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Lavoro, fisco, immigrazione: la Cgil vuole risposte dal governo. Questi i temi al centro dello sciopero generale indetto dal sindacato guidato da Guglielmo Epifani per venerdì 12 marzo: 4 ore di astensione dal lavoro con manifestazioni in tutte le piazze italiane. Nel mirino soprattutto la gestione della crisi, che, secondo la Cgil, deve ancora riversare sull’occupazione i suoi effetti più duri e la richiesta di un “fisco giusto” con la riduzione della pressione fiscale per i lavoratori dipendenti. Ma non solo: il sindacato dà voce anche agli immigrati chiedendo “politiche di accoglienza e di lotta alle nuove schiavitù, con la regolarizzazione dei migranti che lavorano, con la sospensione delle legge Bossi-Fini per quelli in cerca di occupazione, con l’abolizione del reato di clandestinità, con il riconoscimento della cittadinanza ai figli di stranieri che nascono in Italia e con l’equiparazione del reato di caporalato a quello di tratta degli esseri umani”. Tutte richieste legittime. Non si può però dimenticare il silenzio assordante arrivato dai sindacati italiani – contrariamente a quanto succedeva invece all’estero – sul primo sciopero dei migranti lo scorso primo marzo. Cgil, Cisl e Uil hanno sì aderito all’iniziativa e dato il loro sostegno, senza però proclamare lo sciopero generale a livello nazionale. Per loro, forse, in quel caso, un’occasione mancata.
di CS
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