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A pochi giorni dall'appuntamento elettorale siamo andati a leggere i programmi dei principali candidati alla poltrona di governatore sui temi dell'immigrazione e dell'integrazione

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Strombazzate in dichiarazioni roboanti a cadenza regolare, in attacchi o commenti che sembrano inevitabili dopo clamorosi fatti di cronaca, quasi sempre nera, le parole “immigrati” e “immigrazione” praticamente spariscono dai programmi elettorali di chi corre per la poltrona di presidente della Regione. È raro imbattersi in questi termini, spulciando la mole spesso poderosa delle proposte dei candidati dei due principali schieramenti. Ancora più raro trovare analisi compiute e proposte concrete: brevi accenni, vaghi riferimenti e via, si passa oltre.

 

Sono altri i temi caldi della campagna elettorale: dalla sostenibilità alla green economy, dalla semplificazione burocratica al sostegno ai lavoratori. Si parla soprattutto di sanità in Lazio, della crisi economica che falcia gli imprenditori in Veneto e Lombardia, di infrastrutture e trasporti in Piemonte, di agricoltura e sviluppo in Emilia Romagna, di crescita economica e ambiente in Puglia.



Degli immigrati ci si occupa poco e male, pur con qualche distinguo: le coalizioni di centrosinistra rivelano più attenzione a questi temi, scarsi gli accenni e le proposte concrete nei programmi dei candidati di centrodestra. 



Una doverosa premessa. Da un punto di vista formale, nessuno stupore di Mixa sulla scarsità di spazi e proposte legate all’immigrazione e all’integrazione nei programmi di governo dei prossimi 5 anni per molte regioni. Il settore è, infatti, di esclusiva competenza dello stato: l’immigrazione è considerata una materia di rilevanza nazionale e solo governo e parlamento possono dar vita alle leggi che la riguardano. Le regioni, insomma, su questo fronte hanno poco potere. Qualcosa di più possono fare sindaci e amministrazioni comunali, chiamati non solo a garantire la sicurezza del territorio, ma anche a introdurre politiche attive, iniziative concrete di integrazione e coesione sociale. Sempre che abbiano le risorse economiche per farlo.



Volo radente sui programmi. Molto empirico il metodo di analisi. Dopo aver scelto alcune regioni come campione – Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Puglia – sono stati scaricati i programmi elettorali dei candidati dei due principali schieramenti: Popolo della Libertà e Lega da una parte, Partito democratico e alleati dall’altra. Sfortunatamente, all’11 marzo, non per tutti le proposte elettorali erano disponibili in modo unitario sul web: in questi casi Mixa ha cercato dichiarazioni o commenti recenti sui temi dell’immigrazione e dell’integrazione. A programmi scaricati e stampati, è partita la caccia.



Ecco cosa abbiamo scoperto
. I migliori: Bresso e Errani. Tra i programmi analizzati, a contendersi la palma del 'vincitore' sono due candidati del centrosinistra: Mercedes Bresso in Piemonte e Vasco Errani in Emilia Romagna. Nelle loro corpose proposte – una novantina di pagine per la prima e una settantina per il secondo – all’immigrazione sono dedicati paragrafi specifici e altri riferimenti sono sparsi nei capitoli dedicati ai giovani, alla cultura, alla partecipazione, alla casa, alle pari opportunità.



Per entrambi, analisi delle problematiche e impegni concreti
. Errani, fin dalle prime pagine, parla di “società già multietnica e multiculturale” e vede nella valorizzazione della diversità, nella lotta alle disuguaglianze e nella cooperazione internazionale alcuni valori fondanti del proprio impegno politico. Propone un programma sulla coesione sociale basato sull’alfabetizzazione, sulla mediazione, sulle politiche contro le forme discriminatorie: in concreto parla di centri servizi per immigrati in molti quartieri e di garanzie di accesso per loro ai servizi sociali e sanitari.



Mercedes Bresso focalizza invece la sua attenzione su ciò che serve a creare una società “più aperta e inclusiva”: la lotta al lavoro irregolare, all’abbandono scolastico, all’emarginazione che passano non solo attraverso l’insegnamento della lingua e delle leggi, ma anche attraverso la riqualificazione urbanistica, l’approvazione della legge regionale sull’integrazione degli immigrati, il coinvolgimento delle comunità straniere, la creazione di una rete territoriale per l’accoglienza dei rifugiati. Dalla candidata del centrosinistra alla presidenza del Piemonte anche l’analisi più originale: l’idea che l’innovazione tecnologica sia “uno strumento importante per promuovere l’integrazione sociale perché favorisce la comunicazione tra chi parla lingue diverse, ha diversa cultura e diversa origine etnica”.



