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Una festa che parte dal basso, fatta dalle associazioni e dai volontari, in cui si crea un clima preciso, un’atmosfera condivisa. Questo il segreto del successo – secondo Bruno Baratto, uno degli organizzatori – di Ritmi e Danze nel mondo, la festa multiculturale arrivata ormai alla quindicesima edizione, che si è svolta anche quest’anno a Giavera del Montello, in provincia di Treviso.
Tre giorni di colori, musica e sapori diversi che hanno portato nel paese della Marca almeno 25 mila persone: per metà italiani, per metà stranieri, tante, tantissime famiglie. “Per i migranti – spiega il fotoreporter Aldo Pavan, habitué della manifestazione – è la loro piazza, il loro punto di incontro”. Sì perché, non solo i serbi si mescolano con gli albanesi, ma gruppi diversi della stessa etnia si ritrovano a Giavera, in arrivo magari da Udine e da Vicenza.
Fittissimo il calendario degli eventi che si sono celebrati dal 4 al 6 giugno. “Uno dei momenti più amati – spiega ancora Baratto – è la sfilata delle varie associazioni, italiane e straniere, che collaborano all’organizzazione della festa. Sul palco si vedono cose molto belle, performance per il pubblico di grande intensità”. Non vengono, però, neppure disdegnati i sapori offerti dalle cucine del mondo – quest’anno senegalese, serba, indiana e della Costa d’Avorio – e i momenti più “alti”, come l’incontro con gli scrittori della domenica mattina e lo spettacolo di Gian Antonio Stella con Gualtiero Bertelli e la Compagnia delle Acque.
Una manifestazione attesa e di successo che si regge solo sulle proprie gambe: non gode, infatti, di alcun finanziamento pubblico, se non dell’aiuto e della disponibilità costante del sindaco del paese, accanito sostenitore della rassegna.
“C’è una grande varietà – dice Baratto – qualcuno parla anche di “gran casino”. Ma è anche una festa tranquilla, in cui c’è lo spazio per incontrarsi, in cui ci si sente a proprio agio. Un momento in cui la gente prende la sua sedia e si mette per strada. Non deve essere solo la festa del cous cous, o dell’abito o della danza, ma tutto questo insieme”. Perché a Giavera, tra campi e colline, cultura vuol dire proprio mettere insieme cose diverse.
di CS
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