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L'Ismu presenta la fotografia dell'immigrazione in Italia. Calano la crescita degli arrivi nel nostro Paese e le denunce nei confronti degli stranieri

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Nell’inverno del 2011 – probabilmente a febbraio - ci saranno in Italia tre nuovi "click-day" per accogliere legalmente, nel nostro Paese, stranieri extracomunitari in qualità di colf, badanti (circa 30 mila), oltra a lavoratori dipendenti di tutti gli altri settori (circa 52 mila). La famigerata procedura informatica permetterà a centomila persone - le più veloci a cliccare l’invio della richiesta di domanda di soggiorno al Viminale nel giorno stabilito dal governo  -  di avere il tanto agognato documento che garantisce la permanenza legale in Italia. Come nel 2007 e nel 2008 - date degli ultimi due decreti flussi - farà fede l’orario di invio della domanda al cervellone del ministero dell’Interno. La notizia arriva a Milano, durante il XVI convegno annuale della fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità) - il quadro di riferimento nazionale per cifre e analisi sulla situazione degli stranieri in Italia - in cui è stata presentata l’ultima istantanea scattata sulla situazione dell’immigrazione nel nostro Paese ad oggi. Così, in attesa del nuovo D-Day dei flussi, possiamo provare a riflettere sui dati che parlano della condizione degli stranieri in Italia.

 

Oggi gli immigrati nel nostro Paese (regolarie e irregolari) sono 5.300.000: ci sono più stranieri in Italia che sardi, liguri, friulani e lucani messi insieme. All’anagrafe ne risultano iscritti quasi 4 milioni e 280 mila, di questi oltre un milione sono minori (triplicati dal 2003): più che tutti i torinesi messi insieme; e il 60% di loro è nato qui. Ultimamente però il tasso di fecondità degli stranieri si è adeguato a quello italiano: anche loro sono ora sotto la soglia di ricambio generazionale. A causa anche degli effetti della disastrosa congiuntura economica internazionale, gli stranieri non solo fanno meno figli ma abbandonano meno il proprio Paese. Il tasso di immigrazione si è abbassato del 36% rispetto all’epoca pre-crisi. La recessione però non ha scalfito l’incremento dell’occupazione degli immigrati, anzi ha dato loro una mano: quest’anno il loro tasso di attività supera del 10% quello nazionale, che sale al 14% se si considera la sola popolazione femminile, vista la crescente richiesta di badanti e colf. In periodi bui, infatti, aumentano i “lavori da immigrati”. Si assiste cioè all’etnicizzazione del lavoro, così come è in crescita l’economia sommersa. Questo non significa che la recessione non abbia toccato gli stranieri: anche loro si sono trovati ad affrontare il rischio della perdita dell’occupazione, soprattutto per i lavoratori dell’industria, e contemporaneamente hanno subito la concorrenza dei nuovi arrivati.

 

L’immigrazione, quindi, è una realtà consolidata e ancora in via di espansione: gli scenari presentati dall’Ismu prevedono un incremento medio annuo dell’immigrazione di 195mila persone per i prossimi 10 anni. Ma come si pongono gli “italiani originari" nei confronti delle nuove convivenze? Quasi un quinto pensa che la presenza degli immigrati sia un grave pericolo per il Bel Paese, secondo solo a disoccupazione e corruzione. L’identikit del perfetto xenofobo nostrano mostra un uomo single, in là con gli anni, che vive in un paesino del Nord-Est. L’Italia sta al secondo posto in Europa, dopo la Gran Bretagna, per percentuale di cittadini preoccupati degli effetti dell’immigrazione, nonostante siano notevolmente diminuite le denunce alle forze dell’ordine contro i cittadini stranieri (meno 14% nel 2009). La clandestinità - data dalla mancanza del permesso di soggiorno - viene messa in relazione alla criminalità da più di tre quarti degli italiani, più preoccupati degli altri europei che i "non regolari" (quindi più indifesi), vengano reclutati dalla malavita organizzata, ben radicata in diverse regioni italiane. In effetti, mentre il tasso dei delitti commessi dagli stranieri regolari è prossimo a quello degli italiani, quello degli irregolari è nettamente superiore, anche se sarebbe una mostruosità cadere nell’equazione irregolarità = criminalità.

 

Al di là di qualunque sistema di valori si voglia adottare, resta il fatto che, alla luce di questi dati, l’integrazione debba essere uno degli obiettivi fondamentali per i nuovi italiani, cioè per tutti coloro che vivono oggi nel nostro Paese (ma potremmo spingerci a dire nel mondo), qualunque sia la loro provenienza: è impensabile bloccare il corso della storia, e tentarci potrebbe essere veramente dannoso, oltre che sterile. Per tutti noi quindi, immigrati e non, l’integrazione - come recita quasi "scientificamente" un passo dei Common Basic Principles adottati dal Consiglio Europeo di Giustizia - è “un  processo dinamico e bilaterale di adeguamento reciproco da parte di tutti”.

di Angiola Bellu (16 dicembre 2010)

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L'intervista

 

 

Quali sono secondo il professor Vincenzo Cesareo, segretario generale della Fondazione Ismu e curatore del volume Immigrazione e lavoro (Franco Angeli editore), i dati più sorprendenti delle nuove stime elaborate dall’Ismu?

 

Senz’altro il rallentamento dei flussi, peraltro da mettere in relazione alla crisi che stiamo vivendo.
Ancora più sorprendente  è il fatto che per quanto riguarda il lavoro degli immigrati registriamo due processi opposti: una crescita della disoccupazione e una crescita dell’occupazione. È un dato molto particolare legato soprattutto  alla femminilizzazione del processo migratorio; all’etnicizzazione di alcune attività che riguardano soprattutto le donne e il sommerso.

 

Quanto dobbiamo preoccuparci della xenofobia in crescita?

 

Effettivamente il timore degli italiani nei confronti degli stranieri è superiore a quello medio europeo. È chiaro che bisogna operare per ridurre questa diffidenza, questa ostilità. Da una recente ricerca sui giovani italiani risulta che oltre il 50% di questi assume atteggiamenti xenofobi: è un campanello d’allarme su cui dobbiamo ragionare.