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Entro novembre il via libera del Consiglio regionale al documento 2010 - 2012. L'assessore leghista Stival: insegnamento della parlata veneta e iniziative per il rientro in patria sono le linee guida. Incertezza sui fondi

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Insegnare il dialetto agli immigrati che hanno a che fare con gli anziani del paese, con gli operai e con i capocantiere – che spesso l’italiano lo masticano appena – e cercare di favorirne il rientro in patria attraverso lavori qualificanti o la creazione di imprese proprie nel luogo d’origine. Questi i due punti cardine del Piano triennale per l’immigrazione del Veneto, approvato all’unanimità in Commissione e che ora dovrà avere il via libera dal Consiglio regionale. Un percorso che passa tutto attraverso la formazione linguistica e professionale e che è stato costruito passo passo dall’assessore ai flussi migratori, il leghista Daniele Stival, con la collaborazione della locale Consulta per gli immigrati.

 

All’origine del piano la voglia di dare più concretezza alle iniziative regionali legate all’immigrazione, ma anche la constatazione che l’integrazione vera manca soprattutto sui posti di lavoro. Presupposti che si realizzano nell’idea di favorire in particolare gli stranieri già presenti e regolari, invece di concentrarsi sulla gestione dei nuovi ingressi.
“Se no te capissi el martel, te vien en testa! – esordisce l’assessore Stival per chiarire subito il concetto – Gli operai devono capire la lingua del cantiere e le badanti devono poter comunicare con gli anziani che accudiscono. C’è bisogno di più comprensione. Ci siamo mossi soprattutto su questo fronte e su quello della sicurezza”. Sì perché, secondo la Regione, ancora troppi sono gli incidenti sul lavoro, soprattutto tra le impalcature e nelle fabbriche, causati da malintesi o dovuti alle difficoltà linguistiche tra operai di diversa provenienza. E allora, per sensibilizzare e formare i lavoratori stranieri e per organizzare i corsi, saranno coinvolte le associazioni di categoria. “Ci muoveremo su due linee – spiega ancora l’assessore – potranno insegnare gli studenti impegnati all’università nei corsi di dialettologia e gli insegnanti locali delle scuole medie e superiori che già si sono preparati sulla lingua e sulla cultura veneta”. Immigrati veneti, dunque, che, anche se di passaggio, rischiano di diventare più italiani di noi: da un lato la conoscenza perfetta della lingua, della Costituzione, delle regole e del funzionamento dello Stato per ottenere punti e permesso di soggiorno; dall’altro il vestito del veneto doc.

 

Non solo difficoltà linguistiche, però, per gli immigrati al lavoro nella regione. “Il momento economico – spiega Stival – è pesante anche per loro: gli extracomunitari sono i primi a restare a piedi. Per questo, forti di un’esperienza simile che facciamo a livello europeo con i senegalesi, abbiamo messo a punto una politica di rientro al Paese d’origine”. Strategia non nuova, a dire il vero, in Italia: l’ultimo a proporla, lo scorso giugno, era stato il sindaco di Roma Gianni Alemanno con un piano destinato ai romeni, stipendiati per 6 mesi con 200 euro ciascuno per tornare in patria. “Non basta – spiega ancora l’esponente del Carroccio – dare due soldi agli immigrati per farli tornare a casa. Lì non avrebbero nulla e sarebbero spinti a tornare. Il rientro spesso è vissuto come una sconfitta sociale e personale. Per questo dobbiamo trasformarlo in qualcosa di positivo”. Nelle intenzioni della Regione ci sono, dunque, corsi professionali e diplomi per dare una formazione qualificata allo straniero, ma anche aiuti all’imprenditore immigrato per trasferire nel Paese d’origine la propria attività e le competenze acquisite nel Nord Est. “In questo modo – aggiunge Stival – centriamo due obiettivi: dare un contributo utile allo straniero per il suo Paese e avviare relazioni economiche e collaborazioni produttive e industriali con Paesi esteri”. Difficile, insomma, in Veneto rinunciare al business.

