banner-permicro
In Primo Piano Editoriale Reportage News Rubriche MediaCenter Sondaggi Eventi Archivio Contatti Free Press

news
Italia

 

Share |

Entro Natale il governo dovrà recepire la direttiva 115. Norme più favorevoli per gli immigrati

Equità, trasparenza, rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e della sua dignità. Sono questi i principi, messi nero su bianco, alla base della direttiva europea sui rimpatri, la 115 del 2008, che dovrà essere recepita dall’Italia e dagli altri Stati membri entro il 24 dicembre 2010, pena sanzioni. Meno di tre mesi per fare proprie norme molto distanti dal pacchetto sicurezza o dalla prassi dei respingimenti. Norme più favorevoli agli immigrati che potrebbero rivoluzionare le leggi italiane in materia. Una battaglia che Mixa fa propria e che seguirà passo passo. Poco felice l’esordio nel nostro Paese di questo documento, due anni fa, alla sua approvazione: per la stampa, soprattutto di sinistra, era banalmente la “direttiva che prolunga a 6 mesi il trattenimento nei Cie”. In realtà c’è molto di più.

 

“La prima grande novità – spiega l’avvocato Paolo Oddi dell’Asgi, l’associazione studi giuridici sull’immigrazione – è proprio il richiamo continuo alla chiarezza, alla trasparenza, all’equità, al rispetto dei diritti e della dignità dell’uomo. Parole come protezione o garanzia non appaiono quasi mai nella Bossi – Fini. E’ un approccio culturale diverso”. Messo in pratica significa, ad esempio, che il trattenimento nei Cie deve essere giustificato e che scatta solamente se “non sono sufficienti altre misure meno coercitive”. La detenzione, insomma, come ultima possibilità e non come unica soluzione quando si scova un irregolare sul territorio. Altra apertura, poi, la possibilità per gli Stati membri di rilasciare “permessi di soggiorno in deroga alle norme per motivi caritatevoli o di altra natura giustificati dalle condizioni del caso concreto”. Tradotto dal burocratese significa che gli irregolari non sono più una massa, ma che li si deve valutare caso per caso. “La novità più importante, però – spiega ancora Oddi – è l’introduzione della partenza volontaria. Non è solo una nuova parola, ma anche un nuovo concetto giuridico: agli irregolari si concederà un periodo di tempo tra i 7 e i 30 giorni per organizzare il proprio rimpatrio. Oggi in Italia sono 5 i giorni di tempo previsti dall’ordine di allontanamento del questore”. Anche qui si valuterà caso per caso con la possibile proroga del termine se l’immigrato ha figli o altri legami sociali o se, per esempio, ha trascorso 10 anni in Italia lavorando sempre onestamente. “Questa direttiva – aggiunge il legale – anche quando è meno favorevole per l’immigrato, introduce misure intermedie non previste dal nostro ordinamento”. Per evitare il rischio di fughe, ad esempio, al trattenimento potranno subentrare l’obbligo di firma o di dimora, la cauzione economica, la consegna dei documenti.

 

La direttiva non elimina la possibilità di rinchiudere l’irregolare nei centri. “Innanzitutto – spiega Oddi – si parla di integrità fisica, quindi niente più pestaggi nei Cie o rivolte sedate con la forza. Il trattenimento dovrà essere il più breve possibile, solo il tempo di sbrigare le pratiche. Dovrà essere riesaminato a intervalli ragionevoli e non più solo d’ufficio ma anche su richiesta dall’immigrato”. Riesami indispensabili perché la direttiva prende in considerazione l’ipotesi che il trattenimento finisca e che l’irregolare venga rilasciato. “Potrà succedere – dice il legale – se manca una prospettiva ragionevole. Se non si riesce a identificare la nazionalità dello straniero o se lo stato non è in grado di rimpatriarlo. Prevale, insomma, il principio che non si può privare troppo a lungo la persona delle proprie libertà”.

 

I punti critici. Non solo rose e fiori: anche punti critici nella direttiva europea sui rimpatri, non a caso ribattezzata al suo debutto “la direttiva della vergogna”. A sottolineare perplessità e preoccupazioni è sempre l’Asgi, supportata anche dagli altri enti a tutela dei diritti umani. “L’Europa – spiega Gianfranco Schiavone del direttivo – è profondamente incapace di costruire politiche comuni positive sull’immigrazione e si limita agli aspetti repressivi e di controllo. Un approccio errato, come già dimostrato dalle varie esperienze nazionali”. Non basta, insomma, fissare criteri di espulsione: servono un sistema giuridico di garanzie, criteri minimi per gli ingressi, per i soggiorni, per l’acquisizione della cittadinanza. “Se questi aspetti restano di competenza dei singoli Stati – aggiunge – il sistema risulta sbilanciato e ingiusto”. Senza contare poi che la direttiva dilata fino a 18 mesi il periodo di detenzione, in contrasto con i principi costituzionali di alcuni Paesi. “Un periodo abnorme – conclude Schiavone – troppo lungo per servire solo a eseguire l’espulsione e che si configura come una vera e propria pena detentiva”.

 

Ma cosa succederà se entro Natale il governo italiano non recepirà questa direttiva sui rimpatri? Partirà, ovviamente, una procedura di infrazione. “I tempi sono stretti – conclude Paolo Oddi – e forse non c’è neppure grande interesse. Se non sarà recepita si aprirà una fase complessa: il peso sarà scaricato su chi si occupa di rimpatri. Pm, giudici, giudici di pace, prefetti, questori dovranno decidere caso per caso, partendo dal principio che la norma comunitaria prevale su quella nazionale, che va dunque disapplicata, come richiamato più volte dalla Corte Costituzionale”. Un bel dilemma, dunque, per il Viminale: concedere più diritti agli immigrati o appesantire la macchina giudiziaria? La risposta nei prossimi mesi. Intanto gli avvocati affilano le armi.

 

Scarica qui la direttiva 115 del 2008

di Chiara Semenzato (9 settembre 2010)

{ 0 Commenti }

Informativa privacy (art.13 D.Lgs. 196/03): il nome e l'indirizzo email che il visitatore conferisce non sono obbligatori al fine del presente servizio: se conferiti il nome e l'indirizzo e-mail vengono utilizzati esclusivamente per la gestione dei commenti da pubblicare nella bacheca. Le opinioni e i commenti nella bacheca e il nome in essa contenuti non saranno destinati ad altro scopo che alla loro pubblicazione nella bacheca. La diffusione dei dati del visitatore e di quelli rilevabili dai commenti inseriti deve intendersi direttamente attribuita all'iniziativa del visitatore medesimo; la Società garantisce che nessun altra ipotesi di trasmissione e/o diffuzoine degli stessi è prevista. In ogni caso il visitatore ha in ogni momento la possibilità di esercitare i diritti di cui all'art.7 D.Lgs. 196/03. Si invita il visitatore a prendere visione della versione integrale dell'informativa privacy.