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Sono poco più di 800 i minori stranieri arrivati in Italia via mare nel 2010. L’analisi del fenomeno in un rapporto di Save the children. In calo gli sbarchi in Sicilia, in aumento quelli in Puglia. Le falle del sistema d’accoglienza
“Non siete felici?”
“No”
“Problemi a casa, problemi qui, i documenti, non c’è il medico, uscite due ore. Siete molto stressati. Dormi la notte?”
“Non dormo la notte. Pensiamo ai documenti, il problema è tutto qua”.
Bastano poche battute, anche in un italiano stentato, per racchiudere tutta la sofferenza, le scarse aspettative per il futuro, la disperazione di un ragazzino solo. Un minore che, dopo aver compiuto un viaggio lungo e pericoloso, arriva in Italia, spesso senza famiglia: lo Stato cerca come può di proteggerlo, ma ancora non si fa abbastanza. Una realtà che Save the children ha fotografato con precisione nel suo terzo rapporto L’accoglienza dei minori in arrivo via mare che contiene le cifre del fenomeno ma anche un monitoraggio delle strutture d’accoglienza di Sicilia, Puglia e Marche.
Punti di partenza, alcuni dati precisi: 778 i minori arrivati, sbarcati o rintracciati, tra gennaio e agosto 2010; la maggior parte, 488, in Puglia; sono per lo più maschi, il 90%; sono giovanissimi, spesso hanno solo 12 – 13 anni. Le aree di arrivo non sono state scelte a caso. “Questi 3 approdi – spiega Angela Oriti, per Save the Children coordinatrice del progetto Praesidium per l’accoglienza dei minori – sono aree molto rappresentative degli arrivi irregolari via mare. Un’altra tappa è la Calabria”.
Territori, insomma, che disegnano la nuova geografia degli sbarchi e non è un azzardo parlare di nuove rotte. Evidente la riduzione degli arrivi in Sicilia: solo 239 i minori approdati tra febbraio e agosto 2010 a fronte dei 1.994 rintracciati tra maggio 2008 e febbraio 2009. Qualcosa, dunque, è cambiato. “Il dato – spiega l’operatrice – non va letto in modo positivo. Non arrivano più ragazzini eritrei, somali e nigeriani: o non partono più o vengono bloccati in Libia dove la loro stessa vita è a rischio”.
Se Lampedusa e Linosa registrano il calo degli sbarchi, opposta la situazione in Puglia. In otto mesi del 2010 sono stati rintracciati 488 minori stranieri, rispetto ai 109 registrati nell’intero 2009. Provengono soprattutto dall’Afghanistan e, sempre più spesso, li trovano stipati sottocoperta a bordo di barche a vela di medie o grandi dimensioni, battenti bandiera francese o statunitense. “I migranti – spiega ancora Angela Oriti – cercano nuove rotte attraverso l’Asia. Arrivano molto piccoli dall’Afghanistan o dal Bangladesh”.
La barca, quindi, per chi sceglie come meta Puglia e Sicilia. Tutto cambia, invece, quando si parla di Ancona. Sulle coste marchigiane i ragazzini arrivano nascosti nei bagagliai di auto e furgoni o dentro a roulotte e carrelli sui traghetti di linea greci. Poi, per evitare di essere scoperti, si nascondono sotto i camion e i rimorchi, appesi a una cinghia o sostenendosi con le braccia per ore, sull’asse delle ruote posteriori. Una vita appesa a un filo, è proprio il caso di dirlo. Solo 51 i minori rintracciati tra gennaio e giugno 2010. “Meno arrivi, però – spiega l’operatrice di Save the Children – in questo caso significano solo meno rintracci perché qui i controlli sono a campione”.
Ancora troppi, secondo l’organizzazione, i punti critici del sistema d’accoglienza. A partire dalle strutture spesso poco efficienti e con scarsi servizi. “Quelle in condizioni peggiori – dice Oriti – sono in Sicilia e questo nonostante il calo netto degli arrivi. Si poteva sfruttare il minore afflusso di immigrati per rimodernare strutture e sistema e invece non è stato fatto”. In molti centri mancano i mediatori culturali, non c’è assistenza legale, non ci sono percorsi di inserimento scolastico o lavorativo. “I ragazzini – racconta ancora l’operatrice – hanno bisogno e fretta di lavorare. Sono ossessionati dal debito che la famiglia ha contratto per farli arrivare qui. In Sicilia lavorano in nero, nei campi, moltissimi minori egiziani. Sospettiamo vengano portati qui proprio per essere avviati al lavoro irregolare”.
Altissimi i tassi di fuga: dalle strutture siciliane scappa la metà dei minori stranieri, addirittura il 93% da quelle del brindisino e del leccese. “Fuggono – dice Angela Oriti – perché hanno un progetto migratorio forte alle spalle. I tassi di allontanamento, però, scendono al 18% a Bari, dove l’accoglienza è migliore. Quindi c’è un nesso tra le due cose”.
Ma cosa si può fare per migliorare il sistema? “Innanzitutto – spiega l’operatrice – creare nei territori un collocamento strutturato e legato agli standard di efficienza, in modo da mandare il minore nella struttura più adeguata e non solo in quella più vicina con posti liberi”. Bisogna poi pianificare l’accoglienza a livello nazionale e avere adeguate risorse: 15 i milioni di euro stanziati per il 2010 per il piano di accoglienza. “L’ostacolo vero però – conclude Angela Oriti – è la legge. Con i nuovi requisiti per convertire il permesso di soggiorno alla maggiore età, oltre l’80% dei ragazzi rischia di non avere i documenti e di cadere nell’irregolarità”. Questi ragazzi, insomma, li accogliamo, spendiamo soldi per loro, per l’integrazione, per proteggerli. Poi, a percorso avviato, li trasformiamo in clandestini. Solita Italia, soliti paradossi.
di Chiara Semenzato (18 novembre 2010)
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Le testimonianze sono state raccolte dagli operatori di Save the Children e pubblicate nel rapporto.