 

Tempi incerti e risorse ancora da definire, però, per questo piano: se passerà presto in Consiglio, il via libera potrebbe arrivare entro novembre. Di soldi per ora non si parla, difficile stabilire al momento quanti ne serviranno: le uniche certezze sono la fine dell’anno con impegni di spesa già definiti e il bilancio regionale che ha messo a disposizione per tutte le attività legate all’immigrazione 2 milioni e 900mila euro. Tra questi, dunque, bisognerà pescare. Attenzione, però, a non scaricare ulteriore peso sui Comuni e sulle associazioni di volontari, che spesso senza tanti aiuti fanno un grosso lavoro di accoglienza e di inclusione degli stranieri attraverso, per esempio, l'insegnamento della lingua italiana.
“Il piano è molto impegnativo – conclude l’assessore Stival – ci vorranno tempo e volontà di collaborazione con gli immigrati per attuarlo”. Sembra nascere, però, in un clima positivo. Toni pacati a Nord Est, in particolare dalla Lega. E questa è già una notizia.

di Chiara Semenzato (30 settembre 2010)

{ 2 Commenti }

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Igor ha scritto:
2010-10-03 23:07:11
A me sembra una buona cosa. Mi stupisce che diate spazio alle buone iniziative della lega. Mi avete stupito! Bravi
Fall ha scritto:
2010-11-13 15:50:24
Un'altra uscita di scena stupida della Lega. io sono in Italia da oltre 10 anni , in veneto da 5 , non ho mai avuto problemi di comunicazione con i veneti : Il martel ti vien in testa a ti, anka presto
Veneto, terra di immigrati

 

 

In passato paludi e piatte campagne ne avevano fatto terra di emigranti. Oggi, grazie al lavoro e al benessere economico del ricco e produttivo Nord Est, il Veneto si è trasformato in una delle Americhe degli immigrati. Gli ultimi dati Istat disponibili, al primo gennaio 2010, dicono che gli stranieri regolari residenti nella regione sono 489mila su quasi 5 milioni di abitanti, si sfiora cioè il 10% della popolazione, per quantità dietro solo a Lombardia e Lazio. Nonostante il radicamento leghista sul territorio – dalla primavera 2010 il governatore è Luca Zaia e molti Comuni e Province sono guidati dal Carroccio – il Veneto si conferma terra di grande accoglienza: è la seconda regione d’Italia, dietro ancora alla Lombardia, per numero di cittadinanze concesse, 4.495 nel 2009 su 6.396 domande.
Tanti, sempre di più, gli anziani che si incontrano nei paesi della pianura padana. A svecchiare la popolazione ci pensano proprio gli stranieri: oltre il 25% delle nascite è legato a donne immigrate che fanno più figli – in media 2,28 rispetto all’1,27 delle venete – e diventano mamme più giovani, intorno ai 29 anni rispetto ai quasi 33 delle italiane. Non solo: dei 489mila stranieri residenti, il 24,3% ha meno di 17 anni, il 48,2% ha un’età compresa tra i 18 e i 40.
Gente giovane, forte e in salute, insomma, pronta a lavorare duro, in particolare nei cantieri e nelle catene di montaggio. Uomini e donne che, tutto sommato, non guadagnano male: i 1.017 euro al mese che gli immigrati si portano a casa in media in Veneto sono il terzo stipendio in Italia (dati Fondazione Moressa). Gente, però, prontissima anche a prendere in mano la propria vita e ad assumersi qualche rischio per diventare padrona di se stessa. Secondo l’ultimo rapporto Unioncamere sul mercato del lavoro, su un totale di oltre 276mila, sono state 22.726 le aziende con titolare immigrato aperte nel 2009, cioè l’8,2%, ben al di sopra della media nazionale ferma al 7,4%.