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Non solo operai, badanti, domestici, impiegati e piccoli imprenditori. Tanti, tantissimi, sono gli immigrati che lavorano in campagna e che sempre più spesso sostituiscono gli italiani. Al di là del Sud Italia balzato alla cronaca con i tristi fatti di Rosarno, i campi del Nord sono pieni di stranieri addetti alla raccolta dell'uva, degli ortaggi, alla coltivazione dei fiori e alla cura del bestiame. Nella bassa Val Padana ci sono diversi distretti agricoli in cui indiani, cingalesi, bengalesi lavorano la terra. In provincia di Mantova per esempio, dove qualche anno fa uno straniero è morto di fatica nei campi. Ma lungo tutto il Po e a ridosso della Liguria e del Piemonte ci sono situazioni simili. Mixa visiterà presto questi Paesi per raccontare la vita di chi ci abita e lavora. Intanto è proprio di questi giorni l'appello della Confederazione italiana agricoltori (Cia) al governo affinché emani presto il decreto flussi che prevede l'ingresso di 80mila lavoratori stagionali. L'urgenza è motivata dal fatto che presto inizierà il periodo dei raccolti agricoli. Non c'è tempo da perdere secondo gli agricoltori altrimenti "molti raccolti saranno a rischio". La loro organizzazione insiste anche sulla revisione delle procedure di assunzione degli immigrati che "tenga conto dell'esigenza prioritaria di accorciare i tempi e di semplificare il processo". Un punto fondamentale insomma anche per evitare abusi e rischi di sfruttamento da parte dei datori di lavoro.
di Ginevra Battistini
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