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Sono passati oltre due anni, ma finalmente è arrivato il regolamento sull'accordo d'integrazione tra lo straniero e lo stato. Il provvedimento era previsto, infatti, dal famigerato pacchetto sicurezza del 2009. In sostanza si chiede a chi arriva in Italia dal 10 marzo dell'anno prossimo (quindi non vale per chi è già qui o che arriverà prima di questa data) di imparare l'italiano e l'educazione civica, oltre a mandare i figli a scuola. Pena, l'espulsione. 

 

Parte quindi l'annunciatissimo permesso a punti, un sistema - già utilizzato in altri Paesi europei - che prevede premi e punizioni a secondo di come si comportano gli immigrati, secondo un modello messo a punto dagli ormai ex ministri dell'Interno Maroni e del Welfare Sacconi. 

 

Andando per ordine, va subito ricordato che l’accordo deve essere firmato presso lo Sportello unico per l’immigrazione o in Questura dagli stranieri che abbiano almeno sedici anni. Da quel momento ci si impegna a raggiungere una conoscenza di livello A2 dell'italiano (è uno standard piuttosto basso) e delle principali norme contenute nella nostra Costituzione, oltre che delle ”istituzioni pubbliche” e “della vita civile in Italia”, in particolar modo per quanto riguarda sanità, scuola, servizi sociali, lavoro e obblighi fiscali. Obbligatorio far frequentare ai figli la scuola dell’obbligo, oltre a sottoscrivere la “Carta dei valori della cittadinanza e dell'integrazione” del ministero dell’Interno.

 

Al momento della firma si acquistano subito 16 punti. I crediti sono collegati alla conoscenza dell'italiano, ai corsi frequentati e ai titoli di studio di ogni straniero, così come a determinati comportamenti, come la scelta del medico di base, la registrazione del contratto d’affitto e le attività imprenditoriali o di volontariato. I punti però si perdono in caso di condanne penali anche non definitive, misure di sicurezza personali e illeciti amministrativi e tributari.

 

A due anni dalla firma, lo Sportello Unico per l’Immigrazione esamina la documentazione presentata dallo straniero (attestati di frequenza a corsi, titolo di studio ecc.) o, se questa non c’è, lo sottopone a un test. In entrambi i casi la verifica si chiude con l’assegnazione di un punteggio: da trenta punti in su, l’accordo si considera rispettato, da uno a ventinove si viene “rimandati”, con l’impegno a raggiungere quota trenta entro un anno, ma se i punti sono zero o meno si perde il diritto di soggiornare in Italia e scatta l’espulsione.

 

Il Ministero dell’Interno curerà un’anagrafe dei firmatari dell’accordo di integrazione, nel quale saranno registrati anche tutti i punteggi, le cui variazioni verranno di volta in volta comunicate ai diretti interessati. Questi potranno naturalmente accedere all’anagrafe anche per controllare la loro posizione.

 

Dopo la firma si hanno tre mesi di tempo per partecipare a un mini-corso gratuito di “formazione civica e informazione sulla vita civile” che dura tra cinque e dieci ore, svolto nella propria lingua d'origine o, se questo non è possibile, in una lingua a scelta tra: albanese, arabo, cinese, francese, inglese, russo, spagnolo e tagalog. In questa occasione si ricevono anche informazioni sulle “iniziative a sostegno del processo di integrazione” (come ad esempio corsi gratuiti di italiano) attive nella provincia.

 

di Francesco Bianco (19 gennaio 2011)

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La Carta dei valori della cittadinanza e dell'integrazione






E' stata un'idea dell'allora ministro dell'Interno Giuliano Amato. La Carta è divisa in sette capitoli: L'Italia, comunita' di persone e di valori; Dignità della persona, diritti e doveri; Diritti sociali. Lavoro e salute; Diritti sociali. Scuola, istruzione, informazione; Famiglia, nuove generazioni; Laicità e libertà religiosa; L'impegno internazionale dell'Italia.