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Un altro no, questa volta arrivato dal Governo, e potrebbe essere quello definitivo. Non sembra esserci via d’uscita per chi è caduto nelle maglie della cosiddetta sanatoria truffa, quegli irregolari – almeno 15 mila, come già raccontato da Mixa – per cui i datori di lavoro hanno presentato la domanda di emersione ma che rischiano comunque l’espulsione: a gravare su di loro la circolare Manganelli che impedisce all’immigrato di avere il permesso di soggiorno se ha ricevuto il decreto di espulsione. In sostanza, lo straniero fermato a un controllo senza documenti è equiparato a chi ha commesso reati come il furto, la rapina, la violenza sessuale, la riduzione in schiavitù. La linea del capo della polizia è stata confermata alla Camera dal sottosegretario all’Interno Michelino Davico che, il 29 aprile, ha risposto a un’interpellanza urgente presentata dalla democratica Livia Turco. A Montecitorio l’esponente del governo ha parlato di una “doverosa interpretazione letterale della normativa” spiegando che chi resta illegalmente nel territorio, nonostante l’ordine di allontanamento impartito dal questore, compie un reato che “rientra chiaramente nel novero dell'articolo 381 del codice di procedura penale” e quindi impedisce la regolarizzazione.
La risposta non è piaciuta affatto al Pd che ha parlato di “interpretazione restrittiva e profondamente iniqua della norma”. Il Tar della Toscana, peraltro, ha sospeso i rigetti di tre domande di regolarizzazione sostenendo appunto che un foglio di via non può essere equiparato a condanne per reati molto più gravi rispetto a quello di clandestinità. A sollevare dubbi, nelle ultime settimane, sono stati anche alcuni giuristi, intellettuali e artisti, che hanno lanciato un appello on line. Che senso ha - ci chiediamo - fare una sanatoria per l'emersione delle posizioni irregolari se poi il semplice fatto di essere irregolare ne impedisce la regolarizzazione?

di CS

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