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Un sì in chiesa provvidenziale: le nozze religiose hanno regolarizzato la posizione di un clandestino marocchino. Una storia tutta da raccontare – scovata dal Secolo XIX – successa ad Albenga, in Liguria: lui, africano, lei, italiana, decidono di sposarsi. Per motivi ancora pochi chiari, però, il ragazzo, con il permesso di soggiorno scaduto, non si preoccupa di rinnovare i documenti. A mettere i bastoni tra le ruote alla coppia è l’ufficiale di stato civile che non vuole trascrivere la richiesta di matrimonio perché il promesso sposo non è in regola con le leggi sul soggiorno.

 

I due però non si perdono d’animo e si rivolgono direttamente alla Chiesa che non prevede questo adempimento. Il 28enne marocchino e la 39enne italiana seguono tutto l’iter richiesto e convincono il vescovo di Albenga di non essere davanti a un matrimonio di comodo per aggirare la Bossi–Fini. Nulla da fare, a questo punto, per l’ufficiale di stato civile, costretto a trascrivere l’atto nei registri comunali: per legge, infatti, il matrimonio in chiesa è valido anche per lo Stato italiano.

 

“In queste cose – spiega don Berto Musso, arciprete della cattedrale che ha celebrato le nozze – andiamo con i piedi di piombo. E’ il primo matrimonio del genere che celebro, in passato non abbiamo accettato richieste simili. La prima volta avevamo detto no anche a loro, poi i due sono tornati, li abbiamo conosciuti e abbiamo capito che non si trattava di un espediente per ottenere la cittadinanza italiana. Sono due brave persone, spero che lui trovi presto un lavoro”.

di CS (6 dicembre 2010)

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