Uno spazio tutto per loro: ragazzi del Rione di tutte le culture, italiani, immigrati e seconde generazioni. E' nato con questo spirito il Centro MaTeMù, il nuovo spazio di aggregazione giovanile che è attivo nel cuore del quartiere Esquilino a Roma, una delle zone della capitale dove è altissima la presenza di stranieri. Il centro è in uno stabile del Centro Storico, in via Vittorio Amedeo II, a pochi minuti dalla metro Manzoni e da piazza Vittorio.
Ogni giorno succederà qualcosa da MaTeMù. La struttura offre tante possibilità: una stanza per il teatro e una per la danza hip hop, la più ballata dai giovani. E poi una saletta insonorizzata per le prove musicali, un piccolo cinema e un punto Internet gratuito. Non manca lo spazio all'aria aperta: un cortile è pronto ad ospitare eventi e concerti. I ragazzi potranno svolgere ogni tipo di attività, sostenuti da un gruppo di insegnanti: lezioni di danza, musica e teatro, laboratori artigianali, artistici e cinematografici, corsi di video-making, di informatica e di grafica.
Tutte le attività si svolgeranno dal lunedì al venerdì, dalle ore 15.30 alle ore 19.30. Saranno coinvolte le associazioni e le scuole del quartiere. Ma spesso MaTeMù sarà aperto anche nei fine settimana, quando personaggi famosi verranno a parlare di sé e delle loro esperienze artistiche. Risponderanno alla curiosità dei ragazzi e faranno veri e propri laboratori per la produzione di cortometraggi. Previsto anche un cineforum al quale parteciperanno attori e registi per parlare dei loro film. Ci saranno anche scrittori e artisti, pronti a condividere i segreti delle loro professioni. Testimonial d'eccezione, il regista Mimmo Calopresti che si è da subito reso disponibile per attività culturali e didattiche del centro.
A gestire MaTeMù è il Cies, ong nata nel 1983 che si occupa di mediazione linguistico-culturale e di formazione. I suoi progetti sono rivolti soprattutto ai giovani e agli adolescenti a rischio di dispersione scolastica e con situazioni di disagio sociale. Grande impegno è arrivato anche dall'Assessorato alle Politiche Sociali della Provincia di Roma e dai Ministeri del Lavoro e delle Politiche Sociali e la Fondazione Vodafone che ne sono gli sponsor principali.
Il nome - MaTeMù - è un omaggio a Maria Teresa Mungo, tra i soci fondatori proprio del Cies, pedagogista romana di grande esperienza che ha lavorato a lungo nel difficile quartiere della Magliana.
di Francesco Bianco
Elisabetta Melandri è la entusiasta presidente del Cies ed esalta tutte le opportunità di un luogo "in cui i giovani, di tutte le culture e provenienze, possono trovare spazi dove esprimere la propria creatività, vivere in modo diverso il tempo libero, trovare ascolto e sostegno in caso di difficoltà: è un posto dove tutte le differenze sono viste come valori e mal come ostacoli, e dove la solidarietà diventa uno strumento indispensabile per abbattere ghetti e barriere". «E' un luogo - dice ancora Elisabetta Melandri - dove non esistono etichette: non ci interessa se si è italiani, stranieri, di seconda generazione. Ma è anche un posto dove tutte le differenze diventano stimoli per esplorare nuove possibilità".