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Fondamentali per l’economia, ma ancora troppo sfruttati e poco considerati sul fronte dei diritti. Questa la fotografia sugli immigrati scattata dalla Commissione lavoro della Camera che si è occupata di lavoro nero, caporalato e sfruttamento della manodopera straniera. Un’indagine su cui la Lega Nord ha espresso molte riserve, ma che mette nero su bianco le difficoltà degli immigrati ad affrontare il mercato del lavoro.

 

Da quanto è emerso, sono proprio gli stranieri ad accettare gli impieghi a cui i giovani italiani non pensano più, ma – dice la relazione – è la stessa legge in vigore a esporre gli immigrati, in maggioranza regolari sul territorio, al rischio di essere sfruttati e ricattati.

 

La mancanza di regole flessibili sull’immigrazione in un momento difficile per l’economia favorisce così l’aumento del lavoro nero proprio nei settori in cui gli stranieri vengono accolti con favore da chi li paga. Il documento conclusivo propone, perciò, di inserire nel Codice penale il reato specifico di grave sfruttamento del lavoro.  

 

Alla mancanza di regole precise sull’impiego della manodopera si somma poi la fatica di ottenere un permesso di soggiorno che consenta di avere un lavoro regolare, sia per chi tenta di mettere piede nel Paese, sia per gli stranieri residenti. Accade, dunque, che la quota di lavoro sommerso tenda ad aumentare e per questo “c’è bisogno di semplificare le procedure per il rilascio del permesso di soggiorno ai lavoratori immigrati”, come spiega la Commissione.

 

Non si può, inoltre, restare fermi di fronte alla crisi che morde imprese e lavoro. Senza occupazione, niente rinnovo del permesso di soggiorno, recita la legge attuale. Alla Camera, invece, raccomandano di rispondere “allungando il periodo di soggiorno oltre i sei mesi previsti, in caso di sopravvenuta disoccupazione” facendo riferimento alla data di scadenza del permesso e non al giorno del licenziamento.

 

La Commissione, infine, si sofferma sul bisogno dell’economia italiana di avere lavoratori stranieri, meglio qualificati da inserire nel processo produttivo. L’indagine parla di “un dato inconfutabile”: nel nostro Paese non c’è adeguata risposta alla richiesta di manodopera straniera delle imprese.

di LS

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