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Se arrivi da un Paese povero, la tua vita vale di meno. E' questo il senso della sentenza del Tribunale di Torino che ha deciso di concedere alla famiglia di un operaio albanese un indennizzo fino a 10 volte inferiore a quello che generalmente viene dato a un italiano. Il giudice Ombretta Salvetti è arrivata a questa decisione, facendo riferimento a una sentenza della Corte di Cassazione del 2000. Gli alti magistrati avevano stabilito che occorreva "equilibrare il risarcimento al reale valore del denaro nell'economia del Paese ove risiedono i danneggiati". In pratica, se chi deve essere risarcito vive come in questo caso in Albania, l'indennizzo deve tenere conto delle condizioni del Paese e quindi stabilire il risarcimento di conseguenza. In sostanza 300mila euro (cifra massima che viene riconosciuta in caso di morte sul lavoro di un operaio italiano) sono una cosa da noi, un'altra in Albania. I genitori del defunto ne avrebbero tratto - sempre secondo il giudice Salvetti - "un ingiustificato arricchimento". Ecco perché ciascun genitore del ragazzo morto avrà 32mila euro. La sentenza apre però squarci preoccupanti, con il rischio di assegnare i lavori più pericolosi solo a chi arriva da Paesi poveri e pagare così risarcimenti molto inferiori in caso di incidenti. Questo ovviamente vale per la giustizia civile, non per la responsabilità penale.

di FB (25 ottobre 2010)

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