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E' l'attività più svolta dagli stanieri che vivono in Italia. Molti lavorano in nero. Accudiscono anziani, disabili e bambini. Negli ultimi dieci anni il loro numero è cresciuto del 44%. Il governo studia un provvedimento per fare incontrare domanda e offerta e combattere l'evasione fiscale
Sono circa un milione e mezzo i collaboratori domestici in Italia. La maggior parte di loro, circa il 72%, è straniera. Negli ultimi dieci anni il loro numero è cresciuto del 44%. Purtroppo solo un terzo ha un contratto di lavoro regolare.
Parallelamente crescono anche le famiglie che fanno richiesta di servizi di assistenza e cura: dai due milioni del 2003 si è passati ai due milioni e mezzo del 2010 (+27%). Essendo però molto diffuso il lavoro nero non si può essere sicuri dei numeri. I dati sono stati rivelati dal direttore del Censis, Giuseppe Roma, in occasione del convegno “La diffusione dei servizi alla persona nella trasformazione del welfare”, organizzato per presentare il Piano di azioni di sistema per lo sviluppo dei sistemi integrati di servizi alla persona, realizzato dalla direzione generale dell’Immigrazione e delle politiche dell’integrazione del ministero del Lavoro e delle politiche sociali, con il supporto di Italia lavoro.
E' l'attività più diffusa tra gli stranieri che vivono in Italia. Il 42% di loro fa questo mestiere. Più della metà - il 55% - lavoro esclusivamente presso una sola famiglia, mentre il 15,4% dipende da due e il 30% si occupa di 3 o più famiglie.
Il loro ruolo è fondamentale per l'assistenza. Il 42% si occupa degli anziani, il 28% dei non autosufficienti, mentre nel 23% dei casi la cura è anche medica. Il 21% fa anche assistenza notturna. Il 14% si occupa anche dei bambini, mentre addirittura il 19% degli animali.
L'analisi è essenziale per mettere a punto il Piano sui servizi alla persona, che ha come obiettivo la qualificazione del lavoro di cura. Il punto essenziale è fare incontrare domanda e offerta. Si sta pensando a corsi di formazione per gli addetti al settore che dureranno 80 ore al massimo.
Il Piano ovviamente punta anche alla lotta al lavoro nero, attraverso la regolarizzazione di colf e badanti, tramite lo strumento del voucher.
di Francesco Bianco (26 gennaio 2012)
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I bassi tassi di partecipazione delle donne al mondo del lavoro sono principalmente dovuti alla necessità di occuparsi della famiglia. Diventano quindi essenziali politiche che aiutino le lavoratrici a conciliare il proprio impiego con gli impegni familiari. Uno strumento che sta funzionando in diversi Paesi è quello del voucher di conciliazione, che permette di trasferire risorse ponendo dei vincoli nel loro utilizzo per garantire che tali fondi vadano a soddisfare bisogni predeterminati. In particolare, in Francia, Regno Unito e Belgio, lo Stato riconosce il carattere meritorio di alcuni servizi (per esempio, l'assistenza domestica). Il caso che più di tutti sta funzionando è quello francese. Parigi ha istituito i Cesu, i voucher universali per servizi di assistenza e cura, che possono essere utilizzati per pagare una badante, una babysitter, o per l'asilo privato, nonché essere acquistati ed elargiti dalle aziende alle proprie lavoratrici. Lo Stato mette la differenza tra costo del lavoro nero e quello del lavoro regolare. Hanno diversi vantaggi: sono un contributo a tutti, hanno un effetto positivo sulla riemersione del nero e creano risparmi. Con una spesa pubblica di circa 300 milioni all’anno, si otterrebbe, come è successo in Francia, un’emersione poderosa del sommerso (il voucher può essere utilizzato solo con contratti regolari) che porterebbe nelle casse dell’Inps almeno 1,3 miliardi all'anno di contributi sociali aggiuntivi e in quello dello Stato entrate consistenti per l’emersione di nuovi contribuenti.