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C’è anche il rispetto per la persona umana “anche se si tratta di immigrati clandestini” tra le motivazioni che hanno provocato prima lo scontro feroce poi la rottura nel Popolo della libertà tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini alla direzione del partito del 22 aprile. L’ex leader di An ha ribadito in modo chiaro di non volersi appiattire al Nord sulle posizioni della Lega, considerate spesso al limite della xenofobia e del razzismo. “Cacciare un bambino se il padre immigrato perde il lavoro – ha tuonato dal palco il presidente della Camera – viola la dignità umana. Come i medici spia nei pronto soccorso”. Immediata la replica del presidente del Consiglio, dallo stesso palco: “Nella legislazione sugli immigrati – ha attaccato Berlusconi – la Lega ha fatto proprie le posizioni di An. Non siamo noi la fotocopia della Lega, ma la Lega di An”.
Replica piccata anche dal Carroccio, a poche ore dallo scontro in diretta tv. Umberto Bossi ha minacciato la fine dell’alleanza con il Pdl: “Il Nord è stufo di sceneggiate, rinvii e tentennamenti – ha spiegato il leader della Lega – io devo interpretare le richieste della base e fare le riforme”. “Sull’immigrazione abbiamo seguito una linea coerente – ha aggiunto in un’intervista il neo governatore del Piemonte Roberto Cota – che parte dalla legge Bossi-Fini, attuata in quello che era il suo spirito. Quella legge è una pietra miliare: ha ancorato la presenza sul nostro territorio degli immigrati all’esistenza di un lavoro e di una casa”.

di CS

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