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Non solo Sudafrica, il calcio mondiale approda anche a Bologna. Un torneo particolare quello organizzato dal 7 all’11 luglio a Casalecchio di Reno con le sue 600 partite, le sue 204 squadre, i suoi 5mila ragazzi provenienti da ogni angolo del globo, le sue 60 nazioni rappresentate. Sono i Mondiali antirazzisti, iniziativa lanciata dal progetto Ultrà, dalla UISP – Unione sport per tutti e da Istoreco – Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea, con un obiettivo preciso che riprende un appello di Nelson Mandela: “Lo sport fa più dei governi contro il razzismo”. Poche e semplici le regole: formazioni miste per genere e provenienze, partite senza arbitro, vittoria finale al team che più ha incarnato lo spirito dei Mondiali.
“Cominciamo noi a dare la cittadinanza sportiva a tutti e ad abolire lo ius sanguinis – ha detto il presidente Uisp Filippo Fossati presentando la manifestazione – il mondo dello sport può dare un segnale importante per l’integrazione”. Proprio nell’ambito sportivo si tocca sempre di più con mano il problema delle seconde generazioni: giovani costretti fino ai 18 anni a giocare come extracomunitari pur essendo nati e cresciuti in Italia. Dagli organizzatori poi un invito speciale agli azzurri, quelli veri, quelli tornati a casa dal Sudafrica con la coda tra le gambe. A loro, alla Federcalcio e al nuovo tecnico Cesare Prandelli la proposta: “Venite a vedere i nostri mondiali: quello che conta qui non è il risultato finale ma i valori messi in campo”.
di CS (7 luglio 2010)
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