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Se sei povero, puoi non ottemperare all'ordine di espulsione senza, per questo, esser punito. La Corte Costituzionale boccia una delle norme del Pacchetto Sicurezza del Governo Berlusconi, e in particolare la parte della legge sul reato di clandestinità, stabilendo che non è punibile lo straniero che in ''estremo stato di indigenza'', o comunque per ''giustificato motivo'', non abbia "ubbidito" all'ordine di allontanamento del questore, continuando invece a rimanere illegalmente in Italia. Proprio così: il povero è tutelato e anche in caso di reiterazione. Con questa sentenza, depositata il 17 dicembre 2010, la Consulta pone dunque un freno a una delle norme della legge 94 del luglio 2009, censurando il fatto che, nelle modifiche al testo unico sull'immigrazione, non sia stato previsto il "giustificato motivo" ovvero, ad esempio, situazioni di "estrema indigenza, indisponibilità di un vettore o di altro mezzo di trasporto idoneo, difficoltà nell'ottenimento dei titoli di viaggio". Condizioni che, di fatto, rendono impossibile rispettare l'ordine ricevuto. A sollevare la questione era stato il tribunale di Voghera nell'ambito di un procedimento a carico di una donna straniera che aveva ricevuto per la quinta volta l'invito a lasciare il nostro Paese perché raggiunta da un decreto di espulsione ma che, per motivi di estrema indigenza, non aveva potuto lasciare l'Italia con i propri mezzi. In questo caso, e per casi simili da qui in poi, si tratterebbe, dunque, di un ''giustificato motivo'' che – hanno stabilito i giudici costituzionali - esclude, per lo straniero presente illegalmente sul suolo italiano, la "configurabilità del reato” di clandestinità.
di Lipa (18 dicembre 2010)
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