Posizioni chiare anche da Filippo Penati, candidato presidente del centrosinistra in Lombardia. “L’immigrazione irregolare non è stata sconfitta dal PdL e dalla Lega – si legge nel suo programma – il permesso di soggiorno a punti è solo punitivo e non inclusivo”. Nella sua analisi la necessità di combattere l’economia sommersa e il lavoro nero per abbattere la richiesta di lavoratori irregolari.



Il silenzio del centrodestra. Molto più difficile trovare idee concrete sull’immigrazione nelle proposte elettorali del centrodestra. I candidati ne parlano poco: una piccola consolazione solo constatando che il tema non è affrontato neppure nel capitolo sicurezza, che si evita – almeno per una volta – l’equazione immigrato uguale delinquente.



In una trentina di pagine di programma, Roberto Formigoni, in corsa ancora per la Lombardia, non parla praticamente mai di immigrati: solo brevi accenni per annunciare che anche i lavoratori stranieri devono aver accesso alle case popolari e che servono nuove politiche abitative, non meglio specificate, “per favorire la convivenza e l’integrazione” e “per non dare spazio ai ghetti”.



Scarsa attenzione anche da Luca Zaia, in corsa per il Veneto: un programma agile dove subito però vengono marcate le distanze, parlando a ripetizione di “nostra gente”, “nostri giovani”, “nostro territorio”. Il candidato si propone di “dare vita alla formazione civica degli immigrati che vogliono vivere onestamente nel nostro territorio” e ci tiene a precisare che “gli alloggi popolari vanno assegnati ai cittadini residenti da almeno 5 anni in regione”.



Un po’ meglio fa Anna Maria Bernini, candidata del centrodestra in Emilia Romagna: fin dalla prima pagina del suo programma parla di immigrazione come bilanciamento di una società che invecchia, “con tutte le opportunità e tutti i rischi che l’immigrazione implica”. Nelle sue pagine, però, anche l’ambiguità legata “all’assistenza privata ai non autosufficienti erogata in modo irregolare” – con implicito riferimento al lavoro delle badanti – e l’impegno per collegare le politiche per la sicurezza a quelle dell’integrazione.



Scuola, cittadinanza, lavoro, centri di espulsione: temi solo sfiorati. Il tetto per gli stranieri nelle classi scolastiche, il permesso di soggiorno a punti, il caporalato e la nuova schiavitù degli immigrati sfruttati in campi e fabbriche, le strutture di accoglienza troppo spesso simili ai lager: nonostante siano sempre al centro di infuocate polemiche politiche, questi temi vengono solo sfiorati da alcuni candidati alle regionali. L’unico a parlare di Cie è Enrico Rossi, in corsa in Toscana per il centrosinistra: nel suo programma dice chiaramente no alle strutture così come sono pensate oggi e sottolinea che si faranno nella sua regione solo se saranno garantite l’accoglienza e l’integrazione. Di cittadinanza per i figli degli immigrati che nascono in Italia parla chiaramente solo Giuseppe Bortolussi, candidato governatore del Pd in Veneto.


In Puglia, il candidato del centrodestra Rocco Palese parla di immigrati solo nella nota dedicata alla famiglia e alla vivibilità, annunciando per loro, senza però specificarli, progetti per la prevenzione e il contrasto del disagio sociale. L’avversario, Nichi Vendola, si limita a ricordare gli obiettivi già raggiunti nel suo mandato appena concluso: l’approvazione della legge per l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati in Puglia e la creazione della consulta regionale.

 

Emma Bonino, in corsa per il centrosinistra nel Lazio, vuole una legge sui rifugiati e una consulta e un osservatorio per analizzare il fenomeno immigrati. La sua rivale, Renata Polverini, sottolinea il “valore dell’immigrazione regolare fonte di sviluppo e di forza lavoro”. 



Strumentalizzati nei periodi di quiete, gli immigrati vengono quasi dimenticati sotto elezioni. Ma immigrazione e integrazione non sono solo parole da cercare nei programmi dei candidati. Sono temi da affrontare, domande a cui rispondere, storie da raccontare. E Mixa le racconterà, la prossima settimana, a un passo dalle elezioni: dalla Lombardia, dal Piemonte, dalla Toscana, dal Lazio, dalla Calabria la voce, le storie, le curiosità dei protagonisti, anche stranieri, di questa tornata elettorale.

di Chiara Semenzato

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