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La tratta di esseri umani, o trafficking è in allarmante crescita in tutto il mondo ma in Italia è particolarmente difficile da contrastare dopo l'introduzione del reato di clandestinità. Se n'è parlato durante il seminario "Trafficking, dalla parte delle vittime", che si è svolto a Roma con il sostegno del Ministero per le Pari Opportunità, dalla collaborazione tra l'UNICRI (United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute) e l'Unione forense per la tutela dei diritti dell'uomo (UFTDU).


"Poichè nel 99% dei casi le vittime di tratta non hanno il permesso di soggiorno, la legge italiana ha aumentato la difficoltà a rivolgersi alle autorità per denunciare lo sfruttamento subito, e ha rafforzato l'isolamento di questi sfruttati", ha denunciato l'avvocato Lorenzo Trucco, presidente dell'Asgi (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione), relatore al seminario.

L'articolo 18 del Decreto Lgs 286/1998 offre alle vittime di tratta che denunciano gli sfruttatori la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno e iniziare un percorso di inserimento sociale in Italia, ma "è applicato a macchia di leopardo sul territorio italiano" dice Trucco. L'efficacia di tale norma infatti dipende dalla presenza di associazioni per la tutela delle vittime di tratta.


Il seminario vuole essere un primo passo verso un percorso di formazione e informazione, che consenta una attiva partecipazione da parte del pubblico per poter confrontare le esperienze quotidiane e fornire stimoli per un maggiore approfondimento della materia. Tutti gli Stati sono toccati dal fenomeno della tratta, o come paesi d'origine, o come luoghi di transito oppure come destinazioni finali di questi viaggi. L'UNICRI è impegnatone nel contrasto alla tratta da 10 anni, attraverso azioniconcertate che coinvolgono le istituzioni internazionali, in primo luogo l'ONU, nazionali e locali, oltre alla società civile.

Si unisce al tema anche il progetto 'Prevenzione e lotta alla tratta delle minorenni dalla Nigeria verso l'Italia', finanziato dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Esteri. Le donne, avvalendosi dell'articolo 18, possono denunciare il trafficante. Ma troppo spesso non lo fanno perchè irregolari.

Infatti, "la disponibilità ad accogliere le domande di regolarizzazione, sempre in base all'art. 18, varia da questura a questura", dice l'Avv. Enrica Casetta, consulente per l'associazione Tampep Onlus di Torino, e "spesso la denuncia non viene accolta per semplici incongruenze nei racconti della vittima".

di MiDA

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