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Riparte il software del Ministero in tilt da luglio. Mesi di code e lunghe attese agli sportelli che aiutano gli stranieri a chiedere l’aggiornamento dei documenti di soggiorno. Il racconto di Enrico Moroni, responsabile immigrazione del Patronato Inca della Cgil

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Olena forse a Natale riabbraccerà suo figlio. Lui aveva 14 anni quando lei ha lasciato l’Ucraina per tentare la fortuna in Italia. Lui oggi ne ha 22: è cresciuto senza di lei, lasciato alle cure della nonna. La madre l’ha vista solo in fotografia. Se riuscirà a mettere qualche soldo da parte, Olena tra due mesi potrà tornare a casa per la prima volta: finora non aveva mai potuto affrontare il viaggio, troppa la paura di non poter più rimettere piede nel nostro Paese, prima perché irregolare, poi perché in attesa dei documenti. Oggi Olena è felice, grazie alla tanto agognata tessera magnetica: il permesso di soggiorno è arrivato. Ha aspettato quasi 4 anni. Anni dolorosi e snervanti, mitigati solo dall’affetto delle famiglie italiane che l’hanno accolta, assunta come badante e messa in regola. “Persone buone” dice lei, donna di infinita pazienza, senza l’ombra di un risentimento verso le lungaggini burocratiche italiane.

 

Lentezze, ritardi, ostacoli con cui gli immigrati si trovano spesso a fare i conti. E’ successo anche quest’estate agli stranieri che cercavano di rinnovare il permesso di soggiorno. Come già raccontato da Mixa per quasi tre mesi – luglio, agosto e settembre – è andato in tilt il software gestito da Poste Italiane per compilare le domande. Non sono mancate le proteste, prima dell’Ancitel, che coordina gli sportelli dei Comuni, poi dei sindacati. Alla fine la buona notizia: il software è tornato a funzionare, tutto può procedere regolarmente.
“Dopo molte proteste – racconta Enrico Moroni, responsabile immigrazione del Patronato Inca della Cgil – ci hanno convocato al ministero dell’Interno per dirci che da qualche giorno è tutto risolto. I problemi erano sorti a causa di un improvviso aumento del 20% delle richieste. Forse ci sarà ancora qualche aggiustamento da fare, ma in linea di massima il portale dovrebbe essere a posto”.

 

Tanti i problemi causati da questo malfunzionamento sia per gli sportelli impegnati al fianco degli immigrati a preparare i documenti sia per gli stessi stranieri. “Abbiamo compilato molte domande a mano – dice ancora Moroni – abbiamo deciso di procedere così per quelle a scadenza ravvicinata”. Scrivere tutto su fogli di carta, però, fa allungare i tempi e può far scivolare in errori, subito segnalati, invece, da un sistema informatico. “Non è stato facile poi – prosegue – spiegare agli immigrati che non era un problema nostro, ma del portale. Problemi di lingua e di comprensione in casi simili non aiutano. Soprattutto se le persone perdono tempo in coda quando anche un’ora sola di permesso per venire allo sportello è preziosa”.

 

Code, dunque, nonostante gli appuntamenti, e stranieri in attesa per ore. Una mole di lavoro immane per chi fornisce questi servizi: in due anni e mezzo il Patronato Inca ha assistito circa 300mila persone, nel 2009 sono stati aiutati con il rinnovo del permesso di soggiorno circa 130mila immigrati e presentate domande di sanatoria per 30mila colf e badanti. Senza contare poi che, da quando sono stati attivati questi sportelli d’aiuto, le code davanti alle questure si sono praticamente azzerate. “Un rischio altissimo che si corre in casi come questo – dice ancora il responsabile Inca – è che gli stranieri, soprattutto se i loro documenti sono in scadenza, si rivolgano a faccendieri che per 200 o 300 euro promettono di risolvere il problema. Noi invece operiamo in modo regolare e trasparente perché nessuno guadagni sulla pelle degli immigrati”.

 

Fortunatamente, problemi di software a parte, per il rinnovo del permesso di soggiorno almeno si stanno ridimensionando i tempi di attesa. Gli sportelli, infatti, aiutano a snellire la burocrazia e a velocizzare le pratiche: l’esame va più spedito perché quasi sempre la documentazione è completa. “Le grandi città sono sempre in affanno – conclude Moroni – anche a causa dei tagli di personale. L’anno scorso si aspettavano almeno 6 mesi, a volte anche un anno. Ora siamo arrivati al massimo a due mesi, a volte ci si riesce anche in 30/40 giorni”. Ripartono i rinnovi, insomma, sperando siano finiti gli intoppi.

di Chiara Semenzato (7 ottobre 2010)

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Rinnovi e rilasci, ecco come fare

I moduli alle Poste o l’aiuto dei Comuni o dei Patronati, i 72,12 euro da sborsare e poi l’attesa. Questo il percorso da compiere per l’immigrato che chiede il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno. Tutto comincia con il kit giallo che gli stranieri possono ritirare negli uffici postali con il logo Sportello Amico: dentro i moduli da compilare, le indicazioni sui documenti da presentare e le istruzioni da seguire passo passo. Burocrazia non sempre immediata, soprattutto per chi mastica poco la lingua: allora, in alternativa, meglio chiedere aiuto agli sportelli di Comuni o Patronati, che forniscono assistenza gratuita e qualificata.
Una volta compilate le carte, il kit va riconsegnato allo Sportello Amico delle poste: attenzione che la busta deve restare aperta e, se si chiede il rilascio, va esibito il passaporto, se si chiede invece il rinnovo una copia del permesso in scadenza. Consegnata la pratica – 27,50 euro per il bollettino, 14,62 per la marca da bollo e altri 30 da dare all’ufficio postale – sarà rilasciata una ricevuta con il codice di accesso per l’area riservata del portale, in cui verificare lo stato della pratica. Attivi per le informazioni anche alcuni numeri di telefono: quelli gratuiti di Anci e Poste Italiane, 800.309.309 e 803.160, e quello a tariffa urbana 848.855.888. A questo punto non si può far altro che aspettare: i tempi però, per fortuna, si sono accorciati di molto e nel giro di un paio di mesi si può avere una risposta.


Info: Portale immigrazione link "La nuova procedura" e Ministero dell'Interno