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Spingere il governo ad impegnarsi di più e meglio a favore dei 245 profughi eritrei deportati e reclusi in Libia. Fare sì che questi immigrati, respinti in mare proprio dall’Italia, non siano rimpatriati, siano protetti dalle torture e abbiano accesso a cibo, acqua e cure mediche. Il Paese si mobilita con una manifestazione nazionale organizzata per giovedì 8 luglio e a cui hanno aderito varie associazioni tra cui il Forum immigrazione, il Pd di Roma, Melting Pot, Welcome! Indietro non si torna, Amnesty International. Culmine delle iniziative il sit in che scatterà alle 17 davanti a Montecitorio e, dalle 18.30, il presidio davanti all’ambasciata libica: niente armi, nessuna violenza, per risvegliare le coscienze solo una candela in mano, “una luce per la dignità”, come chiede l’associazione di eritrei a Roma “Habesha”. Alle 19 manifestazione anche a Napoli in Piazza Bellini. Presidi, invece, il giorno dopo – venerdì 9 luglio – davanti alle prefetture di tutta Italia. A Venezia si comincerà a mezzogiorno in Campo San Bartolomeo per proseguire con uno striscione esposto sul ponte di Rialto e una delegazione di barche che raggiungerà proprio la rappresentanza locale del governo.
Una vicenda drammatica questa che, ormai, è diventata un caso politico internazionale: in fuga da guerra e persecuzioni, gli eritrei, tra cui anche donne e bambini, sono stati picchiati in modo selvaggio e trasferiti nel carcere di Braq, in pieno deserto. Imbarazzo per il governo italiano e i suoi forti rapporti bilaterali con Tripoli, esecutivo che ha deciso di mediare con la Libia – come hanno annunciato i ministri Maroni e Frattini – solo dopo le molte pressioni subite dalle organizzazioni per i diritti umani, come il Consiglio italiano per i rifugiati e Amnesty International. Sul caso è intervenuto anche il Consiglio d’Europa che ha ammonito: “L’Italia ha il dovere di vigilare sul rispetto dei diritti umani e di evitare di rinviare migranti, inclusi richiedenti asilo, in Paesi dove rischiano di essere torturati o maltrattati”. Il tempo delle parole, però, ormai è finito. Ora si passa ai fatti e alla mobilitazione.

 

L’appello di Welcome!Indietro non si torna

di CS (7 luglio 2010)

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