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Una richiesta chiara e precisa a Montecitorio: la cittadinanza italiana automatica per i figli degli immigrati nati e cresciuti nel nostro Paese, secondo la regola dello Ius soli e non più secondo quella dello Ius sanguinis, con i documenti cioè che si ottengono se si è figli o nipoti diretti di italiani. A far sentire la propria voce, in un’audizione davanti alla commissione Affari istituzionali della Camera, la rete G2 – Seconde Generazioni: i figli degli stranieri hanno parlato della condizione di migliaia di giovani, tutti costretti a chiedere di diventare cittadini italiani solo al compimento dei 18 anni e se residenti legalmente nel nostro Paese da almeno due.

 

"Sono oltre mezzo milione – ha precisato la rete G2 – i giovani nati in Italia, che considerano l’Italia il loro Paese, frequentano le scuole italiane, giocano con i loro coetanei, progettano il loro futuro, ma restano cittadini stranieri come i loro genitori".

 

A regolarne l’esistenza la legge 91 del 1992: è da allora che nel nostro Paese non trova spazio una riforma del diritto di cittadinanza, nonostante i 530 mila bimbi nati dagli immigrati negli ospedali italiani. Sul tema, però, da qualche tempo la discussione si è riaccesa: una proposta di riforma è arrivata da Isabella Bertolini del Pdl, cambiamenti che però non convincono i ragazzi di seconda generazione perché non semplificano la legislazione attuale: "anzi – si legge nel loro blog – la proposta mette i giovani italo-immigrati di fronte a un altro ostacolo prima di varcare la soglia che porta ad avere gli stessi diritti di un italiano: il profitto scolastico". Oltre, infatti, ad aspettare i fatidici 18 anni, è necessario anche andare bene a scuola.

 

A Montecitorio anche una proposta bipartisan, firmata dal finiano Fabio Granata e dal democratico Andrea Sarubbi e sottoscritta da esponenti di tutti i partiti, tranne la Lega. Il testo prevede, ad esempio, di dimezzare da 10 a 5 anni il tempo di residenza previsto per ottenere la cittadinanza e, appunto, il principio dello Ius soli, come già accade in paesi come Francia e Stati Uniti. "Non siamo immigrati – ha spiegato Maruan Oussaifi, relatore alla Camera e coordinatore nazionale dei giovani dell’Anolf, l’Associazione nazionale 'Oltre le frontiere' legata alla Cisl – non veniamo da altri Paesi, non abbiamo attraversato frontiere. Noi siamo qui fin dall’inizio della nostra vita. Ragazzi che, in molto casi, non hanno mai visto il Paese d’origine e non ne parlano la lingua".

di CS (16 giugno 2010)

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