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Montecitorio: via libera a 4 mozioni sull'immigrazione. Tra le indicazioni al governo il contrasto allo sfruttamento degli irregolari e tempi più brevi per i permessi di soggiorno e i rinnovi. No dell'aula al Pd su benefici e tutele per gli immigrati che denunciano i loro sfruttatori

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Il sì deciso ai respingimenti in mare, al reato di clandestinità, all’opposizione ferrea degli irregolari viene ribadito con fermezza. Nelle politiche sull’immigrazione della maggioranza, però, comincia a far capolino anche altro: nella mozione sul tema, presentata congiuntamente da PdL e Lega e approvata giovedì 8 aprile alla Camera, risuonano anche le parole integrazione, lotta al lavoro nero, maggior velocità burocratica per ottenere permessi di soggiorno e rinnovi.
Sembra quasi cominci a penetrare la linea di condotta segnalata dal ministro dell’Interno Roberto Maroni dopo i fatti di via Padova a Milano. Per l’opposizione, invece, anche con questa mozione, il centrodestra dimostra di muoversi in continuo clima propagandistico ed elettorale. Da Pdl e Lega proposte e idee che certo non brillano per concretezza – a differenza di almeno un paio di soluzioni presentate dal Pd e poi bocciate – ma che costituiscono comunque un sostanziale passo avanti rispetto alla repressione nuda e cruda. Non si deve dimenticare poi che le mozioni sono atti di indirizzo politicamente impegnativi, una sorta di cornice entro cui si deve muovere l’azione di governo.



Le proposte della maggioranza. “Su questi temi nessun cambio di passo” ci tiene subito a precisare Massimiliano Fedriga, deputato leghista trentenne, tra gli estensori per il Carroccio della mozione che ha avuto il via libera di Montecitorio. “Sugli immigrati – continua – i nostri principi restano gli stessi: serio contrasto ai clandestini da un lato e tutela di chi arriva e lavora in modo regolare dall’altro”. Sul primo fronte i principi sono di sicuro stati declinati in azioni concrete come i respingimenti in mare e i rimpatri degli irregolari. “Le altre misure da adottare subito – spiega Fedriga – riguardano il lavoro nero: bisogna aumentare  i controlli e colpire le aziende che usano gli irregolari. Bisogna anche evitare le distorsioni: ci sono aziende italiane che aprono filiali o nuove società all’estero, per esempio in Romania, con regimi fiscali e previdenziali agevolati. Poi mandano a lavorare in Italia in trasferta operai assunti in questi Paesi, sottopagandoli. E’ manodopera a bassissimo costo, è concorrenza sleale”. Plauso della Lega anche ai comuni di Brescia e Prato che hanno reso obbligatorio il test della lingua per gli immigrati extracomunitari che vogliono aprire nuove attività commerciali o che lavorano come liberi professionisti. “Non ci può essere un’integrazione al contrario – dice Fedriga – conoscere lingua, leggi e costumi per l’immigrato significa integrarsi”.
Tra le priorità del governo, però, secondo la mozione della maggioranza già approvata, devono esserci anche la pubblicazione in tempi brevi del piano per l’integrazione annunciato dal ministro Sacconi e il potenziamento degli uffici amministrativi competenti “affinché – si legge nel documento – entro la fine della legislatura i permessi di soggiorno siano rilasciati e rinnovati nei tempi previsti dalla legge”, cioè 20 giorni. Non solo: Pdl e Lega chiedono anche all’esecutivo di “adottare opportune iniziative per valorizzare l’apporto dei lavoratori immigrati al progresso economico e sociale del Paese” e di abbandonare le logiche “dell’assimilazione e del multiculturalismo, entrambi rivelatisi fallimentari, prevedendo iniziative volte alla promozione della conoscenza e del rispetto di reciproche identità culturali”.
“In sostanza però – spiega ancora il leghista Massimiliano Fedriga – gli immigrati ora hanno capito che in Italia facciamo rispettare le regole e che chi non le rispetta viene allontanato. Questo è fondamentale. Ribadisco: chi viene regolare è ben accetto, chi delinque avrà una ferrea opposizione”.



Idee Pd bocciate. Completamente diversi i presupposti da cui parte la mozione presentata dal Partito democratico e bocciata dall’aula di Montecitorio. Definita l’impostazione data al documento, concrete le iniziative suggerite. “Rosarno e via Padova – spiega Jean Léonard Touadi, deputato democratico di origine congolese, tra gli estensori del testo – non sono solo episodi di cronaca. Messi in fila ci dicono che l’immigrazione non va più trattata con la logica dell’emergenza. Il fenomeno non è recente, va pianificato perché ormai siamo alla seconda generazione”.
Far tirar fuori al ministro del Welfare Maurizio Sacconi il piano per l’integrazione, più volte promesso e più volte annunciato come imminente, l’obiettivo di queste mozioni da parte dell’opposizione. “È una sfida non raccolta – continua Touadi – forse conviene gestire l’immigrazione come emergenza perché, a scopi elettorali, non servono soluzioni”. Per il Partito democratico la maggioranza non è in grado di produrre una legge organica sull’immigrazione a causa “della guerriglia legislativa della Lega sul tema”.
Due le proposte più importanti contenute nel documento messo a punto da Livia Turco, da usare come strumenti contro il caporalato: l’introduzione nell’ordinamento italiano del reato di grave sfruttamento del lavoro e soprattutto l’allargamento dei benefici e delle tutele contenute nell’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione anche agli irregolari che denunciano i loro sfruttatori. Benefici e tutele di cui godono ad esempio minori e prostitute che denunciano datori di lavoro in nero e aguzzini. “Su questo punto – apre cautamente il leghista Massimiliano Fedriga – si può discutere, non escludo nulla a priori”. “La mozione poteva essere approvata anche in parti separate – ribatte Touadi – non c’è stata alcuna apertura”.
Un percorso di dialogo con il governo, però, sembra essersi avviato. L’esponente democratico racconta di un’apertura di Maroni sull’idea, definita “praticabile”, di trasferire ai comuni i rinnovi dei permessi di soggiorno: il ministro sarebbe pronto a firmare con l’Anci l’accordo. Viminale al lavoro anche per potenziare gli uffici amministrativi e velocizzare i processi. Tutte iniziative appoggiate anche dal Pd che però rilancia denunciando la mancanza di un potenziamento dei controlli sul lavoro nero e il no alla possibilità di regolarizzazione – come successo per colf e badanti – dei lavoratori del comparto agricolo che tornano in Italia da anni.

