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Italia
Riforma della cittadinanza ancora al palo: nonostante le promesse, si è persa nei meandri delle aule parlamentari, questo autunno travolte dal dilemma crisi di governo sì, crisi di governo no. Annunciata la messa in calendario per aprile e poi nuovamente rinviata a giugno, la discussione sulle nuove regole per diventare italiani non è stata programmata alla Camera nemmeno per settembre. I testi giacciono ancora in commissione Affari costituzionali dove non si riesce a trovare l’intesa tra le norme ferree proposte da PdL e Lega e il percorso più semplice suggerito dai finiani e dall’opposizione, che vogliono abbassare da 10 a 5 gli anni di residenza per poter diventare cittadini italiani. Qualche spiraglio in più – con il Carroccio che anche qui si mette di traverso – solo sul fronte delle seconde generazioni, cioè dei figli degli immigrati nati e sempre vissuti nel nostro Paese. Tema affrontato anche da Pierluigi Bersani, nel comizio conclusivo della Festa democratica di Torino. “Si cominci finalmente una politica per l’integrazione – ha detto il segretario del Pd – e si cominci dai figli degli immigrati. 50mila bambini che nascono ogni anno e che non sono né immigrati né italiani. Vogliamo dire a questi bambini chi sono? Noi lo diciamo: sono italiani. Punto e basta”.
di CS (15 settembre)
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