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In principio fu il no al burkini: nell’agosto 2009 il sindaco di Varallo Sesia, in provincia di Vercelli, vietò il costume intero con annesso copricapo per le donne islamiche. “I bambini potrebbero spaventarsi” fu la motivazione. Eppure, proprio negli stessi giorni, ai Mondiali di Roma i campioni del nuoto trionfavano coperti da capo a piedi dal nuovo body totale.
L’estate 2010 si è aperta invece all’insegna dei mille euro di multa per una turista austriaca sorpresa sulla spiaggia a comprare da un ambulante una borsa con falsa griffe. Lotta all’abusivismo, certo, ma anche tutela della tranquillità dei bagnanti che non vogliono essere disturbati sotto il sole. L’episodio rischiava però di compromettere il buon nome della località balneare veneta: e allora meglio correre ai ripari con gli albergatori che fanno colletta per risarcire la turista.
Ordinanza: questo il provvedimento che permette ai sindaci di dare sfogo alla loro creatività da quando, nell’agosto 2008, il Viminale ha allargato le competenze dei primi cittadini in materia di sicurezza urbana. Da allora, da Nord a Sud, è stato tutto un proliferare di divieti che, di norma, prevedono sanzioni dai 25 ai 500 euro: nel mirino – oltre ai giovani e ai loro divertimenti – soprattutto lavavetri, prostitute, accattoni, venditori ambulanti.

 

Fasce deboli di popolazione, queste, di cui spesso fanno parte gli immigrati. Non c’è dunque da stupirsi che a fare da capofila siano in particolare i comuni guidati dalla Lega Nord. Soprattutto nelle città medio-piccole fioriscono le ordinanze che vietano di portare il burqa e il niqab nei luoghi pubblici. A Novara multa di 500 euro per porto abusivo di burqa a una ragazza tunisina di 26 anni che si è presentata alle poste con il velo. A Drezzo, nel comasco, stesso divieto ma nessuna sanzione perché pare che non circolassero donne velate in paese.

 

Altro obiettivo più o meno dichiarato i negozi di kebab: ad Albenga, in Liguria – anche qui giunta guidata dal Carroccio – un’ordinanza impone a queste attività di chiudere alle 21 d’inverno e alle 22 d’estate “perché – spiega il Comune – si tratta di imprese artigianali”. A Capriate San Gervasio, nel bergamasco, invece, centro città vietato a kebab e phone center, considerati “indecorosi”. “Una strumentalizzazione – si difende il sindaco leghista Cristiano Esposito – il divieto vale anche per chi decide di aprire un pub o una grossa pizzeria in pieno centro”. Peccato però il riferimento esplicito nel documento a esercizi commerciali di tradizionale natura straniera.

 

Altre ordinanze tipiche, quelle che proibiscono i bivacchi e quelle contro l’accattonaggio: dopo Verona, Venezia, Assisi e Roma guerra dichiarata ai mendicanti a Treviso dove il vice-sindaco sceriffo Giancarlo Gentilini non ne può più della “nuova ondata di accattoni formata da giovani di colore, messi in mezzo a una strada dalla crisi”. Che fare allora? Facile: “Vanno tutti rimpatriati”. Peccato solo che il Comune non abbia questo potere.
Grande sorpresa, invece, a Salerno dove due mendicanti romeni, potenzialmente irrintracciabili, hanno pagato senza battere ciglio la loro multa di 500 euro per essere stati sorpresi a chiedere l’elemosina per strada. “Un grande senso di civiltà – hanno commentato i vigili – da loro nessuna contestazione, neanche una parola”.

 

Neppure gli sgomberi sfuggono alla logica dell’ordinanza. A Paestum, nel salernitano, una sessantina gli extracomunitari cacciati da stalle e depositi per attrezzi in cui vivevano in condizioni igienico-sanitarie al limite dell’umano e denuncia all’autorità giudiziaria per i proprietari delle strutture. A Firenze, invece, polemiche per il provvedimento con cui il sindaco del Pd Matteo Renzi ha deciso di smantellare il mercatino multietnico sul lungarno, nato come alternativa alla vendita abusiva in centro e divenuto teatro di illegalità diffusa. Una decisione che non è affatto piaciuta alla locale associazione dei senegalesi che ora chiede due milioni di euro di risarcimento “per il sequestro illegittimo delle merci e la soppressione degli spazi di vendita”.

