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I numeri parlano chiaro: non esistono relazioni sensate tra l’aumento dell’immigrazione e la criminalità. Ci pensano le statistiche a sfatare un vecchio mito, duro a morire e che la propaganda politica spesso rispolvera. Le ultime cifre arrivano dal rapporto “Immigrazione, Regioni e Consigli territoriali per l’immigrazione. I dati fondamentali”, una pubblicazione presentata il 24 giugno a Viterbo e realizzata per conto del Fondo europeo per l’integrazione, un programma della Commissione europea gestito dal ministero dell’Interno. Immigrazione e criminalità, secondo l’analisi, non vanno di pari passo: se, infatti, tra il 2005 e il 2008 le denunce penali a carico degli immigrati sono aumentate del 19,9%, per lo più per reati legati alla microcriminalità, negli stessi anni la popolazione straniera residente è salita addirittura del 45,7%. L’aumento della criminalità è stato registrato in tutte le regioni italiane, anche se gli incrementi maggiori delle denunce riguardano soprattutto Lombardia, Lazio e Veneto.

 

“In ogni caso – si legge nel rapporto – è il singolo immigrato a essere coinvolto e non la collettività nel suo complesso”. L’analisi sottolinea anche come gli stranieri non siano solo causa di pericolosità, ma anche soggetti ad alto rischio, visto che in un caso su sei sono vittime di un reato violento e la maggior parte delle denunce che li riguarda – per fuga, false generalità, falsi documenti, ecc. – scatta dopo aver tentato di districarsi tra le norme e restare nella legalità.

 

Sul piano dell’integrazione – analisi che fa riferimento agli indici del VI rapporto Cnel con il confronto tra le situazioni degli immigrati che vivono in diversi territori – la regione più avanzata è l’Emilia Romagna, con servizi sociali e livelli di occupazione adeguati. Seguono poi il Friuli Venezia Giulia e il Piemonte; fanalini di coda, invece, Campania e Basilicata. Se si analizza, invece, la situazione degli immigrati di un territorio a confronto con quella degli italiani che ci vivono, per integrazione spicca la Sardegna, seguita dalle Marche e, ancora, dal Friuli Venezia Giulia, mentre il Lazio resta fermo al palo.

di CS (30 giugno 2010)

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