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Immigrati in sciopero per un giorno contro il caporalato: nel casertano paralizzati cantieri e campi. In 4mila incrociano le braccia. E la protesta non si ferma qui
Non solo protesta: è stato soprattutto una presa di coscienza lo sciopero delle rotonde a cui hanno partecipato migliaia di immigrati lo scorso 8 ottobre sulla strada che collega Napoli a Caserta. Una sfida aperta al caporalato con gli stranieri per strada ad occupare quelle stesse 16 rotonde da cui ogni mattina partono per una giornata nei campi o nei cantieri edili. Un’iniziativa nata per contrastare condizioni di lavoro al limite ormai dell’umano e della schiavitù, ma che ha avuto anche effetti sorprendenti. A cominciare da una consapevolezza che comincia a diffondersi tra gli africani impiegati – ma sarebbe più corretto dire sfruttati – tra Afragola, Scampia e Casal di Principe: dovranno essere proprio loro a prendere in mano il loro destino, a fare qualcosa per migliorare la loro condizione.
Un’energia nuova, dunque, che affiora in un’area in cui gli italiani sono solo 8mila a fronte di un numero di immigrati che oscilla tra i 10 e i 18mila, a seconda dei periodi dell’anno. Gruppi di africani per cui Castel Volturno è ormai un punto di riferimento, un luogo in cui si torna sempre, in cui si lasciano le proprie cose. “Una specie di centro di accoglienza per rifugiati a cielo aperto – spiega Gianluca Castaldi che con la Caritas di Caserta lavora al fianco degli stranieri – un luogo che pullula di richiedenti asilo, di persone a cui l’asilo è stato negato, di gente in attesa di un via libera o di un riesame. A Rosarno la presenza è stagionale, qui stabile. Castel Volturno è una condensa di tutte le falle del sistema d’asilo”.
Tanti uomini, giovani, forti, in attesa di uno status ma che, nel frattempo, vanno a rifornire un vasto bacino di manovalanza a basso costo per lo più gestito dalla camorra. Pescando da Castel Volturno, si riforniscono di lavoratori edili le province di Napoli e Caserta: per 12, anche 14 ore di lavoro, gli stranieri portano a casa 20 – 25 euro. Salari più alti, ma ancora non si capisce perché, a Scampia dove si riesce ad arrivare ai 35 euro al giorno. “Sono considerati solo macchine – spiega ancora il responsabile Caritas – sono infaticabili, capaci di scavare per 8 ore senza fermarsi. Se non lavorano non sanno cosa fare: tra i ghanesi ci sono molti casi di depressione, un’autostima bassissima che spesso li fa cadere nell’alcol”. E alla fine loro stessi si vedono solo come macchine da lavoro.
Con lo sciopero delle rotonde, però, qualcosa è cambiato: ci si aspettava la partecipazione di un migliaio di persone. In 4mila, invece, hanno incrociato le braccia costringendo anche i crumiri a fare marcia indietro. Per un giorno il settore agricolo e quello edilizio si sono paralizzati, con buona pace di caporali e camorristi. Tutto merito del lavoro, durato 7 – 8 mesi, del Movimento dei migranti e dei rifugiati di Caserta: un gruppo nato nel 2002, che conta 6 – 7mila partecipanti attivi e che può raggiungere fino a 12mila immigrati. “Organizzare questo sciopero – racconta Castaldi – non è stato facile. Molti non erano d’accordo: il dibattito è finalmente sceso alla base, per strada ci si scannava. Il vero successo è proprio la crescita sociale e politica degli stranieri: per la prima volta si sono confrontati su orari, prezzi, condizioni di lavoro, senza delegare nulla. Mesi drammatici per il movimento, uscito però rafforzato”.
Un lavoro che non si ferma certo allo sciopero delle rotonde. Tanti gli obiettivi già raggiunti, come, ad esempio, i 100 appuntamenti a settimana ottenuti dalla questura o l’incontro con il sindaco Antonio Scalzone, costretto ad aprire con gli immigrati un tavolo di confronto dopo alcune infelici dichiarazioni. “È gente che non molla – spiega ancora Castaldi – le loro proteste durano giorni. Non si fermano finché non hanno ottenuto almeno l’80% di ciò che chiedono. Paralizzano il traffico, portano allo sfinimento i poliziotti. Ma il prefetto dice sempre a Maroni che il movimento degli immigrati è il più grande alleato sul territorio contro la camorra”. Prossima tappa del gruppo, il 21 ottobre, proprio l’incontro al Viminale con il ministro dell’Interno, ma ci sarebbero già altre iniziative in programma, per ora segrete.
Strategie a lungo termine, dunque. È presto per dire se questo singolare sciopero porterà un salto di qualità nelle condizioni lavorative degli africani. “Chi accetta meno di 30 euro al giorno è mio nemico” si sente, però, sempre più spesso su quelle strade tra Napoli e Caserta, accanto a quelle 16 rotonde.
di Chiara Semenzato (14 ottobre 2010)
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Non solo africani in Campania: tanti gli stranieri sul territorio e, a sorpresa, provenienti soprattutto dall’Est Europa. Una presenza massiccia, in crescita del 12% rispetto al 2009, che fa ottenere alla regione il primato nel Sud Italia per quantità di immigrati: gli stranieri residenti, secondo i dati Istat aggiornati al 1 gennaio 2010, sono poco oltre i 147mila su più di 5 milioni e 800mila abitanti, il 2,5% della popolazione. Una percentuale che si alza fino al 3,2% proprio nella provincia di Caserta.
Le comunità più numerose non provengono dall’Africa, bensì dall’Est Europa: oltre 33mila gli ucraini – il 19,1% degli stranieri presenti – oltre 24mila i romeni e solo al terzo posto i marocchini con 12.267 presenze. Caserta resta comunque la più africana delle province campane, meta ormai designata per chi arriva dal Maghreb o dal Ghana.
Anche in quest’area, come nel resto d’Italia, gli immigrati contribuiscono a svecchiare la popolazione: il 4,6% delle nascite è legato a donne straniere che fanno più figli – in media 1,72 rispetto all’1,42 delle campane – e diventano mamme più giovani, intorno ai 28 anni rispetto ai quasi 33 delle italiane.
Non solo operai della terra e dell’edilizia ipersfruttati, però, in questa regione, assai vivace sul fronte degli immigrati che diventano imprenditori. Secondo gli ultimi dati del rapporto Unioncamere, al 31 dicembre 2009 erano quasi 16mila le nuove aziende con titolare straniero su un totale di oltre 306mila, quindi circa il 5,2% con un incremento del 5,7% rispetto al 2008.