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Lo Stato italiano ha speso più di 50mila euro per il suo reinserimento sociale. Adesso che il giovane rumeno Catalin vive tranquillo e lavora sodo, un banale controllo lo fa espellere perché non considera gli esiti giudiziari dei suoi precedenti penali
Catalin Cimpeanu, 21 anni, rumeno, comunitario, da 5 anni in Italia e con un contratto di lavoro a tempo indeterminato, una casa, una ragazza e tanti amici italiani. Sembra una felice storia di integrazione e successo, iniziata nel 2005: via dalla Romania a 16 anni per far fortuna in Italia – qualche sbandata –, ma poi il rispetto e l’affetto di tutti. E invece Catalin è stato espulso. Ha lasciato l'Italia questa mattina dopo una settimana circa trascorsa nel Cie di Roma, ha lasciato tutti e tutto al volo e senza un motivo scatenante.
Quello che ha fregato Catalin sono le polemiche seguite all’omicidio di Giovanna Reggiani, avvenuto alla fine d’ottobre del 2007. Dopo quei terribili fatti di cronaca, sull’onda emotiva suscitata nell’opinione pubblica, il governo Prodi partorì una serie di decreti legge per limitare la possibilità di residenza e soggiorno dei comunitari (VEDI BOX). In altre parole, quella Romania piena di Rom e poveri delinquenti che d’un tratto era diventata Europa, non doveva riversare qui tutti i figli delle sue magagne. Quindi, dice ancora oggi la legge, in caso di “comportamenti che compromettono la tutela della dignità umana o dei diritti fondamentali della persona umana ovvero l’incolumità pubblica” (art. 20 comma 3 D.L.vo 30/2007), la permanenza di un comunitario – un francese, uno svizzero e soprattutto un rumeno - diventa incompatibile.
Catalin "ha doti eccezionali e una volontà di lavorare che fa paura", ci dice Enrico Carlin, presidente di I-tec, azienda milanese che ripara sistemi informatici industriali per la gestione del traffico. "Per questo lavora da noi dal 2008 con un contratto a tempo indeterminato: perché è una risorsa fondamentale per questa azienda. È una persona validissima, sulla quale riponiamo piena fiducia, basti dire che ha le chiavi dell'ufficio". Catalin invece - dal 21 aprile - non può più presentarsi al suo capo perché è stato fermato a Roma - dove si trovava per lavoro, con un collega – dopo i controlli che la polizia effettua di routine sugli ospiti degli alberghi. Sono emersi precedenti penali giudicati sufficienti all’espulsione, anche se datati e già giudicati. "Da minore Catalin - ci aiuta a capire il suo avvocato, Stefano Greco - era stato denunciato per una serie di reati contro il patrimonio (un paio di furti, ndr) e poi, un anno fa, per lesioni durante una rissa, a Massa Carrara".
Le condanne per furto durante la minore età vengono estinte perché supera brillantemente la ‘messa alla prova’, quell’istituto previsto dalla legge italiana per i minorenni, che permette ai giovani di ottenere l'estinzione del reato commesso con un percorso di riparazione e crescita personale. Lo scorso anno però, a 20 anni, Catalin trascorre le ferie a Massa Carrara e una sera, “vengo aggredito da un tipo ubriaco in un bar – ci racconta lui stesso – ho reagito per difesa e gli ho dato un pugno”. Comunque sia, chiesto il patteggiamento, Catalin si vede riconoscere le attenuanti e viene condannato per lesioni a 8 mesi, con la sospensione della pena, proprio perché non ha precedenti specifici. Poi continua la sua vita e il suo lavoro. Adesso, “una rissa tra ragazzi avvenuta un anno fa può essere considerata un comportamento che compromette la dignità umana e i diritti fondamentali della persona? Assolutamente no – continua l’avvocato Greco. I ‘motivi imperativi di pubblica sicurezza’ sono altra roba: un tentato omicidio, uno stupro, un sequestro”. Si ricorrerà, nei 20 giorni previsti, contro il decreto prefettizio, per quella che sembra una forzatura, ma intanto Catalin è tornato in Romania e, se il giudice non dovesse riconoscere il contrario, dovrà aspettare 5 anni prima di poter tornare in Italia. Per ora Catalin è certo di una cosa soltanto: si dice felice di essere uscito dal Centro di espulsione: dove viveva "in stanze di 8, 10, 12 persone, senza conoscerle - ci ha detto al telefono -, con un'ora al giorno per giocare a calcio".
