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'Outsiders': la cross generation a teatro

Basta vederli per capire com'è scoccata l'idea. Jessica Costa Moreno è una splendida ragazza italiana con genitori di Capoverde, Francesco Talarico, romano, ha invece una carnagione chiarissima.Dal loro incontro, anche personale, è nato 'Outsiders', uno spettacolo teatrale che parla di integrazione, seconda generazione, di scontro e discriminazione. Tutto con il sorriso, con un linguaggio fresco. Jessica e Francesco, oltre ad avere scritto il testo, sono anche attori. Con loro altri giovani interpreti italiani e stranieri.

 

"Il problema vero sta nello scontro di pregiudizi da entrambe le parti. Siamo convinti di sapere già cosa pensa l'altro. Spesso sbagliando - ci racconta Jessica - Noi delle seconde generazioni a volte facciamo le vittime anche quando non lo siamo. E' normale che se uno mi vede con la pelle scura mi chieda se sono staniera. Ma se mi sente parlare come fa ad averi dubbi che io sia italiana? Come fa a non capire che le ragazze straniere che hanno lavorato nelle loro case a un certo punto hanno avuto dei figli? E che questi figli sono italiani: sono nati qui, qui hanno studiato e sono cresciuti. Sembra non vogliano rendersi conto della realtà del Paese in cui vivono. L'Italia è ormai multirazziale".

 

Jessica racconta con grande ironia la sua vita. Mischia racconti personali allo spettacolo teatrale. Spiega di quante volte ancora adesso, nonostante sia cittadina italiana, le chiedano il permesso di soggiorno. Di come la gente si stupisca del suo chiaro accento romano.
Francesco ha lo stesso tocco lieve quando parla di discriminazione, di colpe degli italiani e degli stranieri. Lo spettacolo è ambientato nella sala d'aspetto della Questura Centrale di Roma. E' il luogo dove si chiedono i permessi di soggiorno e dove si fanno le domande di cittadinanza. Ci sono persone di nazionalità diverse. Giovani di seconda generazione che accompagnano i genitori. Italiani che lavorano nelle associazioni di volontariato che aiutano gli stranieri nella richiesta e nella compilazione dei documenti. Insomma il luogo perfetto per far parlare tutte le componenti della nostra società. "Nelle interminabili attese è normale cominciare a parlare con le persone che con te sono in fila - spiega Francesco - e così i nostri personaggi cominciano prima a discutere del più e del meno, poi con il passare del tempo passano a discorsi più corposi, fino ad arrivare allo scontro, perché i personaggi hanno esperienze molte diverse alle loro spalle".

 

Il protagonista è un ragazzo di seconda generazione che ha fondato un movimento perché gli sia riconosciuta la cittadinanza italiana. "Solo che poi gli italiani li insulta continuamente. Ce l'ha con loro perché non lo riconoscono come connazionale. Vuole diventare italiano, ma li disprezza. Nella storia è fidanzato con una ragazza italiana che si sente offesa da quello che dice. E che non capisce come possa dirle quelle cose e stare con un'italiana e voler essere condiserato un italiano". Francesco parla anche di un altro personaggio, un uomo straniero sulla quarantina, in Italia da sempre, che ha vissuto sulla sua pelle la discriminazione e ci si è abituato. Gestisce un bar, frequentato da giovani di destra. Lui pensa che sia inutile andare allo scontro, si darebbe solo l'immagine che già hanno degli immigrati. Bisogna parlare, far capire. "In realtà quello che capita è il razzismo intermittente. Non cambi idea su tutti, ma solo sulla persona che hai conosciuto. Gli altri rimangono i cattivi".

 

Un percorso utile anche per Francesco e Jessica. Alla domanda 'cosa avete imparato voi dal vostro spettacolo?', rispondono all'unisono: "La gente non sa niente. Ha tanto da imparare. Non conosce le basi dell'immigrazione". "Ad esempio - continua Jessica tornando a parlare della sua esperienza - le persone non sanno che se nasci in Italia, non diventi automaticamente italiano. Quando tu racconti che anche se sei nato e cresciuto qui, devi aspettare di avere 18 anni per fare la domanda, pensano che non sia possibile. Invece eccomi qua: è possibile".

 

Lo spettacolo è stato in cartellone al Teatro dell'Angelo a Roma e dal 19 marzo arriverà a Milano. Si sente forte l'odore di un premio prestigioso, ma per scaramanzia non aggiungiamo altro.

di Francesco Bianco

L'esperienza nelle scuole

'Outsiders' è stato spesso rappresentato nelle scuole, soprattutto della zona di Roma. "La reazione degli studenti è molto divertente - spiega Francesco - sono molto più reattivi, scherzano. Il gergo che usano i personaggi di 'Outsiders' è molto giovane. Così loro si riconoscono e rispondono alle battute con altre battute". "Sono molto più abituati dei loro genitori all'integrazione. Loro sono già multiculturali - ci dice Jessica - nelle loro classi ci sono ragazzi di tutte le nazionalità. Quando andavo a scuola io ero l'unica nera dell'istituto". Durante le matinée si crea una strana fusione tra lo spettacolo e gli studenti. La presenza di molti ragazzi figli di immigrati scatena una ridda di gag tra di loro. "Ci sono parti dei dialoghi che stimolano il confronto, anche in modo molto ironico. I ragazzi partecipano, si sentono dentro. Si prendono in giro. Sono molto più consapevoli del nostro Paese rispetto agli adulti".