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Più occasioni di lavoro al Nord per gli stranieri. A dirlo è uno studio della Fondazione Leone Moressa che ha calcolato l’indice di attrazione occupazionale nelle diverse regioni, in sostanza gli elementi che, come una calamita, richiamano gli immigrati nei diversi posti d’Italia. L’indagine si basa su 10 indicatori che vanno dai contratti agli stipendi, dagli effetti demografici alle offerte del mondo produttivo. Nonostante la crisi sia stata percepita più al Nord che al Sud – il tasso di occupazione straniera è infatti più elevato – le imprese settentrionali continuano a richiedere gli immigrati per la manodopera. In Trentino Alto Adige, ad esempio, su 100 nuove assunzioni previste per il 2010, 40 saranno di stranieri. Qualità del lavoro più alta, poi, nelle aree del Nord e del Centro dove è più facile anche per gli immigrati avere contratti stabili:  Lazio, Lombardia, Piemonte e Sardegna le regioni con meno lavoratori con contratti a termine. Aiuta, inoltre, il fatto che gli stranieri al Nord ricevano uno stipendio migliore: si va dai 1.138 euro del Tentino ai 692 della Basilicata. Per gli stranieri, infine, la scelta di lavorare in un posto piuttosto che in un altro è influenzata anche dall’invecchiamento della popolazione e dalla maggior possibilità di creare aziende proprie: in Friuli, ad esempio, gli imprenditori immigrati sono l’8,7%, in Puglia il 3,4%, in Basilicata 2,9%. “Dove è alta la richiesta delle aziende – concludono i ricercatori della Fondazione Moressa – dove è migliore la qualità del lavoro, dove i livelli salariali sono più soddisfacenti, allora lì è più probabile che il territorio diventi la calamita per gli immigrati che nel nostro Paese cercano un lavoro e terreno fertile per i processi di integrazione”.

di AA e CS (22 settembre)

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