La storia contiene almeno un altro vizio. Da una parte infatti si vede come il Ministero dell’Interno non comunichi con quello della Giustizia: i reati che risultano ai carabinieri sono quelli che derivano dalle denunce, non dall’esito giudiziario. I reati vengono comunicati al prefetto per quello che è il fatto denunciato, non giudicato, e il prefetto li considera per poi interpretare, a sua discrezione, la legge, e decretare l’eventuale espulsione. “E questo è assurdo – dice l’avvocato Greco -. Questa persona può rimanere in attesa nel Cie anche per 6 mesi, o doversene andare domani: ma non si può decidere una cosa del genere per un ragazzo di questo tipo”. Esiste poi anche un vizio di forma, ci spiega. Riguarda il fatto che una persona fermata dalle forze dell’ordine può essere trattenuta al massimo per 4 giorni, in attesa di convalida, mentre invece Catalin è stato trattenuto dal 21 al 26 aprile. “Questo a mio parere è incostituzionale – continua Greco – perché contrasta l’articolo 13 comma 3 della Costituzione e inoltre è in contraddizione con l’art. 390 del codice di procedura penale, che appare molto più garantista”. È soltanto il testo unico sull’immigrazione (d.l.vo 286/98) a creare scompiglio. “Lì infatti sta scritto (articolo 13 comma 5 bis) che le 48 ore vanno calcolate non dal fermo ma da quando viene emesso il provvedimento di espulsione”. Insomma, un pasticcio. L'avvocato Greco intende fare ricorso in Cassazione e chiedere un pronuniciamento anche alla Corte Costituzionale.
Se la legge fosse legge e fosse giusta, perché allora Catalin non è stato espulso il giorno stesso della rissa? Dove si concretizza lo stato di diritto di un cittadino comunitario che lavora e paga le tasse? E’ angosciante per tutti noi sapere che la burocrazia può ingoiarti perché non comunica con se stessa, o è in contraddizione con se stessa.
“Catalin è arrivato a Milano da solo, quando era poco più di un bambino ed era un bullo di strada come ce ne sono tanti”, ci racconta Paolo Tartaglione, della cooperativa Arimo. “Ruba, e per due volte viene beccato e denunciato. Seguito dai servizi sociali per un anno e mezzo, supera brillantemente la 'messa alla prova'”. Sotto la guida degli educatori poi, Catalin impara a crescere, poco alla volta, con tanta fatica, “sua e degli adulti che si sono spesi per lui”, continua Tartaglione: “Che senso ha investire tanto tempo, energie e soldi pubblici su un ragazzo, per poi espellerlo quando è perfettamente inserito e utile alla società?”. Calcolando solo il periodo trascorso in comunità (un anno e mezzo), il recupero di Catalin è costato all'Italia almeno 50mila euro.
di Michela Dell'Amico
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Il decreto legge 181 del 01/11/2007 venne reso operativo in 24 ore, all’indomani dell’omicidio commesso dal rumeno Nicolae Mailat ai danni di Giovanna Reggiani, moglie di un capitano di vascello della Marina militare. Detto decreto modificativo del D.Lvo 30/2007 non venne convertito in legge ed il Governo dovette emanare un nuovo decreto il 249/2007. Anche quest’ultimo decreto non fu convertito. Venne allora presentato uno schema di decreto legislativo che modificava il decreto 30/2007 che recepiva la direttiva europea 2004/38/CE approvato con d.l.vo 32/2008 che recepiva le disposizioni dei due precedenti decreti non convertiti.. La modifica principale è l’ampliamento dei casi in cui si applicano l’espulsione e gli altri provvedimenti giudiziari: viene introdotto il concetto di “motivi imperativi di pubblica sicurezza”, che rende il provvedimento immediatamente operativo (mentre negli altri casi c’è un mese di tempo) e quindi il ricorso è di fatto inibito, e non è neanche necessaria la presenza dell’espulso alle eventuali udienze che ne derivano. Il nuovo comma 7-ter dell’articolo 20, spiega, nel dettaglio:
“I motivi di pubblica sicurezza sono imperativi quando il cittadino dell’Unione o un suo familiare, qualunque sia la sua cittadinanza, abbia tenuto comportamenti che compromettono la tutela della dignità umana o dei diritti fondamentali della persona umana ovvero l’incolumità pubblica, rendendo la sua permanenza sul territorio nazionale incompatibile con l’ordinaria convivenza”.