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Sconfinamento nelle competenze dello Stato in materia di immigrati e di integrazione. La Campania finisce di nuovo – ed è la quindicesima volta – davanti alla Corte Costituzionale: il consiglio dei ministri, che si è svolto il 16 aprile, ha deciso infatti di impugnare la legge regionale numero 6 del 2010, approvata dal consiglio uscente, che conteneva norme per l’accoglienza, la convivenza e l’integrazione degli stranieri. Al governo, in particolare, non è piaciuta l’idea di allargare gli interventi e l’accesso ai servizi socio-assistenziali, socio-sanitari, di formazione e di integrazione anche agli immigrati senza regolare permesso di soggiorno. "Disciplinando e agevolando il soggiorno degli stranieri che dimorano irregolarmente nel territorio nazionale – si legge in una nota – si incide sulla disciplina dell'ingresso e del soggiorno degli immigrati che, come più volte affermato dalla Corte Costituzionale, è riservata allo Stato”. Secondo l’esecutivo, dunque, questa legge si arroga competenze specifiche dello Stato e contrasta con le norme contenute nella legge 94 del luglio 2009 che configura la clandestinità come reato e sancisce il respingimento, l’espulsione o la detenzione nei Cie come conseguenze per gli irregolari.
Non è la prima volta che, seguendo gli stessi principi e indicando le stesse motivazioni, il governo impugna i provvedimenti delle Regioni in queste materie: a febbraio è successo alla Puglia per la legge 32 approvata nel 2009 e prima ancora alla Toscana per la legge 29 sempre del 2009.

di CS

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