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405 mila i nuovi stranieri che sono arrivati in Italia nel 2010, in calo rispetto ai 2 anni precedenti. La stragrande maggioranza è europea

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Più stranieri in Italia, anzi no. Secondo l’Istat al primo gennaio 2010 erano 4 milioni 279 mila gli immigrati residenti nel nostro paese, cioè regolarmente iscritti all’anagrafe: il 7,1% della popolazione, un dato in aumento rispetto al 6,5% registrato nel 2008. In pratica 405mila persone in più rispetto a un anno prima. Quindi: più stranieri in Italia. In parte è vero, in parte no. Perché, sempre secondo l’Istat, nel 2009 il numero di ingressi di immigrati, pur restando abbastanza elevato, è leggermente calato rispetto ai due anni precedenti.



Gli stranieri, che poi diventano residenti, entrano in Italia per lavoro, fanno più figli e hanno un’età media più bassa degli italiani. Svecchiano, insomma, la popolazione. E’ questa la fotografia scattata dall’Istituto di statistica che ha diffuso gli indicatori demografici per l’anno 2009. Si tratta, per ora, solo di stime – il bilancio demografico nazionale sarà diffuso il prossimo 7 giugno – ma basate sull’analisi delle serie di dati che arrivano ogni mese dai comuni.



I motivi del calo. A rallentare l’arrivo degli stranieri in Italia nel 2009 è stata soprattutto la crisi economica: la diminuzione dei posti di lavoro e l’aumento di chi è in cerca di occupazione ha scoraggiato gli ingressi dall’estero. Per legge, poi, attraverso il decreto flussi, sono solo 150mila gli individui autorizzati a entrare nel paese per lavoro: un numero molto limitato rispetto alle richieste, 740mila ad esempio solo nel 2008. Prevedibile, secondo i ricercatori, un abbattimento delle domande accettate anche a causa dei controlli più serrati, condotti in particolare nel caso di datori di lavoro extracomunitari.



Ininfluenti le badanti, in aumento i ricongiungimenti, in calo le domande d’asilo. Scarsa, invece, per ora l’incidenza della procedura per far emergere il lavoro irregolare di colf e badanti extracomunitarie: i dati cominceranno a influire quando terminerà il lungo processo burocratico che regolarizzerà queste figure. In aumento i ricongiungimenti familiari, in calo, invece, le domande d’asilo: 7.154 il dato provvisorio contro le 10.849 del 2008. Un dato, quest’ultimo, che preoccupa molto il mondo del no profit e del volontariato. “Le misure del respingimento e del blocco delle partenze in Libia – ha commentato Laura Boldrini, portavoce dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (UNHCR) – hanno contrastato la possibilità di usufruire della richiesta d’asilo”. La lunghezza e la pericolosità dei viaggi per arrivare in Italia, poi, rendono sempre più vulnerabili le persone.



Immigrati giovani e prolifici. Contribuiscono, invece, a svecchiare la popolazione, gli immigrati che s’iscrivono all’anagrafe: l’età media degli stranieri è, infatti, di 31,5 anni rispetto ai 44,2 degli italiani. Dei 4,3 milioni di stranieri residenti, inoltre, il 22% ha meno di 17 anni, addirittura il 70% è sotto i 40 anni. Secondo i dati Istat, poi, le donne immigrate giocano un ruolo fondamentale nel recupero delle nascite: non solo fanno più figli delle italiane ma li fanno anche in età più giovane. Qualche numero: 94mila i bambini partoriti nel 2009 da straniere, pari al 16,5% del totale; una media di 2,05 figli a donna, rispetto all’1,33 delle italiane; un’età media del parto che si aggira intorno ai 28,7 anni rispetto ai 31,7 delle italiane.



Da dove arrivano e dove vanno. Andando a spulciare, infine, i dati sulle provenienze, si ha qualche sorpresa: la comunità più rappresentata è quella rumena con 953mila persone, seguita da quella albanese (472mila) e da quella marocchina (433mila). Messe tutte insieme costituiscono circa il 43% delle presenze. Al quarto posto, primi tra le comunità asiatiche, i cittadini cinesi (181mila individui), mentre il primo paese dell’Africa sub-sahariana rappresentato, il Senegal, è solo al 18esimo posto con le sue 71mila persone.