Via libera alle altre mozioni. Sono ben 4 su 5 – il no è stato solo per quella del Pd – le mozioni sull’immigrazione approvate in toto o in parte giovedì 8 aprile, alla Camera. Dall’aula di Montecitorio via libera anche a un documento bipartisan, a uno dell’Udc e in parte a uno dell’Italia dei Valori. In quest’ultimo caso sono state recepite solo le indicazioni che impegnano Palazzo Chigi “ad adottare iniziative, anche di carattere economico, in favore della tutela dei minori stranieri non accompagnati” e “ad affrontare il tema della politica migratoria come questione europea”.
Al centro del testo firmato per l’Udc da Savino Pezzotta, invece, la richiesta all’esecutivo di procedere urgentemente a un nuovo decreto flussi e di “attuare lo strumento della protezione sociale per le vittime di tratta e di traffico di persone”.
Tutto giocato sulla lotta al lavoro nero e sull’integrazione il testo bipartisan, firmato da Pino Pisicchio di Alleanza per l’Italia: nella mozione la richiesta al governo di promuovere una politica di integrazione in cui si realizzano “i presupposti di legalità e della sicurezza, ma anche la promozione della famiglia e dei diritti delle giovani e giovanissime generazioni di immigrati, di un welfare capace di garantire il diritto allo studio, alla casa, alla salute degli immigrati regolari”.

 

Leggi qui il testo completo delle mozioni

di Chiara Semenzato

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Il lavoro nero in cifre

Lavoro nero: questo il prossimo nemico da abbattere, anche in materia di immigrazione, almeno spulciando le mozioni presentate la scorsa settimana alla Camera. Tra le misure da potenziare subito, secondo tutti i partiti, i controlli alle imprese per individuare in modo rigoroso quelle che lavorano con gli stranieri irregolari e che vanno sanzionate. In agenda anche non meglio specificate attività per far emergere lo sfruttamento, in particolare nel settore dell’agricoltura.

 

Ma quante sono in Italia le persone che lavorano in nero? Quanti cadono nel tunnel del sommerso? Difficile, data la materia, avere dati precisi. Cifre attendibili, però, basate su calcoli e stime, arrivano dalla Uil che ha analizzato il fenomeno in un rapporto pubblicato all’inizio di febbraio e che ha definito il lavoro sommerso “una piaga che dilania il Paese, un fenomeno invisibile che ha effetti reali e devastanti”. A livello nazionale, il tasso di irregolarità lavorativa, secondo il sindacato guidato da Luigi Angeletti, si è attestato nel 2009 al 15,6% sul totale degli occupati, con un leggero calo – dello 0,4% – rispetto all’anno precedente. Trasformando le fredde cifre significa che con il lavoro nero hanno a che fare in media 16 lavoratori su 100, in totale circa 3,7 milioni di persone. Diminuzione a parte, legata soprattutto alla riduzione della ricchezza prodotta a causa della crisi, il lavoro irregolare è aumentato in 7 regioni e 31 province: un giro d’affari da 154 miliardi di euro, che sfuggono a ogni tipo di tassazione e che incidono sul Pil per il 10,3%.

 

Cifre che fanno riflettere. A soffrire di più la piaga è il Sud dove 21 persone su 100 lavorano nel sommerso con un fatturato del settore di oltre 52 miliardi di euro. Nel Nord i lavoratori in nero sono 13 su 100 (oltre un milione e 600 mila persone) per un fatturato di 71 miliardi e mezzo di euro. Quindici su 100 gli irregolari al Centro (714 mila persone) per un fatturato di oltre 30 miliardi di euro.

 

Sono 8 le regioni ad avere un tasso di irregolari più alto rispetto alla media nazionale. “In un’ideale classifica regionale (negativa) – si legge nel rapporto della Uil – spicca il dato della Calabria dove il tasso di irregolarità è del 24%”. Seguono la Sicilia (22,7%), la Campania (21,9%) e la Puglia (20,7%). Dati poco confortanti anche a Trento e Bolzano, dove il lavoro sommerso riguarda rispettivamente il 15,6 e il 14,7% degli occupati. A livello di province, la maglia nera spetta a Vibo Valentia (25,8%), seguita da Agrigento, Caltanissetta ed Enna. Ma colpiscono anche le cifre che arrivano dalla Toscana con il 18,1% di irregolari a Prato e il 17,1% ad Arezzo.

 

“Le più virtuose, si fa per dire, sono le province di Bologna, Milano, Parma, Piacenza e Modena” con percentuali di lavoratori irregolari che comunque superano il 10%. “Queste elaborazioni – ha spiegato Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil – certificano come il lavoro sommerso ed irregolare sia fortemente insediato nel Sud, ma trovi terreno fertile anche nelle zone più ricche del Paese”.

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