 

In un quadro simile, c’è poco da stupirsi allora se a Guidizzolo, in provincia di Mantova, nel mirino finiscono i sinti, con un’apposita ordinanza che limita il numero delle loro case mobili; se a Palermo sono banditi i lavavetri perché “il loro lavoro non è previsto dalla Cassazione e sono un ostacolo alla circolazione”; se a Goito un regolamento per l’asilo guidato dalle orsoline riserva l’accesso solo ai bambini cristiani; se la posta certificata, tanto voluta dal ministro Renato Brunetta, resta off limits per gli immigrati; se in Friuli Venezia Giulia i leghisti cercano ancora un escamotage per denunciare gli irregolari che si presentano in ospedale; se a Padova il sindaco del Pd Flavio Zanonato tira su un altro muro per recintare e dimezzare un campo nomadi abusivo.

 

A porre un limite, però, alla creatività di sindaci e altri amministratori locali ci pensano sempre più spesso i tribunali, la Corte dei Conti e l’Europa: tanto fioriscono le ordinanze, tanto si moltiplicano le bocciature. A condurre queste battaglie giudiziarie soprattutto la Cgil. L’ultima norma discriminatoria annullata riguarda i buoni vacanza, strombazzati dal ministero del Turismo, da cui però erano stati esclusi gli immigrati che ora invece vi potranno accedere. “Discriminazione istituzionale” la motivazione con cui i giudici dicono spesso no alle ordinanze dei sindaci.
Bocciato il comune di Brugherio che chiedeva agli immigrati, per potersi iscrivere all’anagrafe, “l’accertamento del decoro e delle condizioni di salubrità della dimora”. Bocciato il comune di Montichiari che chiedeva agli stranieri documentazione aggiuntiva per la residenza. Bocciata addirittura dalla Commissione europea la provincia di Sondrio per un bando di alloggi agli studenti, ma solo se italiani e residenti in zona. Bocciata dalla Corte dei Conti la legge provinciale di Bolzano con le sue due diverse graduatorie, italiani e extracomunitari, per l’accesso agli alloggi e ai contributi pubblici. Bocciato infine il comune di Palazzago, ancora nel bergamasco, che voleva elargire il bonus bebé solo a neonati o minori adottati con almeno un genitore italiano.

 

Se, dunque, i giudici si mettono di traverso, ai sindaci non resta che spremere fino in fondo le loro meningi e quelle dei loro collaboratori. Sì perché, in tempi di tagli continui agli enti locali e di scarse risorse dei Comuni, si può far cassa anche con le salatissime sanzioni delle ordinanze. E qual è il periodo in cui la creatività sembra non avere freni? Proprio l’estate. Uomo avvisato…

 

di Chiara Semenzato (24 giugno 2010)

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Burqa e niqab, battaglie all’estero

 

Italia sommersa dalle ordinanze dei sindaci, soprattutto nel periodo estivo, ma almeno per una volta la creatività non è una dote solo degli abitanti del Belpaese. A farci agguerrita concorrenza è soprattutto la Spagna, di recente bacchettata da Amnesty International proprio per la scarsa attenzione dedicata ai diritti umani.

 

La rivolta contro burqa e niqab ha varcato i Pirenei partendo dal comune di Lleida, nel Nord-Est del Paese, invadendo tutta la Catalogna – la regione spagnola con il maggior numero di moschee radicali – fino ad arrivare a Barcellona. Il velo integrale islamico è stato vietato negli edifici pubblici e comunali anche in altre città, come El Vendrell, Tarragona, Girona e Reus: non potrà essere indossato in uffici, scuole, mercati e biblioteche. Divieti incostituzionali, secondo gli imam, che hanno annunciato ricorso.

 

Burqa e veli integrali vietati anche in Belgio, ma qui a decidere è stata una legge dello Stato. In Francia, invece, dove sulla questione velo è esploso il dibattito, un vigile ha multato una 31enne francese che guidava l’auto coperta dal niqab: “circolazione non in condizioni di sicurezza” il motivo della sanzione da 25 euro.

 

Niente velo, Oltreoceano le preoccupazioni riguardano ben altro: a Fremont, cittadina del Nebraska di 25mila abitanti, si sono inventati un referendum per stabilire se sia giusto o meno impedire di lavorare agli immigrati irregolari e proibire loro di affittare una casa. Sarebbero, infatti, da imputare al 10% della popolazione di origine ispanica la mancanza di lavoro e la piccola criminalità.

 

Trofeo della lungimiranza, infine, all’Austria dove sono state istituite borse di studio destinate ai figli degli immigrati meritevoli: per loro denaro e pc portatili con accesso a internet. Una cinquantina quelle già assegnate dalla Fondazione Crescpo in collaborazione con il ministero degli Interni e la Camera di commercio di Vienna. Obiettivo: l’integrazione delle seconde generazioni che troppo spesso, secondo le statistiche, abbandonano la scuola e non arrivano all’università.