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Destra e sinistra a confronto sul tema della cittadinanza e sulla sua necessaria estensione ai nuovi italiani: Farefuturo e Italianieuropei insieme per parlare di politiche per l’immigrazione adeguate alle sfide attuali, che superino una logica di tipo emergenziale e le visioni ideologiche. Marcella Lucidi per la Fondazione presieduta da Massimo D’Alema e Giuliano Amato, Valentina Cardinali per quella che fa capo al presidente della Camera Gianfranco Fini, hanno presentato una raccolta di interventi dal titolo “Le nuove politiche per l’immigrazione. Sfide e opportunità” (a cura di Valentina Cardinali e Marcella Lucidi, Marsilio 2010, pp. 244). Con questo volume, come ha spiegato Cardinali, “destra e sinistra si sono in qualche modo incrociate e hanno scoperto che non ci sono posizioni bipartisan ma c’è un realismo responsabile di entrambe le parti che giova alla politica. Ossia guardare alla realtà e non fare solo propaganda”.

 

E la realtà in questione riguarda una forza di lavoro straniera che contribuisce a formare il 10% del Pil nazionale, una categoria di persone, gli immigrati, che “danno al nostro Stato più di quanto non ricevano”, come ha sottolineato Cardinali. Un fenomeno non transitorio ma ormai strutturale. Che dovrebbe essere un processo di adattamento delle parti, regolato e dare precise garanzie e non un’integrazione ridotta ad assimilazione o a riconoscimento indifferenziato delle diversità. Perché l’una e l’altro, come emerge dal volume, portano con sé controindicazioni come esclusione, ghettizzazione e conflitti sociali. Tre dunque i fronti sui cui si può agire: il rapporto dell’immigrato con lo Stato che va snellito e alleggerito dalla zavorra burocratica; l’inclusione sociale e le politiche per gli stranieri miranti a correggere gli squilibri che originano le ondate migratorie.

 

Far dialogare due Fondazioni provenienti da strade così diverse è stata una scommessa “per niente semplice” sottolinea Lucidi, “soprattutto all’inizio perché maneggiando con cura un tema, come quello dell'immigrazione, che è stato causa di forti divisioni, si è provato insieme a uscire dalle secche di un dibattito ideologico, che ha disegnato nel paese un’emergenza di lungo periodo”. La parola d’ordine insomma è tirar via la politica e le ideologie, evitando che l’analisi venga orientata da preconcetti di destra o di sinistra. Prove di dialogo iniziate già in passato. “E' il metodo di Asolo – si è detto – quel tentativo di anteporre il bene comune agli interessi di parte, di formare una classe dirigente accomunata dal medesimo criterio nazionale, di tratteggiare i contorni di uno spazio condiviso nel quale pensare strategicamente”.

di Livia Parisi (9 ottobre 2010)

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