella di un movimento terrorista così come viene presentato dei media occidentali. Fino al suo ingresso nella politica ha agito attraverso azioni di tipo terroristico. Esattamente come, prima della nascita dello stato d’Israele, i coloni ebrei che si trovavano nei territori della Palestina utilizzarono azioni terroristiche per cacciare la Gran Bretagna. Hezbollah aveva l’obiettivo di scacciare Israele dal sud del Libano, dopo l’invasione del 1982. Ma questo non lo connota automaticamente come un movimento terrorista. Viene propagandato come tale perché Hezbollah è stato inserito nella lista nera delle organizzazioni terroriste degli Stati Uniti.

 

Ma Hezbollah vuole un Libano sotto l’ala di Iran e Siria?
Secondo me mira a un Libano indipendente. Questo è quello che percepisco quando parlo con esponenti del partito. Cosa significhi nella strategia di Hezbollah, solo loro possono saperlo.

 

Guarda il video di Aldo Pavan sulle speranze di pace per il Libano

di Angiola Bellu

{ 1 Commenti }

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Gianluca ha scritto:
2010-04-23 18:11:17
molto interessante e iluminante.
Hezbollah. Il Partito di Dio

 

Hezbollah, il "Partito di Dio",  è un movimento libanese sciita nato nel 1982, l’anno dell’invasione israeliana del Libano. Benedetto dalla giovane rivoluzione iraniana di Khomeini, gli obiettivi del primo Hezbollah erano fondamentalmente tre: migliorare le condizioni della popolazione sciita, costituire uno Stato islamico in chiave antioccidentale, combattere Israele. Col tempo il movimento non ha trasformato il Libano in uno stato islamico ma è diventato una forza politica sociale e militare, capace di diventare una spina nel fianco degli israeliani: attraverso ripetuti attacchi e lanci di razzi contro villaggi e città israeliani, i guerriglieri di Hezbollah hanno costretto i soldati di Tsahal, il potentissimo esercito dello Stato ebraico, a  ritirarsi dal sud del Libano nel maggio del 2000, raggiungendo il culmine della popolarità in gran parte della cittadinanza libanese. Hezbollah ha guadagnato consenso tra le popolazioni dei villaggi del sud del Libano, costruendo ospedali, scuole ed altri servizi di prima necessità, in un contesto di forte frammentazione e di totale incapacità dello Stato centrale di organizzarsi in modo efficiente. Nelle elezioni del 2005 il "Partito di  Dio" è la seconda forza parlamentare, con due ministri nel governo e 35 deputati (insieme ai partiti sciiti pro-siriani) su 128.
nelle ultime elezioni del giugno 2009 la coalizione '8 marzo', guidata da Hezbollah, è arrivata seconda con 58 seggi contro i 71 della coalizione guidata dall'attuale premier Saad Hariri. Hezbollah ha subito riconosciuto la sconfitta. La comunità internazionale chiede da oltre un decennio al governo libanese il disarmo Hezbollah. Lo chiede anche una risoluzione delle Nazioni Unite, che la maggioranza del nuovo Parlamento libanese dichiara di voler applicare, ma che finora non è stata attuata. Gli Stati Uniti hanno messo Hezbollah nella lista nera delle organizzazioni terroristiche, accusando il movimento di vari attentati, il più grave dei quali è avvenuto nel 1983, quando due autobombe esplosero contro una caserma di Beirut occupata da statunitensi e francesi, uccidendo oltre trecento militari. Hezbollah ha sempre negato il proprio coinvolgimento, rivendicato da altre fazioni sciite. Hezbollah ha sempre rifiutato il termine "gruppo terrorista", volendo definirsi piuttosto come resistenza all'occupazione israeliana. Partito politico con riferimenti islamici o organizzazione terrorista: questi sono i due estremi entro i quali si cerca di inquadrare Hezbollah, in realtà fenonemo molto complesso, difficilmente analizzabile e descrivibile per via della sua organizzazione in massima parte segreta.

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