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Migliaia di braccianti stranieri impiegati per la raccolta del 62% delle clementine coltivate in Italia. Molte le truffe ai danni dell'Inps. La metà di loro lavora completamente in nero. Molti italiani si iscrivono alle casse della previdenza, ma a lavorare nei campi ci vanno gli extracomunitari. Intanto nella zona soffia un preoccupante vento di razzismo

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Dodicimila stranieri lavorano nella Piana di Sibari in Calabria durante la stagione di raccolta degli agrumi, che ha raggiunto il suo apice nelle scorse settimane. A raccogliere le clementine sono in larga maggioranza immigrati: albanesi, bulgari, maghrebini, polacchi, romeni e ucraini in primis, che negli ultimi periodi sono stati affiancati da asiatici, soprattutto bengalesi e pachistani. 

 

La situazione nella Piana di Sibari è balzata sotto la lente d'ingrandimento della cronaca dopo che una trentina di lavoratori migranti si sono accampati sulla spiaggia, vicino al porto. Hanno per casa delle tende o dei ripari fatti di plastica e stracci.

 

In questa zona, che va da Cassano allo Jonio e Corigliano Calabro, si producono due milioni e mezzo di quintali annui, pari al 60% della produzione nazionale di clementine. Si raccolgono dalla metà di ottobre alla fine di gennaio. Il tempo è poco e servono moltissimi manovali. 

 

Funziona così: reclutamento all'alba e due tipi di salario. 20-25 euro alla giornata oppure 1 euro, 1,20 euro a cassetta. Un posto letto costa intorno ai 150 euro al mese. Una casa dai 500 ai 1000 euro. Per gli italiani l'affitto non supera i 300 euro. 

 

Circa 6.000 di loro hanno un contratto solo apparentemente regolare: sono iscritti nelle liste Inps, ma sono truffati dai datori di lavoro che segnano solo poche giornate rispetto a quelle effettivamente lavorate. L'altra metà è completamente in nero.  

 

Ma alcune associazioni parlano addirittura di frodi molto più pesanti. Figurebbero all'Inps il 30-40% di falsi braccianti, italiani che stanno a casa e prendono i contributi, mentre il lavoro nei campi è fatto dagli stranieri. Una truffa documentata dallo scandalo Inps del 2009, quando una funzionaria denunciò alla procura che intere famiglie si dichiaravano braccianti agricoli senza esserlo. 

 

di Francesco Bianco (9 gennaio 2012)

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Aria xenofoba nella zona

 

 

 

Sono pessimi i segni di razzismo nella piana. Simboli che richiamano al nazismo sotto alla scritta “Fuori i musulmani” vicino alla moschea di Schiavonea. Sono mesi che nella zona della Calabria si assiste a una sempre maggiore aggressività nei confronti degli stranieri e dei rom. Il centro religioso e culturale islamico è presente da più di 20 anni. E molti degli abitanti non hanno gradito l'accampamento al porto degli immigrati e sostengono che ci siano troppo pochi controlli di polizia. Episodi molti gravi si sono verificati l’estate scorsa, nella notte fra il 22 e il 23 luglio, con ronde, pestaggi e caccia al rom che hanno segnato la rivolta della vicina città di Rossano contro gli immigrati.