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È dedicato alla scuola il Clandestino Day, organizzato per il 24 settembre dallla rivista Carta. Iniziative in 40 città per schierarsi al fianco degli immigrati e dire no a leggi troppo spesso discriminatorie. L’adesione di Mixa
Clandestino Day, la cronaca dalle città: Milano, Parma, Rovigo, Roma, Firenze
Nascosti al mondo nei centri di identificazione ed espulsione. Invisibili nei campi dove raccolgono pomodori, arance, uva. Vite al limite, stipate in strutture fatiscenti, talvolta all’ombra della criminalità. Vite in nero, che valgono poco, quasi niente, quando si spezzano in un cantiere edile o in una catena di montaggio. Sono queste vite, questi uomini, queste donne che si vogliono ricordare e celebrare il 24 settembre, giorno scelto quest’anno dalla rivista Carta per la seconda edizione del Clandestino Day, a cui aderisce anche Mixa.
Un’iniziativa che abbraccia l’Italia intera con manifestazioni organizzate dal mondo delle associazioni e del volontariato praticamente in ogni città. “Ognuno è clandestino, nessuno è clandestino” lo slogan che accompagnerà i diversi eventi. La scuola il tema di riferimento “perché – spiega Sarah Di Nella, redattrice di Carta – è lì che crescono i cittadini e dovrebbe essere il luogo di condivisione per eccellenza, invece il governo la sta trasformando in un laboratorio in cui si sperimenta l’esclusione. Come se si volesse inculcare da subito ai bambini che non sono tutti uguali”. Nel mirino le classi ponte e il tetto dei 30% di stranieri voluti dal ministro Gelmini. Ma anche chi dice, come l’assessore alla scuola del comune di Roma Laura Marsilio, che i figli degli immigrati nati in Italia non sono italiani, smentita per fortuna dal sindaco, Gianni Alemanno.
Le misure contenute nel pacchetto sicurezza varato nel 2009 all’origine del Clandestino Day. “C’era l’urgenza di schierarsi contro una serie di leggi razziste – racconta la giornalista – che miravano a creare categorie di subcittadini. Carta è sempre stato un giornale anomalo, che non si limita a raccontare ma cerca anche di cambiare le cose. E questo ci è sembrato un modo, molto aperto, un invito alla mobilitazione”.
Pochi i passi avanti fatti in un anno: la politica dei respingimenti, le condizioni di vita nei Cie, la rivolta di Rosarno, la sanatoria – truffa, il permesso di soggiorno a punti spingono Carta a riproporre l’iniziativa. “Purtroppo negli ultimi anni – spiega Di Nella – si è sperimentato spesso il razzismo istituzionale che si manifesta, ad esempio quando le donne straniere irregolari abortiscono clandestinamente perché hanno paura di rivolgersi alle strutture sanitarie. Oppure quando i lavoratori immigrati non dichiarano gli infortuni sul lavoro per evitare i controlli della polizia”. In un primo momento infatti il pacchetto sicurezza prevedeva l'obbligo di denuncia da parte dei medici dei pazienti senza permesso di soggiorno alla polizia. Obbligo poi cancellato, grazie alla dura presa di posizione proprio del mondo sanitario. Ma tant'è, la paura era stata comunque instillata.
Una giornata che non si muove, però, all’insegna del pessimismo. Anzi: apre le porte alla speranza con le risposte positive che arrivano dalla società civile. E allora ecco i medici ribadire il loro no all’obbligo di denuncia degli irregolari. Ecco gli insegnanti e i genitori protestare contro il tetto scolastico. Ecco la manifestazione antirazzista del 18 ottobre. Ecco lo sciopero del primo marzo. “Come risposta a un clima insopportabile – spiegano ancora da Carta – cresce una società aperta, accogliente, solidale e sempre più meticcia, invisibile agli occhi dell’informazione ufficiale”.
Decine le associazioni che hanno già risposto all’appello con eventi organizzati in 40 città italiane: molti i coordinamenti nati proprio per l’occasione. Adesioni dal mondo del no profit, dalle associazioni religiose, dal volontariato, dai gruppi culturali, dalle cooperative sociali. A dire sì anche la Comunidad Católica Mexicana de Roma che ha organizzato per il 26 settembre una messa in spagnolo in “Memoria e solidarietà ai migranti”, celebrazione dedicata a tutti coloro “che in Italia e nel mondo emigrano e rischiano la vita alla ricerca di migliori e più dignitose condizioni di vita”.
