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L’ATTESA RIFORMA DELLA LEGGE SULLA CITTADINANZA INCONTRA UN NUOVO OSTACOLO SUL SUO CAMMINO: LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE DI FINE MARZO
Tutto rinviato ad aprile. Bisognerà attendere la primavera prima che il Parlamento italiano torni a parlare di riforma del diritto di cittadinanza. La politica ha scelto la chiave del rinvio per non far diventare la discussione della nuova legge terreno di scontro durante la campagna elettorale per le elezioni amministrative del 28 e 29 marzo. Si spera insomma in un cambio di clima e non solo meteorologico. Anche perché è una riforma che va affrontata al di fuori degli schemi di maggioranza. In Italia vengono concessi circa 40 mila nuovi passaporti l’anno contro i 100 mila di Gran Bretagna, Francia e Germania e i 70 mila della Spagna.
Le posizioni sono e restano molto distanti. Da una parte il testo del Popolo della Libertà che propone solo nuovi doveri, lasciando invariato a 10 anni di residenza ininterrotta in Italia il termine per presentare la domanda di cittadinanza. Per poter diventare italiano, dopo almeno 8 anni di permanenza regolare da noi, bisognerà frequentare per un anno un corso di educazione civica, storia e lingua italiana e dimostrare, non si è ancora capito come, di essere socialmente integrati e di rispettare, anche all'interno della propria famiglia, i principi fondamentali della nostra Costituzione e le leggi dello Stato. La proposta non scioglie uno dei nodi più mortificanti. Le autorità avranno sempre a disposizione 730 giorni per rispondere alle domande regolari esattamente come avviene oggi. Il problema è che in media ci vogliono almeno 4 anni e spesso ne servono addirittura di più.
Molte le critiche al testo, che non prende in considerazione i bambini nati in Italia da genitori immigrati. A chiedere a gran voce un intervento che preveda per loro la cittadinanza sono le associazioni dei giovani stranieri, ma anche la Comunità di Sant'Egidio, che con il suo presidente Marco Impagliazzo, lancia un appello a tutti i parlamentari: “In Italia oltre 500 mila bambini figli di immigrati sono nati qui: perché continuare a trattarli da stranieri?”. Questa richiesta ha trovato una sponda nella proposta di legge bipartisan portata avanti dal finiano Fabio Granata e dal democratico Andrea Sarubbi firmata da esponenti di tutti i partiti tranne la Lega. Prevede il dimezzamento del tempo per ottenere la cittadinanza, da 10 anni a 5, ma soprattutto l'introduzione dello "ius soli". In pratica i bambini nati da immigrati regolari in Italia diventerebbero automaticamente cittadini italiani come accade in molti Paesi occidentali come Francia e Stati Uniti. Da noi, invece, vige ancora lo "ius sanguinis", cioè si ottiene la cittadinanza se si è figli o nipoti in linea retta di italiani. Con il paradosso che diventa nostro connazionale chi ha sempre vissuto all'estero ma ha nonni italiani e non la ottiene chi da noi ci nasce e ci vive.
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di FRANCESCO BIANCO
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PER MATRIMONIO Se sei un cittadino straniero e sposi un italiano puoi acquistare la cittadinanza quando, dopo il matrimonio, risiedi legalmente da almeno 2 anni nel territorio della Repubblica, oppure dopo 3 anni dalla data delle nozze se risiedi all’estero. In presenza di figli i termini sono dimezzati. PER RESIDENZA - Se sei cittadino extracomunitario e risiedi legalmente in Italia da almeno 10 anni. Scendono a 4 gli anni se sei cittadino comunitario. Ne servono 5 se sei apolide o rifugiato politico. Occorre però dimostrare di aver percepito un reddito dichiarato di circa 8000 euro all'anno, che diventano 11000 se hai un coniuge a tuo carico al quale vanno aggiunti 516 euro per ogni eventuale figlio a carico. - Se sei nato in Italia da genitori stranieri e vi risiedi regolarmente, puoi presentare al Comune di residenza la tua domanda, ma devi farlo prima di aver compiuto 19 anni. - Se sei figlio o nipote in linea retta di cittadini italiani per nascita e risiedi in Italia legalmente da almeno 3 anni. - Se sei maggiorenne adottato da un cittadino italiano e risiedi legalmente in Italia da almeno 5 anni dopo l'adozione. - Se hai prestato servizio anche all'estero alle dipendenze dello Stato Italiano per almeno 5 anni. Tanti i documenti da presentare. Per avere ogni informazione consulta il sito del ministero dell'interno www.interno.it. Le autorità italiane hanno 730 giorni di tempo (2 anni precisi) per rispondere alla tua richiesta di diventare cittadino italiano. In caso di esito favorevole devi prestare giuramento presso il Comune di residenza o presso l’Autorità diplomatico-consolare se risiedi all’estero. Dal giorno successivo al giuramento acquisterai la cittadinanza italiana.