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Avrà il permesso di soggiorno, potrà venire in Italia per accudire i figli. E’ finita bene a Trento la vicenda di un giovane ecuadoregno, padre di tre bimbi, che non poteva mettere piede nel Belpaese perché senza lavoro e senza permesso, quindi clandestino. A far scattare il ricorso al tribunale dei minori la moglie dell’uomo, occupata come badante a Lavis e regolare in Italia. Il giudice Luciano Spina prima ha appurato la sofferenza e le difficoltà nella crescita dei tre bimbi – che hanno dai pochi mesi ai 4 anni – a causa della lontananza dal padre. Poi ha deciso che, in questo caso, l’interesse dei minori era superiore a quello della difesa delle frontiere e che i figli avevano il diritto di crescere e di essere educati da entrambi i genitori. La difesa della coppia aveva chiesto alla corte di autorizzare l’ingresso e la permanenza di un clandestino in Italia “per gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico e tenuto conto dell’età e delle condizioni di salute del minore” ed ha avuto ragione. Una materia questa, però, molto controversa: come già raccontato da Mixa, all’inizio di marzo la Cassazione aveva respinto un simile ricorso, presentato a Milano da un irregolare albanese, sostenendo che la tutela delle frontiere prevaleva sul resto e smentendo una sua recente pronunciazione.

di CS

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