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Italia
Qualche giorno di polemica, alla fine sono scoppiati come bolle di sapone gli emendamenti presentati dalla Lega che prevedevano il test di italiano obbligatorio per i negozianti immigrati e la cancellazione delle insegne multietniche, a favore, ad esempio, di quelle in dialetto. I due provvedimenti, presentati alle commissioni Attività produttive e Finanze della Camera, collegati al decreto legge incentivi, non hanno superato il vaglio di Montecitorio che, insieme ad altri 245 emendamenti su 520, li ha giudicati inammissibili “a causa dell’estraneità della materia”.
La proposta del Carroccio, a firma della deputata Silvana Comaroli, era arrivata all’indomani della rottura in diretta televisiva tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Alcuni commentatori l’avevano bollata come l’ennesima boutade leghista, altri come l’inizio di una nuova offensiva contro l’immigrazione, altri ancora come un modo escogitato da Umberto Bossi per distogliere l’attenzione dalla rottura tra i fondatori del Pdl. La risposta più ironica era arrivata da un anonimo kebabbaro di Grumello Cremonese che, all’istante, aveva sostituito la sua insegna “Döner Kebab” in “El buffett imbütid de carne”.
di CS
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