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Sarà forse l’ennesima boutade del Carroccio. Sarà forse l’inizio di una nuova offensiva. Sarà forse il tentativo di distogliere l’attenzione dalla rottura nel Pdl tra i due fondatori Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, rottura fondata anche sulle politiche per l’immigrazione. Fatto sta che la Lega rilancia: esame di italiano obbligatorio per gli extracomunitari che vogliono aprire un negozio in Italia. E non solo: via le insegne multietniche, niente geroglifici, niente arabo, niente cinese, a favore magari del dialetto. E allora – come segnala il sito “Stranieri in Italia” – c’è chi immediatamente si è attrezzato: a Grumello Cremonese un’insegna Döner Kebab si è ironicamente trasformata in poche ore in “El buffett imbütid de carne”.
Il pacchetto di provvedimenti è contenuto nell’emendamento al decreto legge sugli incentivi, di prossimo esame della Camera, presentato alla Commissione attività produttive e finanze dalla deputata leghista Silvana Comaroli: nelle intenzioni del Carroccio dovrebbero essere le regioni a decidere se l’autorizzazione all’attività di commercio debba o meno essere legata al superamento della prova di italiano. Una proposta che troverebbe appigli formali nella difesa della salute dei consumatori: sapendo l’italiano, infatti, gli immigrati sarebbero in grado di capire e applicare nei loro negozi le norme igienico-sanitarie relative agli ambienti e alla sicurezza alimentare dei prodotti. L’emendamento è solo all’inizio del suo iter, visto che deve ancora superare il vaglio di ammissibilità in Parlamento.
Un’idea non nuova, quella del test obbligatorio di italiano: la conoscenza della lingua dovrebbe essere uno dei requisiti essenziali richiesti agli immigrati per ottenere in futuro il permesso di soggiorno a punti ed è già adottata dal comune di Prato, giunta di centrodestra, nel regolamento per l’apertura di negozi, bar e ristoranti da parte degli stranieri. Un’idea, però, che fa nascere una contraddizione: superare un test di italiano, infatti, non è obbligatorio per ottenere la cittadinanza, come invece forse dovrebbe essere.
Dalla Lega, infine, anche un altro emendamento, questa volta per le aziende: gli imprenditori che avranno bisogno di personale aggiuntivo per la produzione di beni per i quali sono previsti incentivi dovranno assumere in via prioritaria personale proveniente dai paesi dell’Unione europea. Una norma discriminante che, se non sarà rispettata, provocherà il decadimento automatico degli incentivi stessi.

di CS

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