Il Nord resta il polo attrattivo preferito: più di 2 milioni 600 mila gli immigrati che hanno ottenuto la residenza nelle regioni settentrionali, poco più di un milione quelli che si sono fermati nel Centro Italia, meno di 600mila quelli approdati al Sud o nelle Isole. E’ la Lombardia a farla da padrone con 994 mila stranieri residenti, seguita dal Lazio con poco più di mezzo milione di immigrati.


L’analisi, lo precisiamo, non prende in considerazione i migranti irregolari, nel 2008 circa 650mila secondo le stime. Un quadro, però, quello che esce dagli indicatori Istat che sfata molti luoghi comuni. Europei, giovani e con tanta voglia di lavorare: questo il ritratto dei nuovi italiani.

Il testo integrale dell’Istat con tutti i dati

di Chiara Semenzato

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L'INTERVISTA

Gli stranieri comunitari, cioè provenienti dall’Europa, e la loro gestione: questa l’incognita del futuro per il mondo dell’immigrazione in Italia secondo Domenico Gabrielli, ricercatore dell’Istat, responsabile dell’unità “Dinamiche migratorie” del servizio demografico. “L’immigrazione comunitaria – spiega – ha pochi vincoli: dei 4 milioni di stranieri residenti, un milione arriva dall’Est Europeo, da paesi di nuova adesione o ancora fuori dall’Unione”. Paesi, insomma, più vicini al nostro sia per geografia sia per cultura: persone di cui la politica dovrà cominciare a occuparsi. Come non si potrà chiudere gli occhi davanti al numero sempre crescente di immigrati di seconda generazione. “I minori sono già 860mila – spiega il ricercatore – di cui quasi 500mila nati in Italia”.



Perché  nel 2009 si è registrato un calo degli ingressi degli stranieri rispetto agli anni precedenti?

“Il numero di ingressi di stranieri nel 2009 – circa 405mila persone – è leggermente inferiore rispetto ai due anni precedenti, ma 2007 e 2008 sono stati anni eccezionali di arrivi: noi ricercatori ci siamo stupiti perché non ci aspettavamo un aumento così forte, pensavamo invece a un calo sostanziale rispetto alle annate precedenti. In realtà il numero degli ingressi è rimasto abbastanza costante perché non c’è stato lo stop degli arrivi dalla Romania. Pensavamo che questo flusso migratorio si fermasse e invece non è stato così. Di solito ci sono periodi in cui le comunità si riequilibrano: prima arrivano gli uomini, poi le donne, a quel punto c’è stabilità. Qui invece sia gli uomini sia le donne rumene arrivano per lavoro e il flusso è continuato”.


I rumeni dunque arrivano e si stabilizzano, ma è tutta così l’immigrazione comunitaria?


“Spesso l’immigrazione comunitaria è più circolare: le persone arrivano, lavorano e poi si spostano. E’ così ad esempio per i polacchi: entrano solo per lavoro e alla fine se ne vanno, tornano in patria o cercano fortuna in altri paesi. E’ difficile trovare nuclei familiari e stabilità in questa comunità”.



Ci sono altri fattori che hanno contribuito al calo degli ingressi?

“Sicuramente un altro fattore decisivo è stata la crisi economica. Anche su questo fronte però ci si aspettava un calo più consistente: immaginavamo che ci sarebbero state molte uscite, ma anche diminuzioni più forti, più decise sul fronte degli ingressi. La tentata regolarizzazione delle badanti per ora non ha avuto influenza e anche il dato sulle domande d’asilo non ha mai inciso troppo sul numero degli ingressi”.



Sulla base dei dati, si può fare qualche previsione per il futuro?


“I due elementi chiave della dinamica migratoria sono gli ingressi per lavoro e i ricongiungimenti familiari. In questi settori qualche previsione si può fare. Di sicuro, in questo contesto politico, gli ingressi per lavoro non aumenteranno nei prossimi anni. I ricongiungimenti familiari invece sono estranei al decreto che regola gli arrivi. Variano a seconda degli anni ma sempre intorno a una stessa cifra, circa 100mila arrivi”. Possibile, dunque, una previsione per gli immigrati regolari: difficile aumentino nei prossimi anni, a meno di un cambio radicale delle politiche sull’immigrazione.