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È passata sotto tono l'intervista rilasciata dal ministro dell'Interno Roberto Maroni al Corriere della Sera due giorni dopo i fatti di via Padova, a Milano. Un'intervista che ci ha sorpreso per il cambio di linea annunciato dall'esponente leghista in tema di immigrazione e integrazione. La sua politica è stata tra i motivi fondanti del nostro giornale. Senza la Lega, e soprattutto senza le leggi volute, pensate e messe a punto da Maroni e dal suo entourage, Mixa forse non sarebbe nato.
 
Con la bozza e i passaggi parlamentari del decreto sicurezza, approvato nel luglio dell'anno scorso, abbiamo sentito l'urgenza di unirci a chi denuncia e combatte il razzismo istituzionale, ben più pericoloso di quello popolare. Ora si assiste a qualcosa di diverso e il dato non può passare inosservato.

Maroni ha preso le distanze dai commenti sguaiati del collega Matteo Salvini, che fino a qualche giorno fa parlava di rastrellamenti casa per casa per stanare gli immigrati. Ha gettato acqua sul fuoco "Non serve un'azione di forza- ha detto al Corriere - la parola rastrellamenti non la voglio sentire: qui c'è da gestire un problema sociale. [...] Dobbiamo cambiare passo nelle politiche di accoglienza e integrazione. [...] Non si risolve un problema come via Padova con i blitz e le camionette. La soluzione non è lo Stato di polizia. [...] È importante evitare che una zona di città diventi estranea a chi ci vive, una sorta di territorio separato, di zona franca. Nel futuro dobbiamo evitare le concentrazioni etniche in un solo quartiere.
È un nuovo progetto di integrazione. Adesso bisogna gestire, fare politiche di ricomposizione, mantenere insieme la città. Mi piace parlare di ristrutturazione, ma senza interventi repressivi. Non serve incendiare le piazze".

Che cos'abbia in mente Maroni lo sapremo solo nei prossimi mesi. Intanto però ci sono già tutti gli elementi per tentare un'analisi della politica leghista. Per questo ci siamo rivolti al professor Giorgio Galli, a lungo titolare della cattedra di storia delle dottrine politiche presso l'Università Statale di Milano.

"Sì - ammette Galli - all'inizio sono rimasto sorpreso anch'io dell'intervista del ministro. Maroni sembrerebbe rettificare la sua posizione tradizionale rispetto all'immigrazione e anche Bossi ha tenuto toni cauti sui fatti di via Padova. Bisogna anche dire, però, che gli interventi della Chiesa, cardinal Tettamanzi in testa, sono stati molto duri nei confronti dei politici e la cosa non poteva essere ignorata. Inoltre le richieste di non strumentalizzare la vicenda sono arrivate un po' da tutte le parti".  

Un cambio di rotta dettato da esigenze di che natura?

"Maroni, essendo ministro dell'Interno, è molto informato su quello che accade dentro e fuori il Paese. Inoltre la Lega è da sempre molto radicata sul territorio e raccoglie gli umori delle gente. Da più parti saranno arrivati suggerimenti a non ripetere gli slogan della mano dura, dei rastrellamenti anche in vista delle elezioni. La sua, insomma, non è stata un'iniziativa personale".

Onu e Unione europea hanno più volte ripreso, nell'arco dell'ultima legislatura, il governo italiano per i provvedimenti riguardo immigrati, rom e rifugiati politici. Proprio nei giorni scorsi, le Nazioni Unite hanno accusato l'Italia di non impegnarsi abbastanza nella promozione dei diritti umani all'interno del Paese. In un documento di 15 pagine, sono stati citati numerosi episodi di razzismo che hanno visto protagoniste importanti figure istituzionali. Dito puntato anche contro alcune leggi a sfondo chiaramente discriminatorio, come quella sulla raccolta delle impronte digitali di rom e sinti.

Lo sguardo della comunità internazionale e dinamiche interne alla maggioranza, oltre che la condanna della Chiesa, avrebbero quindi determinato un nuovo approccio da parte del governo verso l'immigrazione?

"Sicuramente il dato politico interessante è l'aver capito che il fenomeno è molto più complesso di quanto si credesse. La semplificazione che vuole il clandestino come il male e il regolare come il bene non funziona più. La tolleranza zero ha fatto il suo tempo. Ora è più opportuno mettere l'accento su parole di saggezza rispetto ai discorsi aggressivi. Se le dichiarazioni di Maroni rappresentano il primo delinearsi di una tendenza, lo vedremo solo nei prossimi mesi".

Che dire invece della sinistra, che sembra balbettante anche sul tema dell'integrazione? Rischia di perdere terreno anche su questo fronte e di lasciarsi superare dalla Lega? Forse un giorno tra gli elettori leghisti avremo non solo operai ma anche immigrati?

"Se la Lega ribaltasse lo slogan della repressione nella considerazione che gli immigrati vadano integrati, allora potrebbe davvero anticipare la sinistra come già successo in passato".

di ginevra battistini

{ 1 Commenti }

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timoteo ha scritto:
2010-02-19 22:49:55
Le parole di Maroni sono ineccepibili, ma temo che sia la solita (ahinoi, efficace!) politica che ha fatto la fortuna della lega: una parte dei suoi esponenti rutta frasi indecenti e soffia sul fuoco dell'intolleranza. Ottenuto il Ministero che si occupa di sicurezza, invece, è necessario tenere altri toni, perché la lega sa bene che ciò che promette al suo elettorato non è né sensato né fattibile! Maroni, sinora, si è sempre proposto come "il volto umano della lega", mentre Boso, Borghezio, Calderoli, inneggiavano alla secessione. Se davvero è un cambio di rotta, lo vedremo solo dai fatti: cosa ha fatto sinora il governo per l'integrazione?!