A fare da filo conduttore anche “Non rubateci il futuro”, un documentario – ideato da Pako Grazia
ni e Alessandra Ferraro, firmato da Margine operativo e distribuito da Carta – che sarà proiettato in molte piazze italiane, a partire dalla capitale. Il film racconta la storia – o meglio la resistenza – della scuola Iqbal Masih, alla periferia romana di Centocelle, intitolata a un ragazzino di 12 anni ucciso dalla mafia pachistana dei tappeti. Una struttura che ospita 750 alunni, di cui il 12% straniero, e in cui si è scelto di “resistere all’ignoranza e ai tagli del tempo pieno per difendere l’impostazione pedagogica che fa delle diverse origini dei bambini una forza e una ricchezza”.
Non solo presidi e sit in, diversa da città a città la natura degli eventi organizzati. A Rovigo il corteo per dire no ai Cie (vedi scheda); a Padova il microfono aperto per le storie di clandestinità; a Milano le giornate per Abba; a Varese la staffetta antirazzista delle scuole e il Gioco del Clandestino fatto con pedine umane; a Parma le Lavagne in piazza, lezioni di italiano all’aperto con cibi etnici preparati dagli studenti; le proiezioni a Bologna; i dibattiti a Massa Carrara; le storie per bambini lette e raccontate in tante lingue a Perugia; il torneo di calcio antirazzista a Castelvolturno (vedi scheda); la rassegna cinematografica L’odore delle stive a Bari. E allora: buon Clandestino Day a tutti!
Clandestino Day, la cronaca dalle città: Milano, Parma, Rovigo, Roma, Firenze
di Chiara Semenzato (23 settembre)
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Dire no ai Cie, il corteo di Rovigo. Ha assunto di fatto una valenza nazionale il corteo per dire no ai Cie organizzato nella città veneta. Una manifestazione nata con un intento locale per protestare contro la costruzione di un nuovo centro a Zelo, in un’ex base Nato dismessa da 10 anni. “Volevamo però lanciare un messaggio diverso – spiega Francesco Casoni, uno degli organizzatori – riaprire il dibattito sui Cie per raccontare cosa sono queste strutture, perché non le vogliamo non solo qui ma in nessun posto d’Italia. Persino il vescovo si è schierato contro questi luoghi definendoli lager”. Il Clandestino Day è stato pensato come un punto di partenza per creare un coordinamento stabile nell’intera regione. La mini carovana e la serata informativa serviranno anche a incontrare i cittadini, a cercare di combattere l’ignoranza. “La gente non sa cosa sono i Cie – continua Casoni – c’è solo il timore della sicurezza. Qualcuno ha anche detto: non ci serve questo, abbiamo bisogno di strutture che portino benessere, sviluppo, economia”. L’appuntamento è per venerdì 24 settembre alle 17 in piazza Matteotti per il sit in, alle 18 per il corteo per le vie del centro, alle 21 a Ceneselli per il dibattito.
Castevolturno, un calcio alle differenze. Il Clandestino Day passa anche attraverso il torneo di calcetto senza frontiere organizzato a Castelvolturno dalla Rete Antirazzista di Caserta. “Un’iniziativa – spiega Erica Scalfi di Operazione Colomba – nata per dimostrare che anche in un territorio così disgregato come questo ci possono essere momenti di incontro tra italiani e immigrati. Qui c’è tensione, scontro. Le istituzioni latitano, sono spesso assenti. L’amministrazione non favorisce il dialogo, spesso criminalizza l’immigrato. Eppure il territorio avrebbe un grande potenziale”. Il primo passo per abbattere il muro e favorire l’aggregazione, quindi, può essere proprio questo torneo che si svolgerà dal 24 settembre al 6 ottobre: 24 le partite previste tra le 10 squadre partecipanti, tra cui anche la Moschea dell’associazione islamica, vari gruppi parrocchiali, la Pescopagano-immigrati e la Pescopagano-giovani. Partite inaugurali del torneo venerdì 24 settembre alle 19 sui campi della parrocchia di Pescopagano e del centro Fernandes.