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Questo decreto flussi non s’ha da fare. Dopo settimane di indiscrezioni, voci e anticipazioni, la secca smentita è arrivata dal ministero del Lavoro: nessun nuovo ingresso di immigrati nel 2010, nessun decreto flussi in arrivo. A lanciare il sasso, l’11 ottobre scorso, il Sole 24 Ore: tra i 150 e i 170mila – sosteneva il quotidiano economico – gli extracomunitari a cui dare il lasciapassare per l’Italia con un provvedimento annunciato per novembre e che, ancora una volta, avrebbe privilegiato colf e badanti. Invece niente da fare.
A pesare sul no sarebbero stati soprattutto i 280mila stranieri senza lavoro già presenti nel nostro Paese, mandati sul lastrico dalla crisi economica. “Bisogna pensare prima a loro – ha spiegato a stranieriinitalia.it Natale Forlani, direttore generale dell’immigrazione al Welfare – prima di decidere quanti nuovi immigrati far entrare. Se ci saranno nuovi arrivi saranno molto contenuti e per categorie specifiche di lavoratori, già formati in patria o stagionali. Niente di paragonabile alle centinaia di migliaia di ingressi del passato”.
Istituito con la legge Turco – Napolitano del ’98, il decreto flussi è il provvedimento con cui il governo stabilisce ogni anno quanti extracomunitari possano entrare nel Paese per motivi di lavoro. E’ stato approvato con regolarità dal 2001 al 2007: 3 anni fa, l’ultimo via libera. 170mila gli ingressi previsti: 701.510 le domande arrivate nei tre click day, secondo il ministero dell’Interno. Ci sono immigrati che da allora ancora aspettano: quelle domande non sono ancora state del tutto esaurite a causa delle lentezze burocratiche e del super lavoro degli sportelli per l’immigrazione. Difficile calcolare quante siano le richieste non ancora evase, non si trovano infatti dati disponibili aggiornati. A queste, però, si sommano anche le domande di sanatoria per colf e badanti del 2009: anche qui, tutti da chiarire i tempi di risposta.
Quest’anno, comunque, niente nuovi ingressi, la priorità va a chi già è presente in Italia e ha perso il lavoro, rischiando, se non ne trova un altro entro 6 mesi, di perdere anche il permesso di soggiorno e cadere nell’illegalità. Certo ci piacerebbe sapere in che modo il governo penserà a questi 280mila stranieri disoccupati, quale strategia ha in serbo per loro, chi deciderà quali reintegrare e quali no. Domande che abbiamo girato al ministero del Welfare, da cui aspettiamo risposta.
Considerato dai più una sanatoria mascherata, il decreto flussi aveva comunque raccolto scarse simpatie. “Far entrare altri 150mila immigrati – il parere di Massimo Donadi, capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera – significa ingrossare le fila di un esercito di disoccupati che già sono nel nostro Paese e a cui dobbiamo garantire tutela e protezione”. Per i sindacati, meglio la regolarizzazione di chi lavora già qui, ma senza permesso di soggiorno. “Il meccanismo alla base del provvedimento è irrazionale” dice Pietro Soldini, responsabile immigrazione Cgil. “Per com’è fatto il nostro mercato del lavoro – spiega Uliana Ocmin, segretario Cisl per le Politiche migratorie – i decreti flussi non hanno senso, non risolvono i problemi. Meglio istituire una maxi-regolarizzazione degli illegali che lavorano nelle nostre imprese”. Ipotesi che però il governo non prende neanche in considerazione. “Piuttosto che un altro anno di blocco – dice, invece, Luciano Lagamba, presidente del sindacato emigrati immigrati (Sei) dell’Ugl – era meglio prendersi questo provvedimento, privilegiando altre categorie produttive, rispetto all’assistenza alla persona”.
C’è chi, però, guarda anche oltre e allarga la riflessione. “Mancando attualmente un decreto flussi – sostiene Oliviero Forti, responsabile immigrazione della Caritas – sono di fatto azzerate le strade per gli ingressi regolari. Questo spinge, ovviamente, verso la strada dell’illegalità”. Strade sbarrate, insomma. La clandestinità rischia di diventare l’unica scelta possibile.
di Chiara Semenzato (4 novembre 2010)
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“Niente decreto flussi? Siamo d’accordo è inutile farli sapendo come vanno a finire: piuttosto rilasciamo gli oltre 100mila permessi di soggiorno a chi ne ha fatto richiesta e pensiamo a chi rischia di cadere nell’illegalità perché ha perso il lavoro”.
Cosa deve fare la politica per gli immigrati?
“I decreti flussi funzionano nei paesi anglosassoni, non in Italia. I politici sono in ritardo, devono raccogliere queste sfide e occuparsi dei nuovi cittadini. Sulla carta Fini, Pd, Udc sono tutti d’accordo. Poi però non si concretizza nulla. Gli immigrati sono un valore aggiunto quando si calcola la ricchezza prodotta dal Paese, ma non si vuole vedere questa realtà. Alla fine un problema enorme scoppierà ai politici sotto il naso”.
Che segnali invece dalla società civile?
“Una buona parte degli italiani vive con gli stranieri, lavora con loro ogni giorno, ne elogia i meriti, ne ha più percezione e consapevolezza. Nel frattempo ogni giorno nascono bambini dagli immigrati: siamo ormai alla terza generazione, anche la seconda è superata. Il parlamento però non dà risposte. La classe politica non va di pari passo con la società. In Italia il cambiamento è già arrivato. Basta con le scuse, serve un salto di qualità”.